Girare ai carabinieri una telefonata registrata non è intercettazione, lo dice una sentenza

Quando una persona ci minaccia frequentemente e rischiamo di subire atteggiamenti più violenti e pericolosi, spesso tendiamo a prendere telefonino e registratore per creare una prova da portare subito ai carabinieri. Sicuramente si sta creando una prova documentale ma non un'intercettazione secondo questa recente sentenza della cassazione.

Quante volte in caso di pericolo, minacce ed estorsioni si è stati consigliati di registrare ciò che stava avvenendo e di portarlo a carabinieri o polizia per una eventuale denuncia?

Sicuramente tutti coloro che sono vittime di stalking, usura, minacce, bullismo, forme di violenza e prevaricazioni sui luoghi di lavoro e anche in famiglia. Per la parte offesa, la possibilità di poter registrare e far sentire alle forze dell’ordine o avvocati quanto sta vivendo e subendo è una prima forma di difesa. Spesso, soprattutto quando autorizzata dai legali, è fonte di sicurezza perché è l’unico modo di provare ciò che sta vivendo e subendo.

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Una sentenza di cassazione recente ha chiarito però che registrare conversazioni e telefonate di natura violenta e minacciosa e girarle ai Carabinieri non si può definire intercettazione. Il contenuto comunque potrebbe essere usato come prova documentale.

Il fatto accaduto, la definizione di intercettazione e prove documentali

Il caso riguarda una classica situazione dove una vittima, definita persona offesa, ha girato ai carabinieri una conversazione telefonica ritenuta minacciosa.

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La Corte ha precisato che c’è una netta differenza tra le intercettazioni (ambientali, telefoniche e telematiche) e registrazioni autonome.

  • Le prime vengono richieste con “provvedimento autorizzativo” per usarle come strumento, come mezzo di indagine.
  • Una registrazione effettuata in maniera autonoma e su stato di emergenza/pericolo, pur non essendo un’intercettazione autorizzata, una forma di indagine avviata ufficialmente, non può essere del tutto ignorata e censurata.
  • Secondo l’articolo 234 del Codice di Procedura Penale infatti, rientra nelle prove documentali. Quindi, ritenute importanti per ricostruire un fatto e una vicenda ai fini del giudizio finale.

Sintesi della sentenza del 25 settembre 2020, numero 26766 (Terza sezione Penale della Corte di Cassazione)

L’ascolto da parte della forze dell’ordine, ad esempio i carabinieri, di una registrazione effettuata dalla parte offesa per rendere verificabili dei contenuti minatori, “non presuppone né implica lo svolgimento di alcun atto di indagine“.

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Quanto scritto vale anche se:

  • al momento della denuncia, gli agenti scriventi decidono di trascrivere i contenuti registrati su supporto magnetico o digitale dalla persona offesa. Rappresenta una “mera forma di memorizzazione fonica di un fatto storico utilizzabile quale prova documentale“.
Iole Di Cristofalo
Iole Di Cristofalo
Articolista e web copywriter