Pachystruthio: l’Europa ai tempi dello “struzzo” gigante

Quasi due milioni di anni fa, l'Europa era abitata da giganteschi uccelli, pesanti quanto orsi polari

Un team di paleontologi ha recentemente compiuto un’importante scoperta nella penisola di Crimea. I ricercatori hanno infatti identificato i resti del più grande uccello mai rinvenuto in Europa: Pachystruthio dmanisensis. Lo studio è frutto della collaborazione fra la Russian Academy of Sciences, la Vernadsky Crimean Federal University e la Lomonosov Moscow State University.

Gli uccelli che dimenticarono come volare

Pachystruthio dmanisensis è un membro dei paleognati, un antico gruppo di uccelli che – secondo alcuni studi – sarebbe apparso nel Cretaceo Inferiore, più di 100 milioni di anni fa. Sebbene in passato esistessero numerose specie capaci di volare, l’evoluzione ha portato questi animali a perdere tale abilità, lasciando il dominio dei cieli ai cugini neognati (i moderni uccelli volatori).

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Un simile fenomeno potrebbe sembrare inspiegabile, in quanto la capacità di volare garantisce agli uccelli numerosi vantaggi, come la possibilità di migrare su lunghe distanze o sfuggire ai predatori.

Tuttavia, bisogna considerare che il volo è un’attività estremamente dispendiosa a livello energetico, e richiede un metabolismo molto elevato. Per tale ragione, la perdita dell’abilità di volare ha permesso ai paleognati di risparmiare preziose risorse.

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Il secondo elemento distintivo di questi uccelli è rappresentato dalla loro taglia. Infatti, numerose specie hanno sviluppato dimensioni eccezionali, probabilmente come forma di difesa dai predatori (non essendo più in grado di sfuggirgli volando).

Tra queste, il moa era un gigantesco uccello che abitava le foreste neozelandesi. Poteva raggiungere i 3,6 m di altezza e pesare oltre due quintali. Purtroppo, questo splendido animale si estinse appena 6 secoli fa, principalmente a causa della caccia incontrollata da parte delle popolazioni locali.

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Fra i più noti rappresentanti attuali dei paleognati figurano lo struzzo – caratteristico dell’Africa – gli australiani emù e casuario, e il kiwi – un piccolo uccello endemico della Nuova Zelanda.

Un gigante in Europa

Il fossile – un femore di quasi 40 cm di lunghezza – è stato ritrovato all’interno del sistema di grotte di Taurida, nella parte settentrionale della regione del Mar Nero. Queste caverne – scoperte per caso durante la costruzione di un’autostrada – si sono rivelate una ricca fonte di reperti risalenti a quasi due milioni di anni fa (Pleistocene Inferiore).

Qui, assieme ad ossa di antichi bisonti, rinoceronti e cammelli, giacevano i resti di un gigantesco uccello, identificato dai paleontologi come Pachystruthio dmanisensis. Secondo le stime dei ricercatori, questo animale era un vero e proprio colosso, con un’altezza pari a 3 m e un peso superiore ai 450 kg. Per fare un paragone, lo struzzo – il più grande uccello attualmente esistente – si ferma ad “appena” 150 kg.

Prima d’ora, nessuno avrebbe mai immaginato l’esistenza di un simile animale in Europa. Con le sue eccezionali dimensioni, P. dmanisensis è superato solo da alcune specie di uccelli come Aepyornis maximus (fino a 540 kg) e Vorombe titan (oltre 700 kg), entrambi originari del Madagascar.

I vantaggi di essere un peso massimo

Come affermato nel relativo articolo, il femore risale a circa 1,8 milioni di anni fa. All’epoca, le regioni del Caucaso furono interessate da una crescente aridità, causata dall’instaurarsi di condizioni glaciali.

Secondo i paleontologi, è possibile che tale fenomeno abbia spinto Pachystruthio ad aumentare la propria taglia. Infatti, alcuni studi dimostrano che dimensioni maggiori permettono agli animali di tollerare meglio la carenza di risorse.

Tuttavia, questo non era l’unico vantaggio offerto dalla taglia. Infatti, non bisogna dimenticare che l’Europa orientale era abitata da temibili predatori, quali la gigantesca Pachycrocuta brevirostris – una iena che poteva superare il quintale di peso – e le tigri dai denti a sciabola, come Homotherium. Inoltre, l’arrivo dei primi esemplari di Homo erectus avrebbe rappresentato un’ulteriore minaccia.

Indubbiamente, le elevate dimensioni avrebbero fornito a Pachystruthio un’ottima protezione dalla maggior parte dei carnivori. Non solo, la struttura del femore suggerisce che questo uccello possedesse un corpo relativamente agile, più simile a quello di uno struzzo che non di altri uccelli giganti (come Aepyornis maximus).

Grazie alle sue discrete abilità cursorie, Pachystruthio avrebbe potuto sfuggire a quei predatori abbastanza coraggiosi da affrontare un uccello di quattro quintali.

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