Parte dello sport è preoccupato dal decreto Dignità

Misure drastiche che forse rischiano di penalizzare il nostro paese

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 13 luglio, con effetti a decorrere dal giorno successivo, il cosiddetto “Decreto Dignità” è adesso legge.

Ha ricevuto il lasciapassare sia dalla Camera dei Deputati (312 favorevoli, 190 contrari, 1 astensione) che dal Senato della Repubblica (155 favorevoli, 125 contrari, 1 astensione) a inizio del mese d’agosto. Nel momento in cui scriviamo il testo è in attesa della firma del Presidente della Repubblica e dell’ulteriore pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (con le variazioni introdotte durante la discussione parlamentare) così da diventare pienamente operativo.

Una direttiva che avrà effetti anche sul settore del gambling.

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Il testo prevede infatti il blocco totale della pubblicità per il gioco d’azzardo (e dal 2019 anche delle sponsorizzazioni sotto qualsiasi forma). Si salvano, per così scrivere, quei contratti già stipulati e che avranno efficacia, al massimo, fino a dodici mesi dall’entrata in vigore della normativa. Sopra i gratta e vinci, come per i pacchetti di sigarette, sarà applica la scritta “nuoce gravemente alla salute“. Le slot machine (AWP) e le videolottery (VLT) potranno funzionare solo con l’introduzione della tessera sanitaria e saranno oggetto di due aumenti del PREU, il prelievo erariale unico, il primo in programma il prossimo 1 settembre 2018, il secondo a inizio maggio 2019. Infine, è previsto un logo “no slot” per quegli esercizi dove non sarà praticato il gioco d’azzardo.

Provvedimenti che hanno fatto suonare un campanello d’allarme in alcune componenti dello sport italiano.

Nello stesso giorno in cui il “Decreto Dignità” riceveva l’OK a Palazzo Madama, infatti, la Lega di Serie A, la Lega Basket, la Lega Pallavolo di Serie A Maschile e Femminile, prendevano posizione diramando un comunicato congiunto. Oltre cento club professionistici sparsi lungo tutto il territorio nazionale, dalla Lombardia alla Calabria, che si dichiarano preoccupati per l’impatto che avrà il divieto di pubblicità e di sponsorizzazione e che “chiedono di essere coinvolti nel processo di riordino del settore del gioco d’azzardo“.

Concordi nel voler ridurre il rischio da ludopatia, nel voler contrastare il gioco d’azzardo illegale, vale a dire quello non autorizzato dall’ADM, come al contrario è https://casino.netbet.it/, e nell’impedire le frodi a danno dell’erario, queste società pongono interrogativi che non possono essere liquidati senza un dibattito che tenga conto anche del panorama europeo.

Qualche esempio?

Le nuove norme proibiranno alle squadre di griffare le loro casacche con sponsor legati al betting. Nel recente passato ci sono stati diversi top club del Vecchio Continente che hanno avuto per main sponsor dei bookmaker. Per provare a farci due conti in tasca sul possibile mancato guadagno partiamo dai numeri dell’ultima stagione di Serie A, con la pubblicità meno remunerativa che ha comunque staccato un assegno da 500.000 euro per comparire sulle magliette di una squadra di seconda fascia.

Senza scordare che meno entrate significherà, fra le altre cose, minori possibilità di operare sui mercati internazionali e approntare dei roster all’altezza delle competizioni europee.

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