Scienza

I ricercatori ipotizzano che si stia diffondendo un ceppo del coronavirus altamente contagioso, altri esperti restano scettici

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Fin dalla scoperta del coronavirus in Cina gli scienziati hanno immediatamente capito che si trattava di un’epidemia estremamente contagiosa, diversamente dagli altri virus o influenze stagionali. E così è stato dimostrato con l’avanzamento dei contagi in brevissimo tempo.

Attualmente, infatti, le stime di riproduzione del virus, il famoso R0, (ovvero l’indice di infezione di ogni soggetto) oscilla tra il 2 e il 4. In parole povere, ogni persona positiva al Covid 19 è in grado di contagiare fino a 4 persone, in alcuni casi anche di più. Questi numeri allontanano di parecchio il Covid 19 dalle altre influenze stagionali che non posseggono tali numeri. 

Attualmente la comunità scientifica ancora non è riuscita a spiegare il perché questo virus sia così aggressivo. Il virologo Thomas Friedrich dell’Università del Wisconsin, famoso per aver studiato per anni la genesi e l’evoluzione del virus Zika, ha spiegato che se un virus riesce a farsi strada in luoghi caratterizzati da una densa popolazione (es. Europa) sarà in grado di diffondersi rapidamente come una sorta di incendio. 

Lo scenario ipotizzato dal virologo sembra proprio calzare con ciò che è avvenuto con il Covid 19, nato in Cina. Quest’ultimo inoltre ritene che sia possibile imparare molto dalle esperienze passate, facendo riferimento al virus Zika. 

Il virologo infatti ha sottolineato che dopo svariati studi, gli scienziati hanno compreso il perché il ceppo virale del virus fosse più potente in determinate aree geografiche la risposta è che le popolazioni non hanno determinati anticorpi per combattere determinati virus. 

Lo studio di Los Alamos sull’altissima contagiosità del nuovo ceppo coronavirus

In questi ultimi giorni, però, si discute anche di un documento di ricerca degli scienziati del Los Alamos National Laboratory, non ancora sottoposto a revisione da parte del comitato scientifico, che riporta informazioni riguardanti un ceppo del nuovo coronavirus che sarebbe emerso in Europa e diventa dominante in tutto il pianeta, portando i ricercatori a credere che il virus sia mutato per diventare più contagioso.  Lo studio è stato pubblicato sul Biorxiv, ma ancora non è stato sottoposto a revisione paritaria.

Questa ipotesi, tuttavia, è stata accolta con scetticismo dalla maggioranza degli esperti in malattie infettive. Secondo questi ultimi, infatti, non vi  sarebbe alcuna certezza scientifica sul fatto che la contagiosità generale o la mortalità dovuta al covid-19 sia mutata nel tempo.

La mutazione “Europea” del coronavirus 

Ma cosa ha portato alcuni studiosi ad affermare il contrario? Gli scienziati di Los Alamos, guidati dalla biologa computazionale Bette Korber e in collaborazione con  i ricercatori della Duke University e dell’Università di Sheffield nel Regno Unito, hanno esaminato un database globale di ceppi di SARS-CoV-2, il virus causa della pandemia globale. Secondo i loro studi, un ceppo caratterizzato da una mutazione soprannominata Spike D614G è riuscito a superare rapidamente gli altri ceppi dopo il suo arrivo in Europa.

 “La mutazione Spike D614G ha iniziato a diffondersi in Europa all’inizio di febbraio e quando viene introdotta in nuove regioni diventa rapidamente la forma di virus dominante”, hanno affermato con convinzione gli autori della ricerca.

Il team  di ricerca descrive la mutazione in questione molto più rapida, rispetto alla varietà originale Wuhan. In realtà, secondo le stime di altri scienziati, che hanno analizzato lo Stato di Washington, entrambi i ceppi del virus circolavano nello Stato da metà marzo ed attualmente casi di entrambi i ceppi sembrano diminuire allo stesso ritmo. Se la diversa tipologia “europea”, così definita dagli esperti, di mutazione del coronavirus, fosse davvero più contagiosa, dovrebbe essere in grado di eliminare tutte le altre diverse varietà del virus in circolazione e divenire dominante.

Da cosa dipende la mutazione di un virus?

Solitamente, le mutazioni di un virus non influiscono in modo significativo sulla rapidità di diffusione dello stesso. Il fatto che il coronavirus stia mutando, inoltre, non è sorprendente, poiché tutti i virus mutano mentre si replicano più volte. 

Finora questo virus sembra relativamente stabile, secondo i virologi, ma la vasta diffusione nel globo gli ha consentito di mutare. La mutazione della forma è diventata ora “la varietà dominante” del Covid 19 nelle persone, ma questo non implica necessariamente che si tratta di una forma più pericolosa delle precedenti, difatti lo studio non può affermare che la mutazione sia divenuta più aggressiva della precedente.

Comunque c’è da spiegare che dopo l’arrivo del virus nell’Italia Settentrionale, la popolazione più anziana, con un sistema immunitario compromesso, non è stata in grado di “controllarla”.

Lo studio è attendibile?

Stanley Perlman, un virologo famoso che ha avuto un ruolo nella denominazione del coronavirus, ha affermato che lo studio di Los Alamos potrebbe essere attendibile: “I virus mutano per diventare più trasmissibili, ma generalmente non per diventare più virulenti (a meno che ciò non aumenti la trasmissibilità) “, ha scritto in una mail. 

David O’Connor, un virologo dell’Università del Wisconsin, ha affermato che la parte più interessante della ricerca di Los Alamos è che lo stesso schema è stato riscontrato in più parti del mondo, ma “è necessaria una notevole cautela” poiché i dati non sono stati raccolti in modo casuale, ma analizzando principalmente i database online dell’Europa e dal Nord America, il che significa che i ceppi di queste zone sono sovrarappresentati nella ricerca. 

I ricercatori di Los Alamos non hanno trovato una correlazione tra i pazienti con il ceppo mutato del virus e le probabilità di essere ricoverati in ospedale. Infatti, un aumento del numero dei contagi, seppur esponenziale, non significa necessariamente ad un aumento di letalità del virus, anzi, molti scienziati credono che il Covid 19 muterà in futuro fino a che il nostro sistema immunitario riuscirà a neutralizzarlo come una influenza stagionale.  

Leggi anche: I lama hanno anticorpi che potrebbero combattere il COVID-19, lo studio

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