Musica
Miklós Rózsa e il kolossal americano

Quando nella notte degli Oscar concorre un film in odore di guadagnare un certo numero di statuette d’oro, si fa sempre riferimento ad un kolossal degli anni ‘50, girato negli stabilimenti di Cinecittà e che salvò la Metro Goldwin Mayer dal fallimento. Questo film è “Ben Hur”, con uno statuario Charlton Heston ed una irripetibile e coinvolgente corsa con le bighe nella sua sfida con Messala, interpretato da Stephen Boyd. Il film vince ben 11 statuette e tra queste vi è quella per la colonna sonora composta da Miklós Rózsa.
Gli anni dell’infanzia
Quello che è ritenuto il re dei compositori per il genere “peplum” nasce a Budapest il 18 Aprile del 1907. Suo padre è un industriale e proprietario terriero: un uomo benestante ma onesto e pragmatico, che non dimentica lo stato d’indigenza di tanti contadini ungheresi e per loro si batte. È il mito del giovane Miklós, per quell’impegno costante nei loro confronti, per riscattarli dalle miserevoli condizioni nelle quali vivono.
Si respira musica in casa Rózsa: la madre è una pianista, allieva all’Accademia di Budapest di due pupilli di Franz Liszt, che ha rinunciato alla carriera concertistica per sposarsi e fare la mamma. Continua a suonare in casa, nel tempo libero e il figlio l’ascolta estasiato, iniziando a pigiare qualche tasto. Nonostante le sollecitazioni musicali della madre a dedicarsi allo studio di Chopin e dello stesso Liszt, Miklós preferisce la musica popolare magiara, molto amata dal padre per quella sua capacità di produrre ritmi sfrenati e nostalgiche melodie d’un passato indefinito. Per la madre è un sacrilegio, uno spreco, considerato il talento precocissimo del figlio. Miklòs impara a leggere la musica prima di avere una lettura fluida delle parole e a cinque anni inizia a prendere lezioni private di violino con risultati sorprendenti.
Un chimico mancato
Finite le scuole ordinarie nel 1925, il padre tenta di convincerlo che con il mestiere del compositore non si campa. Può essere un hobby, ma il pane occorre guadagnarlo diversamente, con una professione seria quale ad esempio il medico, l’ingegnere oppure scientifica e votata al futuro; lo costringe, quindi, a frequentare la facoltà di Chimica dell’università di Budapest. Ma il giovane Rózsa non demorde e offre un compromesso: andrà a Lipsia a studiare chimica come materia principale e, in subordine, Musicologia. Il padre acconsente e Miklòs è raggiante: continuerà ad occuparsi di ciò che ama sopra ogni cosa. Questi studi di musicologia gli saranno molto utili a Hollywood, quando la sua vena melodica modale e la potente orchestrazione tardo romantica gli faranno commentare film come “Quo Vadis”, “Ben Hur”, “Il Re dei Re”, “El Cid”…
Diventa il pupillo di Hermann Grabner
Rózsa è studente a Lipsia, finalmente sulla strada che più desidera, la musica, ma il padre non è ancora pienamente convinto. Scrive a Hermann Grabner, docente del nostro per la tecnica contrappuntistica, e s’informa sul figlio, sulle sue capacità. La risposta è entusiastica e finalmente Gyula Rózsa si convince ad abbandonare l’idea di un figlio chimico. Miklós è un talento puro e all’età di 21 anni la prestigiosa casa editrice “Breitkopf & Haertel” lo mette sotto contratto per i suoi lavori di musica classica. Lo farà anche successivamente, quando il Maestro sarà a Hollywood e il suo catalogo di composizioni extra-cinematografiche arriverà a contare 38 opere. Tra tutte queste è senz’altro da citare il suo straordinario “Concerto per Violino e Orchestra, op. 24”, scritto per il virtuosismo del grande Jascha Heifetz.
