La nebbia: non solo un fenomeno meteorologico

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In questi giorni in cui l’Italia è stata quasi completamente avvolta dalla nebbia non si può fare a meno di riflettere sul valore simbolico che questo fenomeno meteorologico tipico dei mesi autunnali assume nell’immaginario collettivo. La nebbia infatti ha ispirato poeti e scrittori, oltre a dare vita a miti, leggende e credenze popolari.

In molti miti la nebbia rappresenta il caos delle origini della realtà, in altri è un ponte o una “terra di nessuno” che permette ad esseri divini e ad esseri umani di incontrarsi in un territorio al di là dello spazio e del tempo.

Ci sono poi numerose leggende che descrivono la nebbia come una punizione inflitta da esseri malvagi: «quasi tutti i popoli della terra – si legge nel libro “Leggende del mare” di Maria Savi Lopez – credettero che gli spiriti malvagi, le streghe, i maghi, i demoni, suscitassero le burrasche. Anche la nebbia, che si alza sui mari e sugli oceani ad involgere le navi, fu creduta opera di quegli esseri malefici.»

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Tra i poeti che si lasciarono ispirare dalla nebbia ricordiamo Giovanni Pascoli: nelle sue liriche la nebbia è infatti un elemento ricorrente. Nella poesia “Nebbia”, appartenente ai “Canti di Castelvecchio”, Pascoli la descrive come una simbolica barriera tra sé e il mondo esterno, come un velo impalpabile a cui il poeta chiede di nascondere non solo le cose presenti ma anche quelle passate che evocano dolorosi ricordi.

Numerosi proverbi sulla nebbia condensano il “sapere tradizionale” associato a questo particolare fenomeno meteorologico. Nel libro “Rosso di sera” di Rino Cutuli e Marcello Poggi si trova la spiegazione dei proverbi “Se il sol va giù nebbioso, il giorno dopo non è piovoso” e “nebbia bassa, bel tempo lascia”. Proverbi la cui veridicità è dimostrata attraverso una spiegazione scientifica. Nel libro si legge: «entrambi i proverbi fanno riferimento a una situazione meteorologica di generale stabilità atmosferica o che tende alla stabilità, più frequentemente nella stagione invernale. In particolare, il secondo proverbio allude a una condizione di bel tempo già preesistente da uno o più giorni, portata da un’area di alta pressione, che favorisce la formazione di nebbie nelle zone pianeggianti. Il primo proverbio, invece, potrebbe anche riferirsi a una recente condizione di maltempo, a cui ha fatto seguito un rapido aumento della pressione atmosferica e quindi un miglioramento del tempo. Tale miglioramento, accompagnato da un rasserenamento del cielo e da un conseguente raffreddamento dell’aria, unito all’elevato contenuto di umidità dell’aria (lasciata dalle pioggie cadute nelle ore precedenti) è responsabile della formazione della nebbia. In entrambi i casi, comunque, il sole che tramonta gioca un ruolo fondamentale: dopo il riscaldamento diurno, infatti, il calore accumulato torna a disperdersi nell’atmosfera e l’aria si raffredda, favorendo la condensazione del vapore acqueo presente in goccioline d’acqua, le stesse che costituiscono lo strato di nebbia. In sintesi, gli ingredienti necessari per la formazione della nebbia sono: presenza di alta pressione o aumento della pressione atmosferica, elevati tassi di umidità, basse temperature al suolo e assenza di vento…Per convenzione internazionale si parla di nebbia solo quando le microscopiche goccioline in sospensione nell’aria sono abbastanza numerose da ridurre la visibilità orizzontale a valori inferiori a 1000 metri. Diversamente dalle foschie le quali, invece riducono la visibilità a valori compresi tra 1 e 10 km».

Il “sapere tradizionale” non ha prodotto solo proverbi ma ha anche elaborato dei rimedi per scongiurare i danni che la nebbia reca alle coltivazioni. La nebbia infatti, se da una parte è utile in agricoltura perchè trattiene il calore del terreno, dall’altra è dannosa in quanto assorbe gran parte della luce solare. Per alcuni bastano dei rami di pioppo al centro del campo per allontanare la nebbia, per altri è necessario disegnare sulla terra, ai margini del terreno coltivato, la disposizione precisa delle colture.

Nata a Pescara nel 1983, Chiara si laurea in “Letteratura, Musica e Spettacolo” a Roma nel 2007. La laurea magistrale in “Letteratura e lingua. Studi italiani ed europei” arriva nel 2009, anno in cui ha le prime esperienze come educatrice. Attualmente è impegnata, tra le altre cose, nell'ambito dell'insegnamento dell'italiano a studenti stranieri.