Nessuno vuole il Flaminio?

IMG-20151002-WA0012Un pezzo di storia dello sport romano e nazionale che nessuno vuole. Questa in sintesi lo stato in cui versa lo Stadio Flaminio, che ormai si trova nello stato di abbandono più totale. Dove l’erba alta, la ruggine e la sporcizia la fanno da padroni in un impianto, nato dalle ceneri dello stadio del Partito Nazionale Fascista, che ha visto la Nazionale alzare per la prima volta la Coppa del Mondo di calcio, ha ospitato gare di Serie A di Roma e Lazio, e che è stata, fino a pochi anni fa, la casa del rugby italiano, ora lasciato nell’incuria più totale. L’ultima volta che lo stadio ha ospitato un evento sportivo è stato il 19 giugno 2011, quando l’Atletico Roma e la Juve Stabia si sono affrontate nei playoff promozione per la Serie B.

Questa situazione è dovuta agli elevati costi di manutenzione che gravano sull’impianto realizzato dalla famiglia Nervi e inaugurato nel 1959. Infatti, ogni anno il Comune di Roma spende per la manutenzione ordinaria tra i 700 e gli 800mila euro. Senza contare che per rimettere a posto l’intero impianto servirebbe un investimento tra i 6 e i 15 milioni di euro. Per questo motivo le istituzioni cittadine e sportive che si sono succedute nella gestione dello stadio, hanno rinunciato a ogni proposito di riqualificazione.

Dal 2008 fino al 2012, la gestione e la manutenzione del Flaminio era di Competenza alla Federazione Italiana Rugby, che l’ha utilizzata per le gare in casa del 6 Nazioni, tanto da avere pronto un progetto di ristrutturazione dell’impianto. Dopodiché, a causa della scarsa capienza e dell’impossibilità di portare avanti dei progetti di miglioramento dell’impianto, la FIR ha deciso di spostare le gare della nazionale nello Stadio Olimpico.

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Il completo abbandono del Flaminio non solo è una ferita per lo sport, ma anche per l’intera area di viale Tiziano, dove lo stadio si trova a pochi metri da ponte Milvio, e che ha nelle immediate vicinanze l’Auditorium Parco della Musica, il Maxxi e che tra pochi mesi, all’interno dell’ex caserma Guido Reni dove sarà realizzata la nuova Città della Scienza.

“A cavallo della fine del 2012 – ha spiegato in una nota il consigliere ed ex responsabile al dipartimento dello Sport del Comune di Roma, Alessandro Cochi – ci interrogammo quindi su quale soluzione fosse la più idonea e al tempo stesso potesse trovare una sua realizzabilità. Ricordo che fu incaricata la società “Risorse per Roma” di eseguire uno studio di fattibilità con tre ipotesi, in linea con gli standard urbanistici di utilizzo”.“Tale studio venne fatto ma la fine della consiliatura non ci consentì di completare il percorso a suo tempo ideato con l’emanazione conseguente di un bando pubblico”.

M a quanto pare a nessuno sembra importare del Flaminio. A cominciare dal Comune, attuale concessionario dell’impianto. Nel 2013, l’Assessore allo Sport Luca Pancalli aveva dato lo stadio in affidamento temporaneo via provvisoria alla Federazione Italiana Gioco Calcio, allora guidata da Giancarlo Abete, con l’intento di realizzare una mini Coverciano, dove si potessero svolgere le attività agonistiche delle nazionali di calcio giovanili, corsi di formazione per dirigenti sportivi e iniziative di vario genere. Con l’elezione di Tavecchio alla Figc e la sostituzione di Pancalli con Masini, il progetto svanì. Dopodiché l’Assessorato allo Sport, dopo aver definitivamente stracciato il progetto riguardante il rugby, ha passato la gestione del Flaminio a quello dei Lavori Pubblici di Maurizio Pucci. Dall’ufficio stampa dell’Assessorato dichiarano che ora la competenza sia passata all’Urbanistica.

Non interessa neanche alla SS Lazio, cui il Comune ha offerto l’area per realizzare lì il nuovo stadio. Ma il presidente Lotito, troppo preso dalla sua idea di realizzare il suo progetto speculativo all’interno dei terreni di proprietà del suocero Gianni Mezzaroma, ha rifiutato la proposta. Nonostante la richiesta dei tifosi biancocelesti, che vedono nell’area di viale Tiziano il posto dove ha cominciato a giocare la Lazio, poiché in quell’area si trovava il campo della Rondinella, che in poco tempo sono riusciti a raccogliere circa 15mila firme fatte poi recapitare al Comune e alla Regione. Una richiesta, a quanto pare, volutamente ignorata, in particolare dall’Assessore allo Sport della Regione Lazio di allora, Fabiana Santini.

Una situazione quella del Flaminio che grava, non solo sulle sue casse, ma anche nell’immagine, che vuole ospitare le Olimpiadi del 2024. Per fine novembre dovrebbe essere indetto un nuovo bando per la gestione dell’impianto, ma la questione rimane completamente incerta.

Di fronte allo scempio ampiamente documentato dalle inchieste giornalistiche – suggerisce il consigliere Cochi – perché non ripescare quello studio di Risorse per Roma e presentarlo pubblicamente?”

Su questa situazione, è intervenuto il vicepresidente del Comitato Promotore di Roma 20204, Pancalli, dichiarando durante l’incontro con i cittadini del XV Municipio: “Con l’assegnazione dell’Olimpiade, l’impianto sarà risistemato direttamente dal Comitato Olimpico. Il problema però è decidere quale sarà il suo destino dopo i Giochi. Al momento c’è una discussione tra gli assessorati sport e urbanistica, per sapere a chi va la competenza. Bisogna capire quale sarà il progetto che ha in mente Roma Capitale per il dopo Olimpiade”.