La leggenda di Jaco Pastorius a 27 anni dalla scomparsa

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Esattamente 27 anni fa scompariva Jaco Pastorius, straordinario e indiscusso maestro del basso elettrico. L’artista che più di ogni altro rivoluzionò il ruolo del quattro corde, influenzando e ispirando intere generazioni di musicisti.

John Francis Anthony Pastorius III, meglio noto come Jaco Pastorius, rappresenta un punto di discontinuità nella storia della musica. Uno di quei rari ed esaltanti momenti in cui la genialità di un singolo artista segna una svolta improvvisa, decretando il superamento totale e definitivo dei precedenti conseguimenti e l’imposizione di un modello imprescindibile per tutte le successive esperienze .

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Per comprendere il grado di innovazione introdotto dal talento di Pastorius, è sufficiente ascoltare pochi secondi di Donna Lee, traccia d’apertura del primo album composto dall’artista nel 1976. Le note del Fender Jazz risuonano nitide, precise e veloci, disegnando un incessante groove ritmato che ricalca la linea di sassofono suonata da Charlie Parker nella versione originale della canzone. Ed è solo l’inizio. La terza traccia, Continuum, svela tutte le straordinarie qualità compositive dell’artista e le infinite potenzialità del suo basso fretless, strumento che al pari del contrabbasso presenta una tastiera liscia, priva di tastatura, capace di enfatizzare ed arricchire ogni sfumatura, ogni vibrazione, ogni assolo.

Mai nessuno prima si era avvicinato ad un così alto livello tecnico. Nessuno era arrivato anche solo a concepire le potenzialità di uno strumento che fin ad allora si limitava a riempire l’armonia e ad accompagnare il ritmo. In breve tempo il mondo intero capì che quel giovane bassista di Philadelphia aveva ridefinito e rivoluzionato il concetto stesso di basso elettrico, diventando per il suo strumento quello che Miles Davis fu per la tromba, quello che Hendrix rappresentò per la chitarra elettrica.

La carriera artistica di Pastorius fu tanto breve quanto intensa, come la sua stessa vita. Il suo genio fecondo incontrò spesso quello di altri grandi maestri del Jazz: da Pat Metheny, a Herbie Hancock, fino all’ ingresso nella formazione dei Weather Report, dove il suo virtuosismo tecnico abbracciò la sapienza compositiva di Josef Zawinul e Wayne Shorter, dando vita ad un fertile e proficuo sodalizio all’insegna dello sperimentalismo, della fusione di Jazz e Funk. E poi ancora l’intensa collaborazione con la cantautrice Joni Mitchell, i lavori con la big band a inizio anni 80, fino alla parabola finale della sua esistenza troppo breve. Perchè i doni sovrabbondanti della Musa esigono spesso un tributo, e la “maledizione” che tante volte ha colpito i più geniali talenti non ha risparmiato Jaco Pastorius. Alcol e droga, associati a forme di squilibrio psichico hanno condotto l’artista verso un destino inesorabile. Una morte assurda, tragica e prematura, giunta il 21 settembre del 1987 a seguito dell’aggressione subita a Fort Lauderdale, all’ esterno di un malfamato locale.

Oggi, a ventisette anni dalla scomparsa del grande artista, il suo ricordo resta ancora vivo. Le tecniche bassistiche sono progredite ulteriormente, raggiungendo gli altissimi livelli tecnici di un Marcus Miller o di un Victor Wooten, per citare solo due nomi. Ma basteranno poche note per avvertire un’ emozione, un brivido, una vibrazione senza termine di paragone. Le poche note incastonate da Pastorius nella lenta ballata di A remark you made. Uno dei tanti impareggiabili capolavori del bassista di Philadelphia. Colui che rimosse i tasti del suo basso per donargli qualcosa di infinitamente più prezioso. Un’ anima.