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‘Ndrangheta: appalti pilotati, decine di arresti in tutta Italia

Le cosche della ‘Ndrangheta agevolate da una fitta serie di appalti truccati con contatti in tutta Italia. Questo è ciò che la Guardia di Finanza ha portato alla luce nelle prime di ore del giorno di oggi.
Secondo le inchieste e quanto scoperto dagli agenti, la ‘Ndragheta aveva organizzato un cartello di cui facevano parte imprenditori e pubblici ufficiali. Lo scopo del cartello sarebbe stato quello di turbare le aste e truccare gli appalti. Ora, la Guardia di Finanza accusa questi personaggi di associazione a delinquere, frode nelle pubbliche amministrazioni e corruzione, con l’aggravante di aver agevolato organizzazione di stampo mafioso.

Arresti ‘Ndrangheta: imprenditori e pubblici funzionari

Gli agenti della Finanza stanno ancora indagando; per ora, vi sono già undici funzionari pubblici coinvolti negli affari con la ‘Ndrangheta e diverse imprese segnalate. Inoltre, gli agenti hanno provveduto alla confisca di beni e imprese per una cifra superiore ai 103 milioni.
Tutta l’indagine si è svolta a carico dei profili imprenditoriali dei Piromalli, questo il nome della cosca che opera nei dintorni della Piana di Gioia Tauro.
A coordinare l’operazione, conosciuta con il nome in codice “Waterfront“, è il Procuratore di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri. E con questa operazione, è giunto alla conclusione delle indagini sull’attività imprenditoriale dei Piromalli.

Pochi giorni fa, nella stessa regione i Carabienieri hanno svolto un’operazione volta all’individuazione di 18 soggetti che godevano del reddito di cittadinanza pur non avendo e necessità alcuna. Durante l’operazione, i Carabinieri hanno scoperto che il reddito di cittadinanza veniva assegnato alla moglie di un boss al 41 bis.

Comunque, gli arresti si stanno verificando in tutta la penisola e impegnano circa 500 finanzieri. Per ora, le regioni colpite dall’indagine sono la Calabria, la Sicilia, la Lombardia, la Campania, la Toscana, il Lazio, l’Emilia Romagna, il Friuli Venezia Giulia e il Piemonte. Questo a conferma del fatto che la criminalità organizzata è diffusa nel territorio nazionale e non più confinata in alcune regioni specifiche; quindi, è necessario un fronte comune nel combatterla.

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