OPG. E quindi uscimmo a riveder le stelle?

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Sono state le uniche che hanno fatto i compiti. Perchè la scadenza, già vittima di proroghe su proroghe( se ne parla dal 2010), è il 31 marzoPisticci (MT) sarà la prima città ad ospitare una REMS (residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), in attuazione della legge 30 maggio 2014, n.81. La struttura da dieci posti letto è finalmente ultimata e lunedì 30 marzo verrà inaugurata. La Giunta regionale è molto orgogliosa. Ha spiegato: “la Basilicata è la prima in Italia nel superamento degli OPG, dando concreta attuazione ad una delle maggiori riforme civili del Paese”. Bologna risponde nel pomeriggio. Ultimata la prima struttura della città, in via Terracini, “La casa degli svizzeri”, 14 posti letto. Opererà un’equipe composta da uno psichiatra, due psicologi, 14 infermieri, sette operatori socio-sanitari, quattro educatori, un assistente sociale e uno amministrativo. La vigilanza del perimetro esterno sono regolati da un accordo con le Forze dell’ordine (che potranno essere allertate direttamente dagli operatori premendo un pulsante). Inoltre la REMS sarà sorvegliata da un servizio di vigilanza privato. Decisamente meglio di Aversa? Se non altro, non ti becchi l’epatite.

AuslBO-REMS_20241-632x515    “Casa degli Svizzeri”, interno.

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Non a tutti è piaciuta la soluzione. Però qualcosa è migliorato. Stando alle lamentele degli internati, le acque si sono smosse. Che fatica però.

Per renderci conto di quanto è accaduto, facciamo qualche passo indietro.

Per oltre un secolo e mezzo sono stati dei luoghi indegni di sofferenza e di oblio. Questi muri scrostati e queste celle, hanno raccontato molte storie. Come quella di Vito De Rosa ad esempio, Ospedale psichiatrico giudiziario di Napoli. Era stato arrestato a 17 anni per l’omicidio del padre. Un delitto, si scrisse, scatenato dalle violenze subite. Venne dimenticato. Dai familiari, dalla giustizia, dal sistema sanitario. Dopo 50 anni era ormai diventato il fantasma di se stesso, inebetito da elettroshock e letti di contenzione, eppure rimaneva dentro, vittima di un groviglio di insensatezza burocratica e negligenza amministrativa.  Oppure Aldo Trivini, a 22 anni finito dentro per un furto . Riesce a girare un pioneristico – almeno qui in Italia- documentario in 8 mm da cui nascerà il saggio Cronache da un manicomio criminale. Un piccolo grande capolavoro dell’ horror, la prima vera opera di denuncia verso queste strutture. Ma il numero di internati per errore, non più pericolosi, è comunque molto, troppo alto.

Il padre della Criminologia, Cesare Lombroso, definiva i ” folli rei” come ” i delinquenti per i quali la prigione è un’ingiustizia e la libertà è un pericolo”. L’articolo 222 del codice penale infatti, recita così:  ” Nel caso di proscioglimento per infermità psichica, ovvero per intossicazione cronica da alcool o da sostanze stupefacenti, ovvero per sordomutismo, è sempre ordinato il ricovero dell’imputato in un ospedale psichiatrico giudiziario per un tempo non inferiore a due anni […]. La durata minima del ricovero nell’ OPG è di dieci anni, se per il fatto commesso la legge stabilisce l’ergastolo, ovvero cinque, se per il fatto commesso la legge stabilisce la  pena della reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a dieci anni.” E fin qui, tutto bene.  Essendo l’OPG una misura di sicurezza( detentiva), non ha un massimale. In pratica, finché permane la pericolosità sociale – a discrezione del giudice e data dai criteri oggettivi e soggettivi dell’articolo 133 c.p. – c’è anche la misura di sicurezza.  Il problema è che è davvero un paradosso essere “curati” in strutture del genere. Anche perchè, solo in Lombardia, a Castiglione delle Stiviere, la struttura è in mano alla A.S.L e c’è personale medico. Le restanti cinque strutture (Aversa, Napoli, Barcellona Pozzo di Gotto, Reggio Emilia, Montelupo Fiorentino), oltre a cascare a pezzi, non hanno che agenti di polizia penitenziaria come addetti. Si tratta di strutture di puro contenimento con fini custodialistici. Da Presa Diretta, guardate l’indagine parlamentare condotta dall’odierno sindaco di Roma, Ignazio Marino. Da queste riprese è stato tratto anche il bellissimo documentario Lo Stato della follia:

