Laura Antonelli in un paese senza dignità.

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E’ morta finalmente. Laura Antonelli ci ha lasciato, e si è liberata di un paese – il nostro – che ostenta dignità varie, con la presunzione di possederle veramente. Ma la sua storia ci condanna, nel suo epilogo, ci indica l’assurdo buco nero in cui siamo caduti; e cioè quello di una nazione senza coraggio, senza principi né guide, un paese allo sbando che ha perso le sue belle virtù di “brava gente”, ridotto alle pagliacciate dell’immagine. Laura c’aveva partecipato – è vero – ma erano altri tempi, tempi in cui c’era spazio per uno straccio di onore, quello dell’umanità più basica. Perché lei non sentiva l’urgente bisogno di andare su un isola che ipoteticamente doveva ospitare qualche famoso, né di fare qualche ospitata in  trasmissioni ” verissime”… per dire cosa poi?

Ma questa icona della sensualità genuina, che ha fatto girare la testa   a milioni di maschietti sprovvisti di immaginazione, c’aveva lasciato molto tempo fa; almeno un quarto di secolo, proprio all’inizio di questa decadenza umana, che oggi dilaga, decadenza umana   oltre che sociale. Aveva capito, l’aria che cominciava a tirare  da queste parti,   un’aria “farlocca” e senza  futuro, perché quando un paese è disposto a trasformare i propri sogni nell’oscenità delle immagini, senza un cuore dentro, allora è certamente una “fine senza ritorno” che ci aspetta.

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Appena ieri, fra le decine di articoli sulla sua scomparsa; in un paese ancora scosso per questa storia di donna “abbandonata da tutti” leggevo  fra le sentite condoglianze pubbliche, anche  quella di un  qualcuno che dipingeva con le  estreme ferocie di quella spicciola morale del cinismo questa storia umana – ” perché le vecchie invidie della mediocrità non ti perdoneranno mai ” in questo paese. Questa cultura   dell’ efficienza  a ogni costo, che sembra la carta dei vincenti dell’esistenza, mostra senza vergogna la sua più sfacciata oscenità,  e in nome di una “libertà” incomprensibile  discetta e distribuisce  le sue ridicole  morali  al mondo, con il suo “ditino puntato” che spara sulla “crocerossa” delle vite più sfortunate.

Ma questa cultura dell’orrore non sarà “il nostro futuro migliore”,  questa epopea dell’immagine facile   sta giungendo rapidamente  ai suoi epiloghi, ciò che sembrava fortuna non sarà altro che un  ribaltarsi in massicci  “vuoti disgraziati” di non-senso… mentre Laura  adesso – lei –  starà bene, certamente meglio, lontano da questo mondo di plastica.