Mantova, 10 arresti per malversazione fondi ricostruzione sisma 2012

Il funzionario incaricato di gestire la distribuzione dei fondi era nipote di un boss mafioso

Operazione “Sisma”. Così è stata denominata l’indagine sull’utilizzo dei fondi per la ricostruzione del cratere sismico che colpì Mantova nel 2012. Il terremoto del 31 maggio 2012 si accanì contro l’Emilia Romagna, ma anche Veneto e Lombardia tremarono; Mantova fu una delle città maggiormente interessate.

Alla luce dei danni riportati al patrimonio storico, architettonico e artistico della città, furono concessi dei fondi per la ricostruzione e/o restauro degli edifici danneggiati. Ed è stata la destinazione di detti fondi alla base dell’indagine che stamane ha portato i carabinieri di Mantova, coordinati dalla Direzione Antimafia di Brescia, ad eseguire dieci arresti e decine di perquisizioni in diverse regioni italiane.

Le persone colpite da misura cautelare sono indagate a vario titolo per: concussione, abuso d’ufficio, corruzione e intestazione fittizia di società. I reati sarebbero aggravati dalle “finalità mafiose” perché i sospettati avrebbero agevolato la cosca “Dragone”.

Stante il fascicolo d’inchiesta, il funzionario incaricato delle pratiche burocratiche per la concessione dei fondi sarebbe nipote di un boss della ‘ndrangheta; l’uomo avrebbe imposto agli aventi diritto di avvalersi, per i lavori di ricostruzione, di società riconducibili a lui e a suo padre, intestate a prestanome.

Gli indagati sarebbero funzionari pubblici, imprenditori del settore edile, professionisti e persone fisiche pregiudicate per reati mafiosi. I militari stanno eseguendo le misure cautelari e perquisendo abitazioni e uffici distribuiti in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Calabria.