Il solstizio d’estate e la festa di San Giovanni Battista

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L’inizio dell’estate astronomica è il 21 Giugno, il giorno del solstizio d’estate e dunque il giorno più lungo dell’anno nel nostro emisfero.

Come suggerisce l’etimologia del termine, durante il solstizio il sole sembra fermarsi sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto. Ciò accadrà fino al 24 giugno quando ricomincerà a muoversi.

Il culmine dell’ascensione solare e il periodo che segue il giorno più lungo dell’anno per millenni hanno avuto una grande importanza. E per questo motivo che è stato scelto il 24 Giugno per celebrare la nascita di San Giovanni Battista, l’unico santo di cui si festeggia sia la nascita che la morte: un privilegio che condivide con la Madonna.

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Nella festa per la nascita di San Giovanni Battista, che cade a 6 mesi di distanza dalla nascita di Gesù fissata simbolicamente il giorno del solstizio d’inverno, si fondono riti indoeuropei e celtici nati per esaltare i poteri della luce e del fuoco, delle acque e della terra feconda.

E così se il sole diviene il simbolo della testa decapitata di Giovanni il Battista, ai suoi raggi “insanguinati” viene attribuito il potere di conferire proprietà rigenerative all’acqua, sia essa quella del mare, dei fiumi, delle fontane o delle gocce di rugiada.

Richard Heinberg, nel suo libro “I riti del solstizio” scrive: «mentre…le tradizioni del Solstizio d’inverno persistono, mascherate da festeggiamenti di Natale e Capodanno, gli antichi riti del Solstizio d’estate sono praticamente scomparsi dalla moderna cultura europea e americana, e questo nonostante il fatto che anticamente era il Solstizio d’estate quello che godeva di maggior rilevanza. Il giorno di Mezzestate è diventata una festa dimenticata e trascurata. Perchè?
Da un punto di vista storico ed economico, la risposta è semplice. Al pari di Mezzinverno, il Solstizio d’estate è stato da tempo inglobato nel calendario cristiano, diventando la festa di San Giovanni Battista. Come Giovanni fu il precursore e il profeta di Gesù, così Mezzestate annuncia l’arrivo della svolta stagionale di Mezzinverno…Ma con il fiorire dell’epoca industriale, con la sempre più pressante domanda di manodopera e la generale accelerazione del ritmo di vita, i giorni dei santi cominciarono ad essere trascurati. Nel Medio Evo, il calendario prevedeva 150 festività religiose. Adesso i lavoratori godono sì e no di una dozzina di giorni festivi ufficiali all’anno. Di questi, la maggior parte sono di origine secolare; soltanto Natale e Pasqua, tra le ricorrenze cristiane, possiedono un’importanza tale da garantire loro lo status di giorno festivo ufficiale»

In Abruzzo non si è perso del tutto il ricordo di un rito che si svolgeva in occasione della festa di San Giovanni Battista, un rito che ha tutte le caratteristiche per essere definito un omaggio al sentimento dell’amicizia.

All’alba del 24 Giugno, gli amici che avevano deciso di “farsi a combare” si recavano sulla riva del mare o di un fiume, oppure nei pressi di una fonte, poi si lavavano reciprocamente il viso e le mani e, stringendosi la mano con i mignoli della mano destra, dicevano:
“Cumbare e cummarozze/facemece a cumbare / Si male ce vulème / a lu ‘mbèrne ci ni jème / si bene ce purteme ‘mbaradise ci artruvème / Cummà, cumbà, cummà!” ovvero “Compare e comare / facciamoci a compari / Se male ci vogliamo / all’inferno ce ne andiamo / Se bene ci portiamo in paradiso ci ritroviamo / comare, compare, comare!”
Dopo aver pronunciato questa formula i due amici si scambiavano un mazzolino di fiori di campo ed erbe aromatiche detto “ramajette”.

Il legame di “comparatico” che veniva stretto il 24 Giugno e che trasformava gli amici in “parenti spirituali” non è presente solo in Abruzzo ma si ritrova in forme differenti nel folklore delle varie regioni d’Italia. Ad esempio in Calabria le ragazze si facevano comari, scrive Raffaele Corso, «scambiandosi un bamboccio (zitiellu) che spesso è un grosso mazzo di fiori o di erbe aromatiche, fra cui indispensabile il puleggio, portante al posto della bocca un garofano rosso e al posto degli occhi due garofani bianchi, ben fasciato e coperto di cuffia. Il bamboccio si porta in chiesa perché sia benedetto e poi alla processione, dietro al Santo; quindi le comarelle mangiano una foglia di puleggio, che estraggono dal mazzo. Alcune di queste cerimonie sono in sostanza forme di quella speciale istituzione, che è l’affratellamento», quella “parentela artificiale” che rendeva consanguinei mediante un artifizio. L’affratellamento era molto praticato nell’antichità e con l’avvento del cristianesimo riplasmò i suoi riti prendendo la forma di “parentela spirituale”.

Nata a Pescara nel 1983, Chiara si laurea in “Letteratura, Musica e Spettacolo” a Roma nel 2007. La laurea magistrale in “Letteratura e lingua. Studi italiani ed europei” arriva nel 2009, anno in cui ha le prime esperienze come educatrice. Attualmente è impegnata, tra le altre cose, nell'ambito dell'insegnamento dell'italiano a studenti stranieri.