Impetuosi venti solari dai “buchi coronali”

Impetuosi venti solari "soffiano" da queste lacune dell'atmosfera del sole e interagiscono con la nostra magnetosfera.

Photo Credit: NASA

Pochi giorni fa sulla superficie del sole si sono formati tre grandi “buchi” dai quali “soffierebbero” impetuosi venti solari in direzione dello spazio ma anche della Terra. Lo afferma il Solar Dynamics Observatory (SDO) della NASA.

Lacune

Questi cosiddetti “buchi coronali” sono lacune che si formano nella parte più esterna dell’atmosfera solare. Sono zone meno dense e più fredde di quelle che le circondano. Nelle immagini del campo magnetico solare pubblicate dallo SDO si distinguono chiaramente come delle immense macchie scure sulla superficie della nostra stella.

Da questi “buchi” eruttano a getto continuo particelle cariche che possono avere effetti più o meno spiacevoli sugli animali e sulle apparecchiature elettroniche. Inoltre possono causare aurore boreali a latitudini più basse del solito, se interagiscono con il campo magnetico terrestre.

Aurore boreali a basse latitudini

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Questo vento solare di particelle cariche e ad alta velocità può causare tempeste geomagnetiche intorno ai poli terrestri. Negli Stati Uniti si sono osservate aurore boreali fino alla latitudine dei due Dakota (Nord e Sud). Il materiale gassoso che fuoriesce da queste enormi lacune dell’atmosfera solare può influenzare la Terra anche per parecchi giorni di seguito.

Lo scorso 12 aprile il National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha emanato un allarme in cui si affermava che c’era la possibilità di tempeste geomagnetiche di classe G1.

Una tempesta G1 è la più bassa nella scala elaborata dal NOAA, ma anch’essa può causare guai alle reti elettriche, alle operazioni satellitari e agli animali che migrano. Il vantaggio, se così si può dire, è che in Montana, Minnesota, Michigan e altri Stati del nord degli Stati Uniti nei giorni scorsi si sono potute vedere inusuali e affascinanti aurore boreali.

I buchi coronali possono formarsi sul sole in ogni momento e in qualunque zona. Sono più comuni e persistenti durante le fasi in cui la nostra stella è ai minimi della sua attività. Il ciclo è di undici anni e il prossimo minimo è atteso tra il 2019 e il 2020.

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