Le mummie dell’antico Egitto, le superstizioni e maledizioni

Attraverso la mummificazione, i faraoni tentarono di ottenere la vita eterna

Replica della maschera di Tutankhamon (Fotocredit: By Nerve net - Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12725340)

Antico Egitto: patria di una delle prime, grandi civiltà della storia che, al pari delle nazioni mesopotamiche, si sviluppò lungo le sponde di un fiume – il Nilo – circa 5000 anni fa. Sulle terre rese fertili dalle sue acque, gli egiziani edificarono gloriosi regni, imparando presto a sfruttare le piene stagionali per coltivare orzo e grano.

Il Nilo era parte integrante di vita e cultura egiziane, al punto da esser oggetto di venerazione, infatti era considerato la via per l’aldilà. Per questa ragione, la regione a ovest del Nilo – dove il sole tramonta, perciò simbolicamente associata alla morte – fu scelta come luogo di sepoltura. Qui, i resti di faraoni, sacerdoti, e notabili furono posti all’interno di tombe scavate nella roccia – come quelle scoperte nella Valle dei Re – oppure in grandiosi mausolei – quali le piramidi della Piana di Giza.

Le salme venivano accuratamente preparate, attraverso un processo definito “mummificazione”, grazie al quale si sono preservate (sotto forma di mummie) nel corso dei millenni, fino a esser rinvenute dagli archeologi.

Le mummie e la strada per la vita eterna

La mummificazione è un processo, naturale o artificiale, che comporta l’eliminazione della maggior parte dell’acqua presente all’interno di un corpo. Ciò comporta una notevole riduzione dell’attività dei batteri responsabili della decomposizione, favorendo la conservazione della carcassa.

Secondo la religione egizia, i resti del defunto dovevano esser preservati in quanto dimora dello spirito; la distruzione dei primi avrebbe irrimediabilmente causato la perdita del secondo. Così, più di 4000 anni fa, vennero sviluppate peculiari tecniche di conservazione che, attraverso secoli di perfezionamento, raggiunsero il loro apice, a detta degli esperti, con le mummie realizzate a cavallo tra la XVIII e XX Dinastia (1539 – 1077 A.C.).

Durante questo periodo, la procedura di mummificazione era praticata da sacerdoti che – grazie ad una profonda conoscenza dell’anatomia umana, e impiegando appositi strumenti – preparavano adeguatamente il cadavere, prima eviscerandolo, e quindi trattandolo con una mistura salina chiamata “natron” per provocarne un’essicazione artificiale.

Gli organi asportati venivano riposti all’interno di contenitori, detti “vasi canopi”, sepolti poi con la salma. Solo il cuore era risparmiato, poiché considerato la sede della coscienza della persona. Le celeberrime bende associate dalla cultura popolare alla mummia, erano un involucro protettivo di lino intriso in resina.

Dato l’elevato costo del processo di mummificazione, esso era riservato solamente a faraoni e quegli altri pochi che potevano permetterselo.

Il risveglio di Ramses

Il regno di Ramses II ebbe inizio nel 1279 A.C., durante la XIX dinastia, e fu caratterizzato da templi e da guerre. Combatté più volte gli ittiti – una popolazione rivale originaria dell’odierna Turchia – nel tentativo di espandere il proprio dominio. Sotto il suo governo, l’Egitto conobbe un periodo di prosperità, come testimoniato dall’edificazione di svariati templi, completamente istoriati delle gesta del grande faraone.

Il corpo del faraone fu inizialmente sepolto nella Valle dei Re, tuttavia – come riportato nelle iscrizioni rinvenute sul sarcofago – in seguito, fu trasferito nel luogo del ritrovamento (avvenuto poi nel 1881, vicino Tebe). Infatti, la tomba originale era stata trafugata da razziatori che, non solo avevano depredato il corredo funebre, ma anche danneggiato la salma stessa, costringendo i sacerdoti a prendere drastici provvedimenti.

Nel 1907, la mummia, in esposizione al Museo di Giza, levò improvvisamente la mano, generando il panico. Che lo spirito del grande faraone fosse tornato alla sua dimora? In realtà, questo bizzarro fenomeno fu causato dalla contrazione della muscolatura, indotta da umidità (per le esondazioni del Nilo) e anidride carbonica (prodotta dai turisti).

Osservando la salma, gli archeologi si resero conto che stava progressivamente degradandosi e a nulla valsero i tentativi di bloccare il processo, che pareva inarrestabile. Nel 1976, Ramses fu trasferito in Francia dove un team di specialisti riuscì a identificare quale responsabile un insieme di varie specie fungine. Risolto il problema, i resti del faraone furono rimpatriati.

