Napoli, 10 maggio 1987: primo scudetto e riscatto sociale di una città

Di Fusco, Garella, Taglialatela, Bigliardi, Bruscolotti, Carannante, Ferrara, Ferrario, Filardi, Lampugnano, Marino, Renica, Volpecina, Bagni, Caffarelli, Celestini, Cioffi, De Napoli, Muro, Romano, Sola, Carnevale, Castellone, Giordano e, infine, Maradona.

Questi gli eroi che 27 anni fa fecero impazzire una città intera. Un successo sportivo. Sicuramente. Ma c’era dell’altro. La vittoria del primo scudetto partenopeo era un po’ per tutti il riscatto nei confronti di un dominio calcistico delle potenti Società del Nord. Anche nello sport, alla fine degli anni ’80, erano principalmente le Società del Nord Italia ad avere maggiore rilevanza. Principalmente per l’aspetto economico. Milan, Inter e Juventus su tutte potevano permettersi acquisti “milionari” e potevano offrire contratti ai calciatori che la maggior parte dei club non sognava nemmeno. Ed erano sempre queste squadre di calcio che potevano competere con le altre “potenze” d’Europa.

Ecco. Il 10 maggio del 1987 qualcosa cambiò. Napoli riuscì a catturare l’attenzione in Italia e all’estero spodestando quelle che erano le solite invincibili. La città partenopea esplose al triplice fischio di quel Napoli-Fiorentina (terminata 1-1 grazie alle reti di Carnevale e Baggio). Ed iniziò la festa. Caroselli in tutte le piazze della città. Le strade vennero addobbate di festoni biancoazzurri da lato a lato. Nell’aria un fitto strombazzare di clacson. Auto vecchie furono trasformate in carri sui quali salivano dalle 5 alle 10 persone andando perfino a tagliare i tettucci. Bandiere. Cappelli. Sciarpe. Napoli si colorò di azzurro diventando una sola cosa con il cielo e con il mare.

Era l’inizio di un’epoca felice. Allo scudetto ne seguì un altro e la bacheca si arricchì anche del trofeo europeo che allora si chiamava ancora Coppa Uefa. Una città intera che sentiva di non essere inferiore a nessuno. Quando il Napoli andava in trasferta a Torino contro la Juventus oppure a Milano contro i rossoneri ci andavano non più sapendo di dover compiere un miracolo per uscirne indenni. Bensì con la consapevolezza che erano i padroni di casa a temere la sfida. Poi si sarebbe vinto o perso. Era del tutto irrilevante. La squadra faceva paura e ogni partita diventava avvincente.

Questo era il calcio. Questo è stato il Napoli di Maradona. Questo era lo sport. Non come oggi. Onore a quella squadra che regalò momenti rimasti indelebili nella memoria di moltissimi napoletani.

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