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Mondiali 2014: La favola Costa Rica

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I mondiali 2014 continuano con la favola della Costa Rica

Quattro milioni e ottocentomila abitanti. Una Repubblica Presidenziale del Centro America accoccolata fra il mar dei Caraibi, l’ oceano Pacifico e con capitale San Josè. Dal 1949, dopo la guerra civile, senza nessun esercito. 96% di alfabetizzazione, 18% di persone sotto il tasso di povertà. Uno stato neutrale che riconosce ufficialmente le minoranze nel mondo ed è in prevalenza di religione cattolica. Un presidente donna. Lo stato in graduatoria, per il concorso “Happines”, primo al mondo, negli anni compresi fra il 2000 e il 2009 per la felicità media. Paesaggi mozzafiato e mare incantevole. Un’ economia solida e una nazionale di calcio che veste maglie di colore rosso e che viene conosciuta nel mondo, dal nome dei nativi, come “Los Ticos”.

In Italia la Costa Rica veniva conosciuta come paradiso turistico e per il gran numero di italiani che vivono e lavorano in questo Paese. Addirittura esiste una Camera del Commercio italo-costaricana. Dal 20 giugno 2014, nel Belpaese, si ricorderanno per sempre “Los Ticos” come la squadra che vinse uno a zero l’ Italia quattro volte campione del mondo e vice campione d’ Europa. “Los Ticos” verranno ricordati come i primi nel girone D dei mondiali 2014 ( vittoria 3 a 1 con l’ Uruguay e pareggio con l’ Inghilterra). Sono approdati, di diritto e merito, agli ottavi di finale. Qui hanno superato, in una partita giocata con l’ anima e con il cuore, la Grecia ai rigori. In dieci per quasi tutto il secondo tempo e tempi supplementari. La seconda squadra nella storia a superare, dopo l’ Italia ad USA 1994 contro la Nigeria, un turno ad eliminazione diretta in un mondiale in inferiorità numerica. Non hanno mai mollato, sono rimasti uniti, hanno superato la prova e hanno pianto di gioia quando il loro portiere, Keylor Navas detto “il falco”, ha intercettato, con una fantastica parata a mano staccata, il quinto e ultimo rigore greco. Subito dopo la realizzazione dagli undici metri di Umana e scoppia la festa. La Costa Rica giocherà i quarti di finale.

Quattro volte tra le partecipanti alla fase finale di un mondiale nella loro storia. Una sola volta, ad Italia 90, hanno superato il primo turno e sono approdati agli ottavi. Quella volta arrivarono secondi nel proprio girone, dietro il Brasile e vincendo Scozia e Svezia. Quella selezione, in patria, divenne una leggenda. Prima delle partite di questi mondiali 2014 “Los Ticos” si caricavano vedendo il film e i filmati che narrano delle gesta eroiche della selezione che partecipò ad Italia 90 e si piegò, con onore, solo davanti alla forte Cecoslovacchia.

Dopo la qualificazione agli ottavi “Los Ticos odierni” in patria vengono chiamati “gli schiaccia giganti”. Hanno eliminato Italia e Inghilterra e superato in punteggio l’ Uruguay.

Giocano un 5-4-1 disciplinato e attento. Fisici, organizzati, a volte rudi ma efficacissimi in fase difensiva. Solo 2 goal subiti, uno su rigore dall’ Uruguay e uno in dieci uomini nei minuti finali della partita con la Grecia. Nel reparto arretrato giocano il difensore dell’ Everton Gamboa detto “Gamb Bolt” per la sua velocità, Duarte detto “la pietra” per la sua forza, Gonzales al centro della difesa, Umana, Acosta e Diaz per gli altri due posti. Duarte salterà i quarti, contro l’ Olanda, per l’ espulsione rimediata contro la Grecia. Troppo irruento a volte “la pietra”. Ognuno di loro ha un soprannome, ognuno di loro in patria è conosciuto e chiamato affettuosamente con il proprio nomignolo guadagnato sul campo o nella vita. A centrocampo, davanti alla difesa, schierano Tejeda Yeltins detto “il russo” per il suo nome di battessimo, Borges detto Celsinho per il padre campione e calciatore. Loro sono “i mastini” del centrocampo”. Completano il reparto i più tecnici, Bolanos “detto bola” per il suo amore per la palla e il capitano Ruiz detto “la donnola” per la sua velocità e agilità. Questi due sono sempre pronti ad aiutare in fase offensiva la stella Joe Campbell che da solo, con classe, velocità, tanta corsa ed esplosività tiene in piedi l’ attacco costaricano. L’ attaccante classe 1992, con cartellino di proprietà dell’ Arsenal, è una delle rivelazioni di questo mondiale. Una squadra vera. Un gruppo dove tutti corrono per i compagni e si aiutano a vicenda. In ogni intervista, dopo le partite, il concetto è sempre lo stesso: “lo facciamo per tutti quelli che ci guardano e ci sostengono. La nostra forza è data dalla volontà di far gioire il nostro Paese e i nostri cari. Siamo orgogliosi di vestire questa maglia”. Non ci sono super star strapagate e prime donne ma solo giocatori con differenti attitudini, caratteristiche e compiti in campo. Tanto cuore, polmoni e una organizzazione maniacale, orchestrata dall’ allenatore colombiano Pinto detto “l’ esplosivo”, fanno di questa squadra una tra le otto più forti al mondo. Pinto è un coriaceo attento a tutto. Prima della partita contro l’Italia ha studiato nei minimi particolari le caratteristiche dei nostri giocatori. “Sappiamo tutto di voi-aveva dichiarato alla vigilia della partita contro gli azzurri- Pirlo lo studio dal 2006, Candreva è stata una sorpresa e ho studiato tutti i suoi movimenti”. Niente viene lasciato al caso “dall’esplosivo” che si guadagnò questo soprannome per essere stato espulso, per dieci giornate in Colombia, per aver spintonato il quarto uomo. “Noi conosciamo il grande valore dell’ Italia, voi imparerete a conoscere la Costa Rica” aveva dichiarato nella stessa intervista. Convinto dei propri mezzi è attento e scrupoloso verso i suoi ragazzi. Ha tenuto in gruppo l’ infortunato Sabono e, durante i festeggiamenti del dopo-partita con la Grecia, gli ha portato personalmente le stampelle per permettergli di festeggiare con i compagni.

Una nazione felice la Costa Rica, una nazione che sta vivendo il suo sogno mondiale. “Pura vida” è l’ espressione che sintetizza il concetto di vita dei costaricani ed quello che stanno dimostrando al mondiale. Felicità, voglia di vivere, voglia di dimostrare i propri veri sentimenti. Si piange di gioia in tribuna e in campo, si ride, si festeggia, si lotta, si soffre,si stringono i denti. È “pura vida” in tutto e per tutto. È la semplicità di chi ci spera, ci crede e persegue il proprio obbiettivo con l’ umiltà dei forti. È la ribalta di una nazione che sa quello che vuole. è il momento di una nuova leggenda per “Los Ticos”. È il momento in cui bisogna guardare la Costa Rica come una nazione che, con il calcio, sta impartendo una lezione di vita.

Marco G Caruso

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