“Il fine giustifica i mezzi”, per sconfiggere Berlusconi

Il motto della propaganda fascista e quello di Machiavelli per annientare con le sentenze giuridiche il nemico politico: Silvio Berlusconi e Forza Italia

Il martelletto del giudice che segna la pena inflitta all'accusato
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Durante gli anni della guerra, fu stampato un manifesto dalla propaganda fascista: “Tutto e tutti per la vittoria“. Era una chiamata al massimo impegno da parte di ogni italiano per sconfiggere il nemico con qualsiasi mezzo. Questo motto, coniugato con quello di Nicolò MachiavelliIl fine giustifica i mezzi“, deve essere stato preso in considerazione anche da alcuni che, non riuscendo a sconfiggere il Cavaliere sul piano elettorale, hanno giocato la carta della magistratura militante.

L’audio sconvolgente nella trasmissione “Quarta Repubblica”

Il centro destra ha sempre ritenuto che una parte della magistratura si muovesse per fini politici; ora ci sono le prove, anche se è prevedibile che l’audio reso pubblico recentemente dalla trasmissione “Quarta Repubblica” servirà a ben poco; per i militanti più dogmatici della sinistra non varrà nulla.

Ricostruiamo i fatti

Facciamo un passo indietro, al primo agosto del 2013 e raccontiamo i fatti. Forza Italia ha un consenso superiore al 21 per cento e Berlusconi è condannato dalla sezione feriale della Cassazione presieduta da Antonio Esposito, oggi editorialista del “Fatto Quotidiano”; relatore è il magistrato Amedeo Franco.

Il ricorso alla Corte Europea

In un supplemento di ricorso alla Corte Europea, contro la sentenza della Cassazione italiana, appaiono due importanti novità: una sentenza del tribunale civile di Milano, che ribalta la sentenza penale, e la dichiarazione di Amedeo Franco il quale racconta che la condanna a Berlusconi fu decisa a priori e indirizzata probabilmente da altri soggetti non citati.

Un teorema fuori da qualsiasi logica

Perché la sentenza del tribunale civile ribalta quella penale? La condanna di Berlusconi per frode fiscale si basava sul teorema, non dimostrato, che Berlusconi tramite Mediaset avesse acquistato dei film statunitensi attraverso la mediazione di un certo Farouk Agrama il quale emise delle fatture maggiorate. La differenza tra la reale quantità di denaro sborsata e ciò che fu dichiarato, fu usata da Mediaset per diminuire la propria pressione fiscale e da Farouk per crearsi un tesoretto personale su un conto svizzero.
Durante il processo, Berlusconi tentò inutilmente di convincere i giudici che, a quel tempo, era Presidente del Consiglio e non si occupava del palinsesto Mediaset, dell’acquisto di film e tanto meno della dichiarazione dei redditi. La cifra era poi ridicola: circa 7 milioni di euro che rappresentano il 2 per cento dell’intero imponibile fiscale del Gruppo. Era possibile che un Presidente del Consiglio, a capo della maggiore forza politica, tra gli uomini più ricchi sulla Terra si compromettesse per una cifra relativamente irrisoria? Per i giudici, la risposta fu affermativa.

Quando vuole, la Giustizia vola!

Il processo si concluse in brevissimo tempo: nel giugno del 2012, per il primo grado, il PM Fabio De Pasquale chiese 3 anni e 8 mesi e la Corte, sorprendentemente, portò la condanna a 4 anni! Berlusconi fece appello e nel maggio dell’anno successivo la condanna fu confermata; stessa cosa per la Cassazione, tre mesi dopo. In un’Italia dove i processi penali hanno una media di 10 anni per il primo grado, quello di Berlusconi percorse tutti i tre gradi di giudizio in un anno e mezzo!

La legge Severino

Sulla base della legge Severino, e per la prima volta nella Repubblica e nel Regno d’Italia con una applicazione retroattiva, Berlusconi è escluso dal Senato e Forza Italia precipita nei consensi.
Mediaset non demorde e si rivolge al tribunale civile con un ragionamento assolutamente semplice: Se Agrama ha fatto pagare più del dovuto e ha intascato illecitamente del denaro, deve restituire al gruppo tre milioni e mezzo di euro per appropriazione indebita. Il tribunale civile di Milano risponde che non c’è stata appropriazione indebita e salta il teorema di De Pasquale e successivi giudici: l’intermediazione non era fittizia e la società di Agrama (ribaltando la supposizione espressa nelle precedenti condanne penali) non è affatto fittizia. Aggiunge che non ci fu maggiorazione nelle fatture. E allora?

La coscienza di Amedeo Franco

Il Magistrato Amedeo Franco, relatore in Cassazione, dopo questa sentenza s’incontra con Berlusconi e altri testimoni; a sua insaputa, sono registrate le sue parole da uno dei presenti. Per rispetto del magistrato, che era ancora in attività, gli avvocati di Berlusconi non utilizzano questa sconcertante dichiarazione, ma lo scorso anno il dottor Franco muore e la registrazione è depositata per il ricorso alla Corte Europea. Cosa dice il dottor Franco? Ecco le sue frasi più significative rivolte ad un testimone.​

La trascrizione dell’audio registrato

​«Berlusconi deve essere condannato a priori perché è un mascalzone! Questa è la realtà… a mio parere è stato trattato ingiustamente e ha subito una grave ingiustizia… l’impressione che tutta questa vicenda sia stata guidata dall’alto… In effetti hanno fatto una porcheria, perché che senso ha mandarla alla sezione feriale? … Voglio per sgravarmi la coscienza, perché mi porto questo peso del… ci continuo a pensare. Non mi libero… Io gli stavo dicendo che la sentenza faceva schifo…».

La seconda conversazione

In una seconda conversazione confessa che ​ «sussiste una malafede del presidente del Collegio, sicuramente…». Il presidente Esposito sarebbe stato condizionato dal fatto che il figlio, anch’egli magistrato, era indagato dalla Procura di Milano per “essere stato beccato con droga a casa di…“. Prosegue poi con: “I pregiudizi per forza che ci stavano… si potesse fare…si potesse scegliere… si potesse… si poteva cercare di evitare che andasse a finire in mano a questo plotone di esecuzione, come è capitato, perché di peggio non poteva capitare…Questo mi ha deluso profondamente, questo… perché ho trascorso tutta la mia vita in questo ambiente e mi ha fatto… schifo, le dico la verità, perché non… non… non è questo, perché io … allora facevo il concorso universitario, vincevo il concorso e continuavo a fare il professore. Non mi mettevo a fare il magistrato se questo è il modo di fare, per… colpire le persone, gli avversari politici. Non è così. Io ho opinioni diverse della… della giustizia giuridica. Quindi… va a quel Paese…».

Chi è fuori dall’ordinamento democratico va combattuto senza mezzi termini

Ognuno può trarre le proprie conclusioni, ma resta il fatto incontrovertibile che la Giustizia non può essere un’arma impropria nella mani di alcuni magistrati politicizzati, per condizionare la vita democratica di un Paese e il suo futuro. Queste azioni rientrano nel tentativo di un “colpo di Stato” e chi le ordina, come chi le esegue, è fuori dall’ordinamento democratico e per tale va combattuto senza mezzi termini e sconfitto.

Massimo Carpegna