Operazione antimafia tra Lombardia ed Emilia

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“La mafia al Nord non esiste”: ci ricordiamo tutti queste parole di un signore, allora ministro degli Interni e oggi governatore della Lombardia, secondo cui le esternazioni di Roberto Saviano, che parlava di infiltrazioni mafiose nel Settentrione, erano frutto di menzogna e cialtroneria.

L’operazione di stamattina smentisce tutto ciò: tra bassa Lombardia ed Emilia, sono stati compiuti arresti nei confronti di alcuni affiliati alla ‘ndrangheta. La procura di Bologna ha emesso nove ordinanze di custodia cautelare per altrettanti affiliati tra Parma, Reggio Emilia, Mantova e Cremona: già a gennaio, cento erano stati gli arrestati per associazione mafiosa nel Parmense e nel Reggiano. Ora, però, l’obiettivo è più preciso: la cosca dei Grande Aracri, crotonesi di Cutro, ma ormai insediatisi da anni a Brescello, il paese di Don Camillo e Peppone, in provincia di Reggio ma più vicino a Parma che al capoluogo. Nella zona tra Brescello, Boretto, Luzzara e Guastalla sono state compiute anche molte perquisizioni a carico di liberi professionisti considerati i colletti bianchi delle cosche.

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Tra gli arrestati, con le accuse di reimpiego di denaro di provenienza illecita e di associazione mafiosa, anche insospettabili prestanome. I pubblici ministeri di Bologna Alfonso, Mescolini e Ronchi hanno anche ordinato il sequestro di nove società e di beni appartenuti alla cosca calabrese per circa 330 milioni: alcune di queste società avevano anche vinto appalti all’estero. Autonoma rispetto alla casa madre crotonese, la cosca emiliana aveva intestato società a soggetti esterni per riciclare somme di denaro di provenienza illecita. I beni erano tutti di proprietà del capo dei capi della cosca, Nicolino Grande Aracri.

Stefano Malvicini

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