La maledizione della mummia di Tutankhamon

Sebbene gli studiosi non siano ancora certi delle sue origini, alcuni ritengono che Tutankhamon (XVIII Dinastia) fosse figlio di Akhenaton, il celebre faraone che abbandonò gli dei della tradizione, introducendo il culto dell’unico dio Aton. Asceso al trono a soli 9 anni, Tutankhamon ristabilì l’antica religione egizia e regnò dal 1333 al 1323 A.C., morendo alla giovane età di 20 anni.

La figura del giovane faraone cadde presto nell’oblio, e il luogo della sua sepoltura fu a lungo dimenticato. Nel 1922, l’egittologo Howard Carter – finanziato da Lord Carnarvon – scoprì la tomba nella Valle dei Re, completa del ricco corredo funebre e della splendida maschera funeraria. Tuttavia, l’euforia provocata da questa importantissima scoperta fu presto macchiata dal timore di aver risvegliato un’antica maledizione.

La prima vittima del faraone fu lo stesso Lord Carnarvon, morto di polmonite a neanche un anno dall’apertura della tomba. In seguito, fu dichiarato il ritrovamento di un presunto messaggio riportato sul sarcofago: “la morte verrà su rapide ali per colui che profanerà la tomba del faraone”. Alla maledizione furono attribuiti vari altri decessi, tra cui quello di Howard Carter, ucciso dal cancro nel 1939.

In realtà, non fu mai rinvenuta alcuna iscrizione recante una maledizione nella tomba di Tutankhamon. I giornali fomentarono questa credenza godendo anche del supporto di eminenti figure come il famoso scrittore Arthur Conan Doyle.

Recentemente, è stato ipotizzato che pericolosi patogeni – come batteri e muffe – possano proliferare negli angusti spazi delle camere mortuarie e infettare coloro che vi accedano. Tuttavia, gli esperti sostengono che non sono mai stati confermati casi di persone ammalatesi in tali circostanze.

La mummia maledetta che affondò il Titanic

The Unlucky Mummy (inglese per “La mummia sfortunata”) è un reperto – rinvenuto a Tebe e attualmente conservato al British Museum – cui sono stati attribuiti numerosi, spiacevoli, eventi. In realtà, non si tratta di una mummia bensì di un pannello in legno – impiegato come coperchio di un sarcofago – approssimativamente datato al 950 A.C. (XXI Dinastia). Su di esso è rappresentata una figura femminile – probabilmente una donna di nobili origini – tuttavia la sua reale identità rimane, ad oggi, un mistero.

Cupi racconti circondano il ritrovamento di questo reperto, il quale si dice abbia portato disgrazia e morte agli sfortunati venuti con esso in contatto. Tali storie attirarono l’attenzione di un giornalista del Daily Express, Bertram F. Robinson, deciso a verificare personalmente la loro veridicità. Secondo quanto riportato, la Mummia Sfortunata fu acquistata da un turista inglese – indicato come Mr. W. – nella seconda metà del 1800. Da quel momento, la sventura si abbatté sul possessore e i compagni di viaggio, infatti due di loro furono feriti – se non uccisi – da armi da fuoco, mentre i restanti morirono in povertà. Il reperto passò così alla sorella di Mr. W., la cui famiglia patì simili disgrazie.

Queste ed altre storie convinsero Robinson che forze maligne agissero attraverso la Mummia Sfortunata e, secondo Arthur Conan Doyle, forse furono proprio tali entità a causare la morte del giornalista nel 1907, a soli 36 anni. Tra i vari misfatti attribuiti al reperto, il più grave è indubbiamente l’affondamento del MRS Titanic, il celebre transatlantico affondato il 15 aprile 1912.

Da dove derivano questi terrificanti racconti? Dalla penna dei giornalisti, i quali sfruttarono ampiamente la cosiddetta “egittomania” e la passione per l’occulto, nati in Europa e America a cavallo tra il 19° e 20° secolo. In particolare, la leggenda riguardante il naufragio pare avere un’origine piuttosto bizzarra, soprattutto considerando che il manufatto non fu mai imbarcato sul Titanic.

Il tutto ebbe inizio dalla fusione di due differenti storie – nate dalla fantasia di William Stead e Douglas Murray – le quali narravano di una mummia portatrice di sventura e di uno spirito maligno legato al suddetto pannello ligneo in mostra al British Museum. In seguito, Stead si imbarcò sul Titanic e raccontò tali leggende ad alcuni passeggeri. Uno di questi, scampato al tragico incidente, ne parlò in un’intervista per un importante quotidiano. Fu così che nacque la storia di una mummia maledetta – appunto, la Mummia Sfortunata – che, viaggiando a bordo del Titanic, ne causò il naufragio.

