Mediaset assicura le disgrazie a Barbara D’Urso

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Tutti i giorni, quasi H24, le TV italiane ci bombardano di notizie strappa lacrime o dagli omicidi più efferati. La gente da casa s’immedesima, come capita sempre, infierendo contro l’orco e piangendo per un bambino che non sarà mai adulto, quasi sempre voluto da una madre sofferente per il male di vivere, come il caso del delitto di Cogne.

Pare che le disgrazie siano una vera manna per tante famiglie coinvolte nelle tragedie, uno business da far girare la testa, e lo è anche per i format televisivi dalle lacrime facile e dai farsi sorrisi, assicurando alti indici d’ascolto e sponsor per finanziare la giostra degli orrori. Ne sa qualcosa Mediaset, che assicura uno spettacolo con veri o false testimonianze pagate a prezzi d’oro.

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Tutto è venuto allo scoperto con le intercettazioni del caso Loris del 29 dicembre scorso, il bambino di otto anni ucciso a Ragusa dalla madre in un momento di raptus. Ascoltando i dialoghi telefonici dei familiari, intercettati dai carabinieri e dalla polizia, ci sarebbe un tariffario comparsate per le interviste realizzate in studio, tremilacinquecento euro ad intervista, duemila euro per la presenza a “Domenica Live”, quando c’è più gente davanti alla TV ed è pronta ad ascoltare storie costruite per l’occasione, con conversazioni o confessioni pianificati nei dettagli, quasi fossero un copione teatrale da seguire a telecamere accese, e non devono mancare le lacrime che fanno parte del gioco. Un gioco ben collaudato anche dalla stessa conduttrice Barbara D’Urso, la quale senza accorgersi di essere ascoltata, invita la mamma di Veronica a tornare in trasmissione per sostenere la tesi innocentista: “Dobbiamo rimanere sul pezzo, perché altrimenti l’opinione pubblica si convince che Veronica è davvero colpevole”.

Antonio Agosta