La storia di Mary Mallon “Typhoid Mary”: la super diffusore del tifo

La storia di Mary Mallon, che diffondeva il tifo nel '900

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Il nome di Mary Mallon è passato alla storia dell’epidemiologia come “Mary la Tifoide” (Typhoid Mary) la prima portatrice sana della febbre tifoide. Attraverso il suo lavoro di cuoca contagiò più di 50 persone. Mary Mallon nacque il 23 settembre 1869, Cookstown, Regno Unito, un villaggio irlandese. Decise di sfuggire alla povertà emigrando negli Stati Uniti durante gli albori del 900. Inizialmente, trovò impiego come cuoca presso famiglie facoltose di New York.

La storia di Mary Mallon o Typhoid Mary: la super diffusore del tifo

Nel 1906, la ricca famiglia del noto banchiere Charles Henry Warren si ammalò. Tutti, mostrarono in tempi abbastanza rapidi sintomi come la tosse, diarrea, dolori addominali ovvero i sintomi del tifo. L’ingegnere civile George Soper fu assunto da Warren per poter individuare la causa di contagio. Questi scoprì immediatamente che la cuoca della famiglia non era rintracciabile in quanto scappata appena i sintomi si manifestarono.

Il motivo per il quale la donna non è morta è piuttosto semplice, Mary era infatti diventata una portatrice sana di tifo. In circa 5 casi su 100, la malattia può diventare cronica, poiché i batteri del tifo colonizzano la cistifellea, rimanendo inattivi per decenni senza mostrare alcun sintomo. In un primo tempo non si sapevano tutti questi dettagli però una cosa era chiara, in ogni casa nella quale Mary aveva prestato servizio come cuoca si erano registrati casi di tifo. Mallon in quegli anni viveva in una casa pensione ubicata alla Trentatreesima Strada e la Terza Avenue, divideva l’alloggio con un uomo di nome Breihof. L’uomo fu il suo unico amore, del quale la donna si prese cura fino a che morì.

Come contagiava le persone

Ad essere precisi, sono necessarie e sufficienti temperature di cottura elevate per poter eliminare in modo definitivo tutti i microorganismi responsabili del tifo. Alcuni ipotizzarono che fu una specialità di Mary a causare il contagio di tutte queste persone. La donna era molto brava in cucina ed abile nella preparazione di una leccornia, il gelato con le pesche surgelate. Peò la donna aveva la cattiva abitudine di non lavarsi le mani, questo era il motivo per il quale i germi restavano a lungo sulla sua pelle e preparando i suoi manicaretti, lo trasmetteva inesorabilmente.

Mary Mallon venne rintracciata e portata in isolamento

Negli anni successivi, Soper riuscì a rintracciare con grande fatica la donna, e le chiese di fornire dei campioni da analizzare. Mary ebbe una brutta reazione alla richiesta, difatti aggredì l’uomo con una specie di forchettone d’arrosto, costringendolo a scappare. Soper si rivolse alle forze dell’ordine, che portarono in isolamento Mary in un bungalow a North Brother Island, e la costrinsero a fornire oltre 150 campioni di svariati fluidi corporei, di cui 120 risultarono positivi.

Qualche anno dopo, le autorità rilasciarono la donna ad una condizione ben precisa, quella di non svolgere mai più l’attività di cuoca. Per essere certi che Mary rispettasse il patto le trovarono un impiego presso una lavanderia. La donna, quasi subito, non si ritenne soddisfatta, il lavoro nuovo non era retribuito come quello precedente e inoltre mancavano i vantaggi e le soddisfazioni che il mestiere di cuoca le poteva dare. Quindi, Mary decise di scappare e di far perdere le sue tracce, cambiando il suo cognome in Mary Brown oppure Mary Breihof.

Difatti dopo la sua fuga veniva riconosciuta col nome Mary Brown. La donna riprese il suo lavoro da cuoca, questa volta non a servizio di famiglie facoltose ma per alberghi ed ospedali. Ogni volta che scoppiavano focolai di tifo Mary scappava. Un giorno scoppiò un’epidemia presso il Manhattan’s Sloane Maternity Hospital, e oltre 25 persone si ammalarono. Questo evento nefasto fu subito collegato alla nuova cuoca dell’ospedale, che si “guadagnò” il nomignolo di “Typhoid Mary”.

Quando morì Mary Mallon

La donna fu nuovamente fermata e segregata a North Brother Island, dove venne isolata da tutti se non per i prelievi regolari che servivano ai sanitari per tenere sotto controllo la situazione. La popolazione era unanime nel definirla come un vero e proprio pericolo per tutti. Mary, dopo anni passati da sola ebbe un ictus nel 1932, passo diversi anni a letto fino all’11 novembre 1938, quando al Riverside Hospital morì.