Furono chiamati “ergastoli bianchi” proprio per questo: una volta dentro, quelle porte potevano chiudersi per sempre. Ci volle la riforma dell’ordinamento penitenziario del 1975 e il D.P.R. n. 431 del 1976 a rendere queste strutture effettive, e la legge Basaglia, due anni dopo, a far scomparire definitivamente la logica manicomiale. Almeno sulla carta. Si, perchè le soluzioni sono rimaste praticamente tutte li.  Le parole dell’articolo 27 comma 3 della Costituzione: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. L’OPG, alla lettera, non è una pena.  Ci siamo capiti.

Questo, il passato. Oggi, finalmente, il numero di internati presenti in queste strutture sta progressivamente diminuendo. Innanzitutto, per il maggiore utilizzo della libertà vigilata; in seguito, grazie alla famosa l. 30 maggio 2014, n.81, recante “disposizioni urgenti in materia di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari”. Si tratta di una mini-riforma, ma di importanza sostanziale. Innanzitutto, l’art. 1 comma 1 ha positivizzato il principio di sussidiarietà nell’applicazione di questa misura e di quella della casa di cura e di custodia. L’OPG verrà dunque utilizzato in extrema ratio. Inoltre, sono cambiati i criteri di pericolosità. Per cominciare, niente più ” condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo” ( era il numero 4 del secondo comma dell’art. 133). E, per finire, è stato fatto in modo che le (numerose) disfunzionalità organizzative e strutturali degli istituti non ritardassero la fuoriuscita degli internati dall’OPG. Ultimo, ma non meno importante, è che le misure di sicurezza detentive non potranno avere una durata massima superiore a quella della pena detentiva comminata per il reato commesso. Il che equivale a dire che, finalmente, un massimo c’è. Sebbene questa “riformina” abbia suscitato parecchie perplessità ( riguardanti non solo le linee teoriche, ma anche quelle di opportunità politico-criminale), l’articolo 222 c.p non è stato cambiato di una virgola. Ma l’intento non era tanto quello di cambiare la legge, quanto più quella di ” svuotare” le strutture attraverso il superamento della loro applicazione.

Il tutto dovrebbe avvenire appunto attraverso le REMS che, come strutture dislocate nel territorio, frutto di un accordo tra Stato e Regioni, garantirebbero un personale medico specializzato e un trattamento più umano ed efficiente a tutti pazienti, tra cui le donne ( finora internate solo a Castiglione). Secondo l’Accordo in Conferenza Unificata per il “Regolamento delle REMS”, sono previsti Accordi tra Regioni/Asl e Magistratura, con l’obbligo di inviare i Progetti Terapeutico Riabilitativi anche per i nuovi ingressi al Ministero della Salute. Questo permetterebbe di chiudere il rubinetto a nuovi internamenti. La struttura, non più detentiva ma medico-ospedaliera, dovrebbe impedire la rinascita di mini-OPG. La riforma degli OPG, secondo molti, non ha avuto precedenti in tutta Europa.

