Cronaca
Giulio Regeni torturato e ucciso, quattro agenti dei servizi segreti a processo

Il processo di Giulio Regeni arriva ad un momento importante e definitivo. Oggi la procura di Roma ha notificato la chiusura delle indagini per il rapimento, le torture e l’omicidio del ragazzo di 28 anni, trovato senza vita lungo l’autostrada per Alessandria non troppo lontano dal Cairo.
Il giorno del ritrovamento, le prime informazioni sul rapimento di Giulio Regeni
Il corpo presentava segni di torture e violenze. Lo studente dell’Università di Cambridge fu rapito il 25 gennaio 2016, in quel giorno c’erano delle proteste in piazza Tahrir.
Le indagini e l’apertura del processo hanno aperto da sempre forti tensioni diplomatiche con l’Egitto, anche perché ad essere processati sono quattro componenti dei servizi segreti.
La fine delle indagini avviene con le norme previste per gli indagati irreperibili. La procura ha raccolto le dichiarazioni dei due testimoni oculari chiamati dal procuratore Delta ed Epsilon, ad un terzo racconto accolto negli anni scorsi, aggiungono dettagli sulla tortura e l’uccisione in mano a membri della sicurezza egiziana di Giulio Regeni. Lo studente fu portato in due caserme diverse come racconteremo.
Prima dichiarazione, Giulio Regeni fu privato della libertà per nove giorni
La prima testimonianza è quella dell’agente Delta.
Regeni fu condotto contro la sua volontà e al di fuori di ogni attività istituzionale prima nel commissariato di Dokki, poi in un edificio di sicurezza in una zona chiamata Lazoughly.
- Fu privato della libertà personale per nove giorni.
- La prima volta che Delta vide Regeni, aveva la barba lunga e chiese più volte un avvocato.
- Fu trasportato bendato e con quattro persone attorno nel secondo edificio in un automobile.
Seconda dichiarazione, Epsilon è il teste che ha parlato della stanza dove potrebbe essere stato ucciso
Il secondo testimone, un ex agente segreto denominato Epsilon, ha testimoniato su cosa ha visto nella seconda struttura. Qui Regeni è deceduto.
Il secondo edificio, all’interno di una villa, è una parte interna del Ministero degli Interni egiziano chiamato Lazoughly. Ricordiamo che il teste è stato interrogato anche quest’estate a fine luglio.
- L’uccisione è avvenuta dentro questo secondo palazzo, al primo piano in una stanza numerata 13, destinata a chi è sospettato di tramare contro la sicurezza nazionale.
- Giulio Regeni è stato costretto ad entrare nell’ufficio con le catene di ferro, mezzo nudo e con segni di tortura. Era molto magro e non riusciva a parlare bene.
- Il teste lo ha visto costretto a terra, ammanettato e con segni di violenza sulla schiena.
Il terzo testimone chiamato Gamma
Nell’Aprile 2019, il pm Colaiocco ha ascoltato un terzo testimone chiamato Gamma. Riferì di un incontro con un maggiore accusato del sequestro, delle torture e anche dell’omicidio di Giulio Regeni: Magdi Ibrahim Abdelal Sharif.
Il teste ha riferito una conversazione tra il maggiore e un keniano, parlavano in terza persona di un ragazzo, uno studente italiano definito agitatore e accusato di fomentare un piccolo gruppo di persone al fine di avviare una rivoluzione.
Il processo per quattro accusati di omicidio e torture, più un indagato
Le indagini su Giulio Regeni, seguite dalla famiglia con il loro avvocato, durano da ben cinque anni. Queste nuove testimonianze hanno portato la Procura di Roma alla chiusura delle stesse. Verrà chiesto il processo per:
- il maggiore Sharif (accusato anche di omicidio),
- il generale Tariq Sabir,
- il colonnello Athar Kamel Mohamed Ibrahim,
- il colonnello Uhsam Helmi (gli ultimi tre accusati solo di sequestro di persona).
- Ci sarebbe un quinto indagato, l’agente della Direzione di sicurezza nazionale Mahmoud Najem. La Procura ha chiesto l’archiviazione per mancanza di elementi sufficienti.









