Niente profughi: l’Austria li rimanda in Italia.

clandestini

Più di novanta profughi sono stati bloccati dalle autorità austriache, e non sono i primi. “Non hanno nessun documento e non intendono chiedere asilo politico al nostro governo, devono tornare in Italia.”

Viaggi che durano settimane, ammassati prima su di un barcone che a malapena si tiene a galla, e poi in treno, con la flebile speranza di un futuro più roseo per sé e per le proprie famiglie. I più fortunati riescono magari ad eludere i controlli della gendarmeria per poi cercare fortuna al nord, in Germania o nelle terre scandinave, ma la maggior parte viene bloccata alla frontiera per poi essere rispedita nel paese di provenienza, che in questo caso si tratta dell’Italia. Per molti di loro il nostro Paese viene visto come una tappa provvisoria, non si immaginano che una volta arrivati in Austria non verranno fatti né passare, né accolti dal governo di Vienna: ma è così, e l’Europa sembra voltare il suo sguardo nella direzione opposta, dimenticandosi di ciò che succede tra le montagne tirolesi.

Nella notte tra il 12 ed il 13 luglio, 93 profughi che si trovavano nei pressi della stazione ferroviaria del Brennero sono stati rimandati in Italia senza troppi convenevoli, di fatto rispedendo al mittente il problema della loro collocazione: i controlli sulle frontiere austriache sono quasi raddoppiati, ed i 93 sfortunati sono soltanto i primi di una lunga serie di espulsioni che ormai è arrivata a toccare una cifra di oltre 1500 persone. Perché stiamo parlando di persone, e non di numeri, ma all’Austria – e non soltanto – questo non sembra importare minimamente.

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C’è però da sottolineare che la “colpa” di tutto ciò è anche da attribuire all’Italia: il nostro governo ha infatti firmato gli “Accordi di riammissione degli immigrati clandestini”, ed in base a questi accordi l’Italia ha l’obbligo giuridico di riammettere nel proprio territorio i profughi respinti, cosa che l’Austria può non fare. Secondo l’articolo 18 del nostro testo unico sull’immigrazione, donne, bambini o persone in grave pericolo devono essere accolte ed accudite nel miglior modo possibile, ma nel ventunesimo secolo non dovrebbe esserci un pezzo di carta che specifica il comportamento da attuare verso una persona in difficoltà: dovrebbe essere la morale e la sensibilità dell’uomo a spingere ogni stato dell’Unione Europea a fare la sua parte verso questo esodo forzato e disperato, cosa che invece non avviene.

Urge trovare una soluzione a questo problema, ricordando all’Europa che non si è uniti soltanto quando fa più comodo, ma lo si è anche nel momento del bisogno.