Ma non sono tutte rose e fiori; le critiche sono tante e da fronti diversi. Innanzitutto le associazioni anti-Opg, che non si accontentano della misura, fustigano i ritardatari e spingono verso una progressiva riduzione delle REMS senza il bisogno di crearne altri. Secondo loro, ne chiuderebbero uno per aprirne un altro.  La soluzione sarebbe lo spazio abitativo: gruppi- appartamento di massimo 4-5 persone, inseriti in contesti di civile abitazione e con assistenza di personale qualificato delle Aziende Sanitarie, evitando qualsiasi forma di esternalizzazione. Problemi nascono inoltre dalle Regioni e dalla Città con problemi amministrativi e di spesa, per i quali, la strada del risparmio “utile” ( ristrutturiamo) è quella da seguire. Altri ci vedono il solito magna magna degli appalti, senza un cambiamento della sostanza, prendendosela sopratutto con l’esecuzione presso strutture private( almeno all’inizio) delle misure di sicurezza( 200 euro al giorno per un letto, effettivamente, non è male). Altri ancora, definiscono le strutture non ancora del tutto idonee ad ospitare gli internati e sostengono l’impossibilità di cura e solo quella di correzione di alcuni di questi. Infine molti vogliono semplicemente una modifica dei vecchi OPG, altri l’utilizzo edifici in disuso, senza la costruzione di nuove strutture, come sta effettivamente accadendo il Lombardia, Sicilia, Lazio, Puglia e Calabria. Nessuno ha ancora speso una parola per denunciare lo spreco di denaro pubblico investito in strutture che andranno completamente in disuso. I prezzi sarebbero altini. Sui 60 milioni tra ammodernamenti, ristrutturazioni e costruzioni. La questione è comunque molto, molto delicata. Anche perchè questa misura è subordinata al trasferimento “troppo rapido” degli internati non pericolosi verso diverse strutture, il che, dicono alcuni, potrebbe essere uno shock per tutti, internati compresi. Quando nel 2009 si è cominciato a discutere  della chiusura dei sei OPG, gli internati erano circa duemila. Al 17 marzo scorso erano scesi a 704. Di questi ultimi, secondo il DAP, solo il 10 per cento può seguire percorsi terapeutici alternativi. Dunque sono circa seicento i “sofferenti psichici” che le varie regioni dovranno ospitare nelle loro strutture. Non sono tanti, vale la pena di ricementificare mezzo mondo?

Lo sapremo placidamente, come al solito. E infatti bisogna ancora aspettare tutti gli altri. La Lombardia, lemme lemme, riconvertirà l’(ottimo) OPG di Castiglione delle Stiviere, che servirà anche Liguria e Piemonte con una convenzione. Il progetto è quello di un mega-REMS con sei moduli organizzati per patologie prevalenti. In Campania, procede a spron battuto il programma per rendere disponibili due REMS da 20 posti-letto ciascuna cui si aggiungono due strutture intermedie residenziali e una RSA per  ulteriori 38 posti complessivi. A ciò si aggiunge l’articolazione dei Dipartimenti di Salute Mentale che garantisce l’assistenza in carcere. L’OPG di Reggio Emilia, pur essendo pronto a dimettere le persone internate della regione, resterà aperto ben oltre il 31 marzo per la presenza di altre regioni, ad esempio del Veneto, che “si rifiutano” di ospitare ex detenuti degli OPG, non hanno predisposto programmi alternativi e sono quindi a rischio di commissariamento. La Toscana ha identificato le strutture da destinare a REMS, utilizzando anche risorse strutturali private, cosa che ha suscitato molte, molte perplessità. Quindi c’è la provincia di Bolzano, la Sicilia e il Lazio. Qui, nelle varie sedi individuate, saranno necessari lavori di adeguamento. Dei bandi per alcune gare d’appalto però, neanche l’ombra. Interessanti l’Abruzzo e Molise, la cui REMS è bloccata da un ricorso al Tar. Il comune individuato, e le cittadine vicine, semplicemente non vogliono “i matti” nel loro primaverile giardinetto fiorito.

C’è ancora molta oscurità e ci vorranno anni per vedere il quadro completo. Ma, cercando di non impazzire, aspettiamo che le nubi si dipanino.