Prima Parigi e poi Londra
Nel 1929 si diploma “Cum laude” e diviene l’assistente di Grabner, ma Budapest ormai gli sta stretta e nel 1931, dopo che alcune sue musiche sono state eseguite con successo a Parigi, si stabilisce nella capitale francese. Ma non sarà questa la nuova patria: l’esecuzione del balletto “Hungaria” ottiene un tale favore del pubblico che nel 1936 decide di trasferirsi a Londra. L’anno prima era stato invitato a dirigere al “Duke’s of York Theatre“, il cui nome è legato a Puccini e all’opera “Butterfly“. Infatti, è in questo teatro che il Maestro di Lucca, insieme all’amico Francesco Paolo Tosti, assistette al dramma in un atto “Madame Butterfly” di David Belasco. Ma torniamo al nostro.
L’incontro con Jacques Feyder
A Londra incontra il regista francese Jacques Feyder e così Miklós racconta quella sera, dopo la rappresentazione di “Hungaria”: “Jacques sembrò molto colpito e insistette perché dopo andassimo a festeggiare il mio successo. Ordinò champagne […]. Mano a mano che lo champagne diminuiva, le mie quotazioni come compositore salivano. Entro la fine della seconda bottiglia, secondo la sua opinione, ero più bravo di quanto Beethoven non fosse mai stato. Affermò che ero il più grande compositore vivente, e quindi perché non scrivevo per il cinema? Gli risposi che non ci avevo mai pensato, soprattutto perché non scrivevo i fox-trot. E lui ribatté: «Tu sei pazzo! Io non voglio i fox-trot, io voglio musica seria». «Nei film?» gli chiesi. Allora Feyder mi informò che aveva deciso che avrei scritto le musiche del suo prossimo film […].” Era “Knight Without Armour”, “La contessa Alessandra” con Marlene Dietrich e Robert Donat, prodotto dal geniale Alexander Korda. Miklós è entusiasta e spaventato al contempo. S’infila in una libreria per cercare un testo su come si scrive una colonna sonora.
Dalla musica classica alla colonna sonora
Miklós Rózsa deve scrivere la colonna sonora per un film, ma non sa come fare. Considerato che non trova un serio libro di testo sull’argomento, frequenta le sale cinematografiche con assiduità mai accaduta. «Andai anche a vedere molti film – scrive nella sua biografia – e pensai che gran parte della musica fosse terribile, specialmente nelle pellicole americane. Alcuni dei migliori film francesi beneficiavano di partiture scritte da Honneger, Ibert e Milhaud, e mi furono di ispirazione. Ma avevo molto da imparare su questo mestiere e imparai nel modo più difficile: commettendo errori.»
Il ladro di Bagdad, il primo capolavoro
Si butta a capofitto nel nuovo mestiere, che gli consente di spaziare in tutti i generi musicali, e scrive le partiture per una mezza dozzina di film prodotti da Korda, finché nel 1939 gli viene assegnato di commentare il film “Il ladro di Bagdad”: nasce il primo capolavoro. La pellicola è girata in Inghilterra, ma lo scoppio della Guerra Mondiale costringe la troupe a spostarsi negli Stati Uniti. Miklós Rózsa la segue e approda a Los Angeles. A Hollywood tutti si accorgono della sua maestria e, dopo aver musicato nel 1942 “Il libro della giungla”, firma il contratto con la Paramount.
L’incontro con Billy Wilder
Siamo nel 1943 e la casa di produzione gli assegna il film “I cinque segreti” per la regia di Billy Wilder. L’incontro tra i due non è dei migliori e il regista gli dice che avrebbe preferito Franz Waxman, ma se sarà soddisfatto, per il film successivo la prima scelta sarà proprio lui. A quei tempi era in voga molto lo stile compositivo “Broadway-cum-Rachmaninov” e la partitura di Rózsa non piace al Musical Director della Paramount. «Una volta mi chiese perché ci fossero così tante dissonanze nella mia musica» scrive il nostro. “Quali dissonanze?”, gli domandai. “Beh, in un punto i violini stanno suonando un sol naturale e le viole un sol diesis. Non potrebbe scrivere anche per le viole un sol naturale, giusto per farmi un favore?” Quando rifiutai, si infuriò: mai essere in disaccordo con un produttore. Comunque, Billy Wilder corse in mio aiuto e gli disse […] che avrebbe fatto meglio a starsene nel suo ufficio e a lasciare che alla musica ci pensassi io.»
