Museo Egizio di Torino: l’antichità diventa 2.0 .

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Macchè ritardi e ritardi d’Egitto! La precisione è stata sabauda, questa volta. Ci sono voluti tre anni e mezzo e 50 milioni di investimenti. Però ora è tutto pronto e tirato a lustro. I tre metri di clessidra posti in Piazza San Carlo hanno esaurito il loro ultimo granello. Nonostante i lavori, che non hanno comunque impedito l’apertura del Museo, la deadline è stata rispettata. No, non è un pesce d’aprile. Il secondo Museo Egizio più importante del mondo dopo il Cairo (ma vabè, loro giocano in casa) è nuovo d’interni e pomelli da questa mattina. Alla cerimonia, ad inviti ovviamente,  hanno partecipato, oltre al Ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini, che in preda a crisi fotogeniche, ha scattato un centinaio di foto e giusto un paio di selfie con il direttore Christian Greco e con il presidente della Regione Chiamparino, anche il sindaco Fassino, la Litizzetto, Albano, Ogbonna e Lotito.

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Il Museo Egizio di Torino, fondato nel 1824, è tra i 10 musei italiani più visitati ( solo l‘anno scorso ha ospitato 578mila persone) e tra i primi 100 al mondo. Fu fondato da Carlo Felice di Savoia e conserva reperti provenienti dalla collezione dell’esploratore e diplomatico Vitaliano Donati, dalle campagne napoleoniche in Egitto e da svariate collezioni private, quella di Bernardino Drovetti (oltre 8000 pezzi) e di Ernesto Schiaparelli (che fu direttore del Museo) tra tutte. La tomba intatta di Kha e Merit; il Papiro di Torino, una delle più importanti fonti sulla sequenza dei sovrani egizi; l’intero tempio rupestre di Ellesija; la tomba di Nefertari, quella di Maia ( interamente e perfettamente ricostruita in loco) e molto, molto altro tra papiri, sarcofaghi, amuleti, animali imbalsamati, monili, mummie e documenti dal Paleolitico all’età Copta per un totale di oltre 30 000 pezzi. Ma con un tocco di “effetti speciali” in più e un complesso strutturale decisamente “faraonico”.

Un piccolo video per ingolosirvi. Questo, con i vecchi allestimenti.

L’ambizione è di farlo diventare il secondo museo egizio più importante del mondo. Ma come, non lo è già? “Eh no”, spiega Greco gongolante, “siamo la seconda collezione più importante del mondo. Essere Museo è un’ altra cosa”. “La differenza è nella ricerca”, aggiunge. “Un museo come il nostro, così riallestito, custode di un patrimonio immenso, non potrà esimersi nel fare nuova ricerca. La ricerca oggi è il cuore dell’attività dei grandi musei, un percorso che è andato rallentando negli ultimi anni, per diversi motivi, al quale ora verrà dato nuovo impulso”.

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Oggi infatti lo spazio espositivo si presenta quasi raddoppiato, arrivando a coprire circa 10mila metri quadrati ( inglobando così l’ex galleria sabauda), disposti su quattro piani collegati da un sistema di scale mobili che, nell’ idea dello scenografo e (tre volte) premio Oscar Dante Ferretti, dovrebbero richiamare un ideale percorso di risalita lungo il Nilo ( ma senza dimenticare le analogie con il Po). Connettere, questa la “parola chiave” secondo il direttore Christian Greco,  le opere al loro contesto. E connettere anche in senso più comune. Basterà infatti un click con il proprio tablet o smartphone per tradurre in tempo reale millenari e misteriosi geroglifici e godersi un percorso multimediale senza pari lungo la storia della più misteriosa cultura mai esistita. Sono inoltre presenti numerose slideshow e video interattivi, sarà possibile passeggiare tranquillamente tra sarcofagi in 3D e tra le teche, completamente sostituite da più spaziosi cristalli; le audio-guide e i percorsi saranno in italiano, inglese e arabo ( a sottolineare lo stretto rapporto che abbiamo con questa grande terra che è l’Egitto) e il nuovo percorso cronologico, nel tentativo di spiegare  “perché un museo Egizio a Torino”, sarà uno dei fili conduttori della mostra. Persino il logo è stato cambiato. Forse per velleità internazionaliste, non cita più la parola “Torino”.

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Per festeggiare l’inaugurazione, il 1° aprile l’ingresso al museo è gratuito ( salvo non vogliate donare qualche euro alla Fondazione piemontese per la ricerca contro il cancro), con apertura prolungata dalle 9 alle 24.