La finale dei sogni che tutti volevano è finalmente diventata realtà. Golden State Warriors e Cleveland Cavaliers si daranno battaglia in una serie al meglio delle sette partite che prenderà il via Giovedì 4 Giugno, con le prime due gare che avranno come teatro la Oracle Arena, la caldissima roccaforte dei Warriors. Si affrontano due squadre agli antipodi, con idee e filosofie di gioco differenti, ma alle quali non mancano anche alcuni punti di contatto: guidate entrambe da due allenatori alla loro prima esperienza in NBA (anche se Blatt, coach dei Cavs, ha già dimostrato di essere un vincente ai massimi livelli europei e Steve Kerr può vantare una importante carriera da giocatore NBA), Cavs e Warriors hanno dimostrato durante tutti i playoffs di essere le due squadre più forti e di meritare la possibilità di diventare campioni NBA, seppur attraverso percorsi differenti. Se da una parte infatti i ragazzi di Kerr hanno dominato la western conference durante tutta la regular season, affidandosi a un sistema di gioco che fa del ritmo e dell’intensità difensiva i suoi punti di forza, dall’altra Cleveland ha innalzato il suo livello di competitività proprio in dirittura d’arrivo, affidandosi a quel Lebron James che l’estate scorsa ha deciso di tornare nella franchigia dell’Ohio, dopo la parentesi Miami Heat, per regale ai Cavaliers il primo trofeo della loro storia.
Inutile nascondersi quindi: Cleveland ha riabbracciato il proprio figliol prodigo e si sente finalmente pronta a vincere. Tutto inizia e finisce con Lebron James. Il prescelto ha dimostrato ancora una volta di essere un vero trascinatore sia a livello di gioco che di leadership: se da un lato infatti le sue statistiche nei playoffs risultano straordinarie (27,6 punti a partita, a cui si devono aggiungere anche i 10,4 rimbalzi e gli 8,3 assist), è altrettanto vero che esse raccontano solo una minima parte del ruolo chiave che Lebron riveste per tutta la franchigia: la sua esplosione in questa post season è infatti coincisa con l’innalzamento del livello di gioco di tutti i suoi compagni, segno evidente che la sua grandezza non risiede soltanto nel mettere a referto statistiche, ma anche nel trascinare ed ispirare i suoi colleghi. Giocatori come Shumpert e J.R.Smith sembrano rinati accanto al “re”, per non parlare dell’apporto stratosferico che sta fornendo Tristan Thompson, che fino all’infortunio di Kevin Love era una riserva con limitato impatto sulle partite e che adesso sembra essere diventato l’ago della bilancia dei Cavaliers. Se a questo buon contorno di squadra aggiungiamo anche un Kyrie Irving completamente recuperato dai fastidi fisici accusati nella serie precedente contro Atlanta (scenario certamente plausibile visti i sette giorni di riposo prima dell’inizio delle Finals) è evidente che Cleveland avrà la possibilità di giocarsi le sue possibilità fino alla fine; anche se per i ragazzi di coach Blatt non c’è via d’uscita: tutto inizia e finisce con Lebron James.
Da una parte Lebron, dall’altra non un giocatore, ma i Golden State Warriors. Kerr si affida alla profondità del suo roster, al talento dei suoi giocatori e a un gioco collaudato per cercare di vincere il titolo al primo anno da head coach. Un basket veloce, spettacolare, fatto di ritmo, letture e spaziature. Ma anche di difesa, tanta e buona difesa. Partano da questa metà campo i Golden State Warriors delle meraviglie di quest’anno, perchè è grazie alla difesa che si genera il loro attacco in transizione che fa impazzire gli avversari, ed è grazie ai vari Green, Barnes e Bogut che l’MVP della stagione regolare Stephen Curry può esprimersi a livelli da all-star giocando ai ritmi a lui più congeniali. Curry viaggia a 29 punti di media nei playoffs con quasi il 44% oltre l’arco dei tre punti: numeri importanti certo, ma che dicono poco o nulla sull’impatto del nativo di Akron sulla sua squadra. Curry ne è sostanzialmente l’anima e il cuore e ad oggi, insieme a Klay Thompson, formano senza dubbio la coppia di esterni più forti della lega. Alla forza d’urto del quintetto base Golden State può abbinare una second unit di livello altissimo (con i vari Iguodala, Livingston e Barbosa), ed è proprio questo, secondo molti addetti ai lavori, a dare un pizzico di vantaggio ai Warriors, visto che la panchina dei Cavs è sostanzialmente ridotta ai soli Smith e Dellavedova. Si affronteranno due squadre fortissime e che cercheranno di ribattere colpo su colpo alle affondate degli avversari; sarà Cavaliers contro Warriors, James contro Curry. Sarà il fascino delle Finals NBA.









