Isis: due ragazzi gay gettati dal tetto di un albergo.

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Le azioni macabre messe in atto dalla politica dell’ Isis emergono dai racconti di chi è riuscito a scappare. Lo Stato islamico non sembra avere più limiti, le esecuzioni, basate su accuse infondate, continuano ad aumentare. Agli omosessuali sono riservate le pene di morte più brutali. I video e le foto postate sul web ne sono una testimonianza. Almeno 36 uomini sono stati uccisi dall’Isis con l’accusa di sodomia, nonostante non fosse possibile confermarne l’orientamento sessuale.

Omar, un testimone riuscito a fuggire dalla Siria, racconta come lo Stato Islamico abbia barbaramente giustiziato  due uomini, perché accusati di essere gay.  In un’assolata mattina di Luglio, a Palmira, un giudice mascherato del Daesh condanna due siriani per omosessualità. La pena è quella di essere lanciati dal tetto di un hotel vicino. Poco dopo il giudice chiede a Hawass Mallah, uno dei due uomini, se è soddisfatto della condanna, che lo aiuterà a purificarsi dal peccato. “Preferirei che mi sparaste alla testa” risponde lui, avendo ormai perso ogni speranza. Mohammed Salameh, 21 anni, implora invece pietà e giura di non fare più sesso con un uomo. Il tentativo  di salvarsi risulta però inutile e subito degli islamici mascherati legano le mani dei condannati dietro la schiena e li gettano giù dall’hotel. La folla radunata sotto per assistere all’assassinio lapida infine i cadaveri. Omar ha potuto raccontare tutto questo, solo perché è riuscito a scappare fino alla Turchia. Tanti invece, rimangono in attesa di una vita migliore.

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La paura di essere brutalmente assassinati si unisce, per i gay che vivono sotto il dominio dello Stato Islamico, all’isolamento dato da una società profondamente conservatrice che non li accetta. L’omosessualità è infatti considerata peccaminosa, tanto che addirittura i parenti arrivano a tradire i propri figli, nipoti, fratelli… per ingraziarsi i militanti. Sono tanti i ragazzi che dopo essere riusciti a fuggire dalla Siria si svegliano ancora, durante la notte, scossi dagli incubi. Un ragazzo, Daniel Halaby, anche lui scappato in Turchia, racconta di come un suo amico d’infanzia lo abbia tradito, dando il suo nome al Daesh. I genitori del ragazzo si rifiutano di parlare con lui a causa del suo orientamento sessuale.

Bisogna dare particolare attenzione a queste storie, perché sono racconti di persone che hanno visto l’orrore con i propri occhi, rischiando di essere assassinate per motivi inesistenti. Queste sono le storie di chi ce l’ha fatta, di chi cerca di far capire al mondo occidentale da cosa i rifugiati scappano: morte, disperazione, paura. I profughi che arrivano in Italia via mare è da questo che fuggono. Documentarsi per comprendere ciò che succede in territori, così apparentemente lontani da noi, è un passo fondamentale per non sottovalutare le barbarie di questo tipo.