Le regine dell’Antico Egitto

Recenti studi condotti da Valérie Angenot (professoressa del Dipartimento di storia dell’arte dell’Università del Quebec), e presentati presso l’American Research Center in Egypt (ARCE), suggeriscono che due donne succedettero al faraone Akhenaton, regnando insieme sull’Antico Egitto.

Da tempo gli egittologi avevano ipotizzato che una misteriosa regina avesse assunto il potere prima dell’ascesa al trono di Tutankhamon. In particolare, alcuni ritenevano si trattasse della celebre Nefertiti, moglie di Akhenaton. Tuttavia, le indagini condotte dalla professoressa Angenot delineano una situazione finora inedita per l’Antico Egitto che, seppur per un breve periodo, sarebbe stato governato da una diarchia femminile.

La ricercatrice ha analizzato documenti epigrafici (scritti su un supporto resistente, come la pietra) che dimostrerebbero come Akhenaton abbia dapprima sposato Merytaton – la figlia maggiore – e, in seguito, le abbia affiancato la sorella Neferneferuaton Tasherit. Le due avrebbero così regnato sotto il nome Neferneferuaton Ankhkheperure, a lungo attribuito ad un’unica persona.

Ulteriori dati sono stati forniti dallo studio di una stele – attualmente conservata al Museo dell’arte egizia di Berlino – ove sono rappresentate due figure dalla dubbia identità, interpretate da alcuni come Akhenaton e la moglie Nefertiti. Tuttavia, attraverso lo studio iconografico del reperto (ad esempio, le pose assunte dai due personaggi), Angenot è arrivata alla conclusione che rappresentino proprio le figlie del faraone.

Infine, il tesoro rinvenuto nella tomba di Tutankhamon potrebbe nascondere prove a favore della teoria di Angenot. Uno studio condotto dall’egittologo Nicholas Reeves (archeologo presso l’Università dell’Arizona), avrebbe dimostrato che la quasi totalità del corredo funebre fosse originariamente destinata ad un altro sovrano. La morte improvvisa del faraone bambino avrebbe spinto i sacerdoti a riutilizzare tali manufatti.

Come affermato dalla professoressa Angenot nell’articolo pubblicato su Actualités UQAM, sono state ritrovate varie statue dalle sembianze femminili nella tomba di Tutankhamon, interpretate quali raffigurazioni di Merytaton e Neferneferuaton. Inoltre, è stato rinvenuto un documento dove le due sorelle sono rappresentate come una coppia reale. Numerosi elementi del tesoro di Tutankhamon – inclusa la maschera funeraria – sarebbero, quindi, inizialmente appartenuti alle figlie di Akhenaton.

Una nuova scoperta: la necropoli di Assuan

Nel corso dei decenni, le sabbie d’Egitto hanno restituito agli archeologi numerose tombe, alcune delle quali ospitavano ancora i resti degli antichi proprietari. Una delle più sensazionali scoperte degli ultimi anni è opera di un team di ricercatori dell’Università di Milano e del Ministero delle Antichità egiziano. Gli archeologi hanno identificato un’immensa necropoli, costituita da oltre 300 tombe – risalenti a un periodo compreso fra il VI secolo A.C. e il IV secolo D.C. – nei pressi della città di Assuan.

Come racconta la direttrice degli scavi Patrizia Piacentini (professoressa di Culture del Vicino Oriente Antico, del Medio Oriente presso l’Università di Milano), le ricerche hanno condotto – nell’aprile del 2019 – al ritrovamento dell’ingresso di una tomba, probabilmente impiegata dall’epoca tardo-faraonica fino alla successiva occupazione da parte dei romani.

Il sepolcro consta di una camera principale e una laterale, contenenti complessivamente 35 mummie di uomini, donne e anche bambini. In particolare, sono stati rinvenuti due corpi sovrapposti, probabilmente appartenuti ad una madre e a suo figlio, coperti da una maschera funebre in cartonnage (realizzato con strati di lino e papiro).

Le salme sono state trovate accompagnate da un corredo funerario composto di cartonnages (alcuni non ancora dipinti), vasi contenenti bitume (materiale usato per la mummificazione) e cibo, ritenuto necessario per permettere al morto di completare il viaggio verso l’aldilà. Inoltre, è stata recuperata una statua in legno raffigurante l’uccello Ba, che simboleggia l’anima del defunto e la sua personalità. Su alcuni frammenti di sarcofago è stato infine identificato il nome Tjt, proprietario del sepolcro.

Nei prossimi anni, i ricercatori proseguiranno gli scavi per riportare alla luce le tombe ancora sepolte, nella speranza di fare ritrovamenti pari, se non addirittura superiori, a questo.

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