I parassiti intestinali dei cani – 1a parte

nematodi

Sia che vivano in appartamento, sia che stiano in giardino, in tutti i casi cani e gatti sono facilmente soggetti ad infestazioni parassitarie intestinali.

Capita, perciò, frequentemente di dover ricorrere all’aiuto del proprio medico veterinario per poterli diagnosticare e, quindi, curare nella maniera più appropriata.

Questi parassiti possono appartenere al gruppo degli elminti, ossia i cosiddetti “vermi”, oppure far parte dei microrganismi unicellulari. In questa prima parte dell’articolo ci concentreremo, pertanto, su nematodi e platelminti, mentre la seconda parte verterà maggiormente su Giardia e Coccidi.

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I nematodi o vermi tondi più comunemente diffusi nei nostri pet sono gli Ascaridi (Toxocara canis, Toxascaris leonina, Toxocara cati) e i Tricocefali.

Gli Ascaridi, diffusi soprattutto nei cuccioli, nel cui intestino arrivano a raggiungere una lunghezza di circa 10 centimetri, sono vermi di colore bianco, che si trasmettono per via oro-fecale o per via verticale dalla madre al feto. A livello enterico questi producono delle uova, che l’animale allontana con la defecazione, spargendole nell’ambiente circostante, dove aderiscono al pelo di altri cani e gatti, che leccandosi le ingeriscono e completano in tal modo il ciclo vitale di tali parassiti.

Rispetto alla sintomatologia va ricordato che in una fase iniziale, gli animali possono non mostrare alcun sintomo, se non lieve dissenteria a tratti. Successivamente, però, le uova possono migrare in ogni parte del corpo, per cui nei cuccioli possono anche portare a morte, perché occludono l’intestino, mentre sia in soggetti appena nati, che in soggetti adulti, possono localizzarsi nel cervello, causando crisi epilettiche.

La diagnosi viene eseguita con un semplice esame microscopico delle feci.

La terapia, invece, si basa sulla somministrazione di vermifughi, che il veterinario può decidere di dare per via orale, parenterale o percutanea, tramite spray.

Gli Ascaridi possono infestare anche l’uomo, che ingerisce accidentalmente le uova portandosi alla bocca le mani sporche, dopo aver toccato terreno contaminato, oppure mangiando la frutta e la verdura lavate poco e male. In questo caso, le uova possono dare origine a granulomi, che trovano diverse localizzazioni, dai polmoni, ai reni, al cuore e agli occhi: si tratta della cosiddetta sindrome da larva migrans visceralis.

I tricocefali o trichiuridi (Trichuris vulpi) sono sempre vermi tondi, lunghi circa 7 centimetri, abbastanza frequenti nei cani, ma non nei gatti. La trasmissione da una animale infetto ad uno sano segue la via oro-fecale, per cui il nostro amico a quattro zampe ingerisce le uova, dalle quali fuoriesce la larva, che va a collocarsi nella mucosa del duodeno. Dopo circa 10 giorni, questa si sposta nell’intestino crasso e qui si sviluppa la forma adulta del verme.

La sintomatologia, inizialmente silente come nel caso degli Ascaridi, si mostra, con il progredire dell’infestazione, abbastanza complicata, perché questi parassiti sono ematofagi e causano allora ai loro ospiti dimagramento progressivo, spossatezza e diarrea emorragica.

La diagnosi viene eseguita con un semplice esame microscopico delle feci.

La terapia qui associa un vermifugo specifico per l’eliminazione del parassita con farmaci, che agiscono sull’intero organismo, in modo tale da aiutare il nostro amico a quattro zampe a riprendere peso ed energie.

tenia

I platelminti sono, invece, vermi piatti, che racchiudono in sé quattro diverse famiglie di vermi: i Turbellari, i Monogenei, i Trematodi e i Cestodi.

Tra questi, la più nota è la Tenia (Dipylidium caninum), che fa parte dei Cestodi ed arriva ad una lunghezza di circa mezzo metro nella sua forma adulta. Assomiglia molto ad una fettuccia (così come si vede dalla foto a lato) e viene trasmessa dalle pulci, che veicolano le uova.

Essendo ermafrodita (ecco perché spesso viene chiamata anche verme solitario), questo parassita si riproduce nell’intestino del suo ospite definitivo e da qui elimina le proglottidi, che, attraverso le feci, raggiungono il mondo esterno.

La sintomatologia non presenta grandi alterazioni funzionali per il cane; solo in caso di infestazioni gravissime si possono osservare diarrea e continuo sfregamento dell’ano contro superfici dure, a causa del prurito intenso. In genere il proprietario porta il proprio pet dal veterinario, piuttosto perché nota dei corpuscolo bianchi nelle feci (appunto le proglottidi).

La diagnosi si basa sull’osservazione diretta delle proglottidi.

La terapia fa uso anche in questo caso di vermifughi, che obbligano la tenia a staccarsi con i suoi rostri dalla parete intestinale del cane, dove si ancora la testa del parassita. per poi essere eliminata con le feci.

Come sempre, la prevenzione è l’arma vincente anche per le infestazioni da elminti. Un’igiene costante del pelo del cane, insieme all’uso periodico di antiparassitari esterni – soprattutto quelli che contrastano le pulci – aiutano sicuramente i nostri amici a quattro zampe a vivere meglio e noi ad essere più sereni, quando siamo in loro compagnia.

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