Intelligenza artificiale: il rapporto tra uomo e macchina

Un'intelligenza artificiale, cosi come immaginata da autori cinematografici quali Kubrick, Spielberg, Cronenberg, Scott, Cameron, sono le premesse alla base delle diverse rappresentazioni letterarie e cinematografiche

Il concetto di “creazione” accompagna l’umanità da sempre.
L’uomo ambisce continuamente, in ogni momento della storia e della vita, a creare qualcosa, di astratto o concreto, di aleatorio o radicato, di animato o meno.
L’ambizione più grande, e sempre meno utopistica, è la creazione della vita. Ovviamente non ci riferiamo al “dare la luce ad una nuova vita”, la pratica più antica di sempre ed esclusiva delle sole donne. L’ambizione di cui parliamo è rappresentata dalla creazione di una vita artificiale cosciente di se stessa.

La letteratura di scienza e fantascienza ha snocciolato innumerevoli opere, ciò nonostante l’argomento, seppur trattato sotto ogni aspetto, ad oggi non sembra ancora del tutto sviscerato. Per questo motivo l’uomo continua a perseverare come un moderno Dr. Frankenstein, nella continua sperimentazione e nella ricerca, sperando di giungere alla forma definitiva di un essere vivente con intelligenza artificiale autonoma, la cui primaria caratteristica sarebbe quindi il libero arbitrio.

Un’intelligenza artificiale, cosi come immaginata da autori cinematografici quali Kubrick, Spielberg, Cronenberg, Scott, Cameron (la lista è lunga…) ispirati da maestri del Cinema moderno come l’austriaco Fritz Lang, è apparsa sempre in una moltitudine di forme. Automi robotici, congegni elettronici umanoidi, mega computer giganti, etc etc
Le premesse alla base delle diverse rappresentazioni letterarie e cinematografiche sono sempre le stesse.

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Nel cinema di Kubrick, “2001: odissea nello spazio” c’é un computer, padre della domotica attuale, che prende decisioni sulle vite di altri esseri viventi. Con Scott e Cameron, rispettivamente “Alien” e “Terminator”, vediamo la più suggestiva e utilizzata delle I.A., cioè androidi dalle sembianze umane creati per fare il lavoro degli uomini.
Nelle trasposizioni sul piccolo schermo, prodotti come Humans e Person of interest, indagano le medesime tematiche, con apporti interessanti per ciò che riguarda le implicazioni sociali e politiche della condizione tra essere umano ed essere artificiale.

Tra gli aspetti affrontati in ogni opera quello più affascinante è certamente il rapporto tra umano e artificio. Oltre infatti al conoscere i limiti di un’intelligenza artificiale, le sue capacità e il suo funzionamento, è di sicuro l’influenza che l’uomo ha su di essa ad attrarre interesse, nonchè le inevitabili conseguenze, ovviamente.

All’interno di questa tematica l’aspetto più potente è la conclusione del processo evolutivo. Un’intelligenza artificiale in quanto tale è di fatto una nuova specie, in cui la componente umana cresce sempre più, a causa delle influenze esterne (che una coscienza assorbe, anche se artificiale) conducendola ad assumere consapevolezze positive ma anche negative. Tutto questo porta inevitabilmente al confronto, tra se e le altre specie, alla brama di superiorità, ad elevarsi al di sopra degli altri per paura di soccombere, con la convinzione di essere la predominante. La conclusione del processo evolutivo è costituito sempre dalla fine della specie meno evoluta.

Questo è il risultato della coesistenza sociale di una specie che crea un’altra specie, donandole la possibilità di scelta. Il libero arbitrio.
Il Cinema contemporaneo ha ritratto in maniera molto più che esaustiva queste distopíe. Con “Matrix” assistiamo proprio all’insorgere della specie artificiale sull’uomo, ridotto a fare letteralmente da sostentamento organico. L’uomo fautore della sue stessa rovina.

Se queste visioni fantascientifiche diverranno in qualche modo realtà, ricordiamoci che la nostra rovina sarà stata l’illusione del controllo.

“Trevor”