Nada Cella aveva solo 24 anni quando la mattina del 6 maggio del 1996 fu brutalmente uccisa nello studio del commercialista Marco Soracco, per il quale lavorava come segretaria.
Sono le 7:50 quando Nada arriva allo studio, che si trova proprio al piano inferiore del condominio in cui Soracco viveva al tempo con la madre. Inizia a lavorare, compila alcuni fogli al computer, dopo di che, alle 8:50 circa, Nada effettua l’ultima operazione al pc, poi il buio.
Soracco scende allo studio circa 20 minuti dopo, sono circa le 9:10 quando trova Nada a terra, riversa in una pozza di sangue, ormai in fin di vita: Nada si spegnerà poco dopo in ospedale. I vicini diranno di aver sentito un tonfo, come di un oggetto metallico pesante che cadeva per terra (probabilmente l’arma del delitto), poi dei passi veloci per le scale. Ma nessuno, quella mattina, ha visto in viso l’autore dell’assassinio.
Dopo le indagini degli inquirenti, salterà fuori un nome: A. C., indagata ma solo per un breve periodo. La donna non è mai stata interrogata.
A 25 anni di distanza, però, una criminologa inizia a effettuare di sua spontanea volontà delle indagini. L’esperta si era laureata, anni e anni fa, proprio con una tesi sul caso Cella, e per anni aveva svolto indagini su questo caso mediatico di cronaca nera, che la aveva particolarmente colpita.
Si tratta di Antonella Pesce Delfino. La criminologa, tramite le sue minuziose indagini, è riuscita a fare riaprire il caso. E a far riaprire le indagini proprio nei confronti della C., che, pare, nutrisse un interesse verso Soracco, e per questo, accecata dalla gelosia, potrebbe avere ucciso Nada.
Dentro allo studio, venne infatti ritrovato un bottone di una giacca con una stella sopra. Gli stessi bottoni, vennero trovati a casa della C. ma tutta la vicenda cadde nel vuoto.
Un particolare inquietante però emerse in quel periodo. Una cliente dello studio chiamò per quattro volte. Una prima telefonata, alle 8:45 circa, che cadde nel vuoto. Alla seconda telefonata, subito dopo, rispose una voce femminile che non era quella di Nada, che diceva infastidita alla sua interlocutrice che non si trattasse dello studio di Soracco. La donna richiama, e risponde la stessa voce, che le dice nuovamente di aver sbagliato numero. Al quarto tentativo, alle 9:10, risponde Soracco in persona, che le riferisce di aver appena trovato la sua segretaria in fin di vita, e con in cranio fracassato, probabilmente vittima di una brutale aggressione.
Ma c’è di più: pochi giorni prima di morire, Nada aveva confidato alla madre che il fanale della sua bicicletta era stato rotto. E di averle anche detto di sospettare chi poteva essere stato. La donna ha raccontato ai giornalisti de La Vita in Diretta: “Nada mi ha detto ‘Mamma, mi hanno rotto un fanale della bici’, e io le ho detto: ‘Ma come TI hanno rotto? Sarà stato un incidente, magari qualcuno lo ha urtato’ e lei mi ha detto: ‘No mamma. E’ fatto di proposito, si capisce, qualcuno lo ha fatto apposta’ e allora io le ho chiesto: “Hai dei sospetti?’ e lei mi ha detto che pensava fosse stata la C.”
La riapertura delle indagini ad opera della Pesce Delfino ha suscitato, però, le ire di A. C., e ieri, a Chi l’Ha Visto, sono stati tramessi gli audio che la donna ha inviato alla criminologa.
“Su che cosa stai indagando? Eh? Come fai a sapere tutte queste cose su di me? E poi cosa mi chiedi dei cani? Io non ho solo un cane, ne ho due. Cosa vuoi sapere? Ho un altro cane che se vieni di nuovo qua, ti spappola viva. A te, e quell’altro drogato di m**** con il quale sei venuta“
E ancora: “Ma non ti preoccupare, che adesso sono qui. Così gli indovinelli me li fai in tribunale, brutta st***** che non sei altro“.
“Non fare la finta tonta s******, come facevi a sapere che uscivo con quello e tutti i c***i miei? E di quello bassino, come facevi a saperlo? Hai paura eh? Adesso sono qua, non ti preoccupare“.
Adesso il motorino della donna è stato posto sotto sequestro, per cercare tracce del DNA di Nada Cella.