Il primo Oscar con Alfred Hitchcock
Wilder mantiene la parola e l’anno seguente vuole Rózsa per “La fiamma del peccato” e “Doppia identità” del 1944 e “Giorni perduti” del 1945. Ormai il nostro è il re di Hollywood e nel 1945 conquista il primo Oscar con “Io ti salverò”, thriller con Ingrid Bergman e Gregory Peck, del geniale Alfred Hitchcock, che gli spalancherà le porte per altri capolavori del genere come “I gangster” del 1946, “Forza bruta” del 1947, “La città nuda” del 1948, “Giungla d’asfalto” del 1950.
Il secondo Oscar con George Cukor
La statuetta d’oro di Hollywood sembra ormai innamorata della musica di Miklós Rózsa; infatti, dopo il primo Oscar conquistato con il thriller di Hitchcock, “Io ti salverò”, ne vince un secondo con “Doppia vita”, diretto da George Cukor. Nel 1949, accetta il contratto con la Metro Goldwin Mayer e diventa il re del kolossal. Il nostro scrive anche per generi diversi e sigla capolavori come “Madame Bovary” del 1949 e “Brama di vivere” del 1956, diretti entrambi da Vincente Minelli, ma è nel film storico che si esalta.
L’indimenticabile Quo Vadis
A questo proposito, la maggioranza delle persone pensa che tale filone, con migliaia di comparse e scenografie abbaglianti, sia stato inventato a Hollywood. Niente di più falso. Come “Lady Liberty”, il simbolo di New York, si è ispirata alla altrettanto statua colossale di San Carlo Borromeo ad Arona, così questo genere di film ebbe il suo esordio a Torino, con “Cabiria” diretto nel 1914 da Giovanni Pastrone, su sceneggiatura di Emilio Salgari e Gabriele D’Annunzio e musiche di Ildebrando Pizzetti e Manlio Mazza.
Ma torniamo a Miklós Rózsa, che esibisce tutta la sua cultura musicologica, la capacità di orchestrazione e, soprattutto, un’epica vena melodica con il film “Quo vadis” del 1951, con la coppia Robert Taylor/Deborah Kerr, diretto da Mervyn LeRoy. Tutti erano certi che avrebbe vinto la sua terza statuetta e invece questa andò a Franz Waxman con il soundtrack per il film “Un posto al sole”. Ma il successo era solo rimandato.
Ben Hur, il film più premiato
Ed ecco la produzione che ancora oggi è di riferimento per il maggior numero di statuette vinte, ben 11, palmares eguagliato solo da “Titanic”. Questa produzione è “Ben Hur” del 1959 e diretto da William Wyler. La colonna sonora di Rózsa gli frutta la terza statuetta e gli spalanca le porte di altri due kolossal che avrebbero meritato la statuetta, entrambi del 1961: “Il Re dei Re” e il magnifico “El Cid”.
La fine dell’era d’oro di Hollywood
Ancora a proposito di “Ben Hur” è giusto ricordare che a quel tempo il produttore acquisiva tutti i diritti della musica composta per il film e fu proprio Rózsa ad ottenere che la proprietà dell’ingegno fosse sempre riconosciuta.
Negli anni Sessanta, la carriera del nostro imbocca il lento declino, costretto da musicisti e generi molto lontani dalla sua cultura e sensibilità. Vanno di moda il pop, i primi esperimenti di elettronica. I temi di ampio respiro paiono una soluzione ormai superata. Rózsa scrive ancora capolavori come “La vita privata di Sherlock Holmes” nel 1970, “Providence” del 1977. L’ultimo lavoro è una strampalata commedia con Steve Martin, “Il mistero del cadavere scomparso” del 1982. Il 27 luglio del 1995 muore nella sua casa di Los Angeles, a Hollywood.
Massimo Carpegna









