Il primo cervello in provetta è italiano.

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E’ il primo cervello a tre dimensioni. E’ grande solo un millimetro ma ha tutte le caratteristiche di un vero cervello. Solo che non è all’interno di un cranio, bensì “in provetta”. Ne da notizia la Sissa di Trieste, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati, in collaborazione con l’Università di Trieste e con l’istituto italiano di tecnologia di Genova. 

Un agglomerato di neuroni che mima quello che avviene nella nostra testa, con tutte le sue numerosissime connessioni. Il cervello ha infatti 100 miliardi di neuroni. Se li si mettesse tutti insieme, uno accanto all’altro (insieme alle loro connessioni), si coprirebbe due volte tutta la circonferenza della Terra.  La scoperta del Sissa di Trieste ha dunque una duplice utilità. E’ un utile modello per capire l’organo più complesso che possediamo e un “prototipo” per la ricostruzione di tessuti celebrali da trapiantare dopo ictus o lesioni del midollo spinale.

Tutti i modelli di neuroni erano falliti: si erano fermati alla bidimensione perchè non erano cresciuti sul supporto giusto. A Trieste hanno  usato una ricetta semplice: acqua e zucchero, tra gli altri ingredienti. In una zolletta di zucchero è stato inserito un polimero ( simile alla plastica), poi sono stati aggiunti dei nanotubi di carbonio per creare una struttura spugnosa, resistente ma elastica. Una coltura perfetta. Il sostegno, creato dopo aver lavato via lo zucchero con dell’acqua era pronto per ospitare il tessuto di cervello di un ratto neonato. I risultati sono stati sorprendenti. Dopo pochi giorni si sono sviluppate le prime connessioni, segno che i neuroni hanno cominciato a dialogare, lasciando ioni calcio come traccia dei loro messaggi. Lo sviluppo per ora è puramente casuale, bisognerà via via indirizzarne gli implusi e “insegnare”alle cellule, tramite stimoli esterni, a disporsi ordinatamente. Per ora non si può dunque ancora parlare di un organo pensante nè di qualcosa di immediato. ” Costruire un organo pensate in provetta non è il nostro obiettivo” ha dichiarato Laura Ballerini, docente dell’università di Trieste, della Sissa e coordinatrice di questo esperimento. Ma sicuramente, rispetto ai modelli bidimensionali, i processi cognitivi sono stati mimati meglio e possono essere studiati molto più nel dettaglio, aprendo la possibilità di sviluppare nuove ed interessanti teorie sul loro funzionamento. Tutte le teorie che sono state sviluppate fin ora sulla maturazione delle cellule, sul loro adattamento grazie al fenomeno della plasticità o sul loro invecchiamento, derivano infatti da modelli a due dimensioni.

Il prossimo passo sarà quello di capire se questi cervelli in provetta possono essere o meno trapiantati all’interno di un cranio umano. Bisognerà assicurarsi che non ci siano reazioni negative e capire come i nanotubi in carbonio ricevono e trasmettono i segnali elettrici inviati dai nervi lungo il midollo. Se i test saranno positivi, partiranno le prime sperimentazioni sui ratti.  Dal Sissa avvertono che ci vorrà comunque qualche anno prima che la sicurezza sia dimostrata nell’uomo. Ma è comunque qualcosa che lascia ben sperare. Se le più rosee tra le nostre previsioni dovessero avverarsi, sarà possibile riparare lesioni celebrali e del midollo spinale.

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