La Procura boccia il piano dell’Atac

L'ultima possibilità di salvare l'Atac scade il 30 maggio.

Il caso Atac e la sua possibile soluzione molto probabilmente saranno gli aspetti per i quali l’amministrazione Cinque Stelle, governata dalla sindaca Virginia Raggi, saranno ricordati nei prossimi anni. Per la prima cittadina della Capitale l’affare che riguarda l’azienda municipalizzata dei trasporti pubblici sembra essere un incubo dal quale non si può scappare.

Il debito consolidato di Atac ha raggiunto quasi 1,4 miliardi di euro, a fronte di un fatturato di 1 miliardo e questa situazione debitoria sicuramente non può essere addebita semplicemente ai Cinque Stelle o alla passata gestione. E’ dal 2003 che la società, infatti, non riesce a chiudere un bilancio con un saldo positivo, nel solo quinquennio 2011-2015 i debiti accumulati sono stati di 765 milioni e nel solo 2016 le perdite sono ammontate a 212 milioni di euro.

Secondo l’ultimo rapporto di R&S Mediobanc, invece, Atac ha contratto circa 325 milioni di debiti con quasi 2000 fornitori e oltre 477 milioni con il Comune di Roma. Quest’ultimo è il dato che maggiormente bisogna tenere a mente, per comprendere quale siano state sino ad oggi le motivazioni ad aver spinto amministrazioni di destra e sinistra a tentare di salvare l’azienda dei trasporti pubblici romana. La perdita di quei crediti comporterebbe con molte probabilità una destabilizzazione dei conti pubblici della capitale, con un rischio serio di incorrere nel default.

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Virginia Raggi, insieme al suo ex assessore Bruno Rota ( il quale si è dimesso sentendosi solo a combattere per il successo di una missione quasi impossibile) hanno tentato la strada del concordato preventivo. Questa via permette di congelare momentaneamente i debiti da pagare, purché si presenti un business plane con il quale si esponga nei confronti dei creditori una strategia industriale volta ad aumentare l’entrare, diminuire le perdite e migliorare il servizio.

Questa possibilità però sembra aver subito una prima bocciatura dalla Procura di Roma, che per bocca del procuratore Rodolfo Sabelli e Rocco Sava, ha dichiarato che il piano presentato dall’Amministratore Delegato di Atac, Paolo Simioni presenta ” problemi di legalità e l’illustrazione dei pilastri del piano industriale, appare eccessivamente generica, non essendo stati forniti elementi concreti che permettano di cogliere e valutare quantitativamente l’incidenza in termini di efficienza o di minori costi, delle misure proposte”.

La società avrà per questo entra il 30 maggio la possibilità di correggere il proprio piano industriale che dovrà superare un nuovo controllo da parte della Procura, ma se ancora una volta l’esito dei controlli risulterà essere negativo ad Atac non rimarrà che dichiarare fallimento e per il comune di Roma potrebbe esserci il rischio di default con il successivo commissariamento.

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