Peppino Impastato, a 40 anni dalla sua morte, il ricordo del ragazzo che beffeggiò la mafia

"Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda!"

La notte tra l’8 e il 9 maggio 1978, Peppino Impastato, giornalista e attivista politico, fu ucciso dalla mafia. Picchiato a morte in un casolare di Cinisi (Palermo), fu legato ai binari della ferrovia Palermo-Trapani, con una carica di tritolo, per far credere che fosse morto mentre preparava un atto terroristico.
Nel 1977 aveva fondato “Radio Aut”, una radio libera ed autofinanziata, attraverso i cui microfoni derideva e denunciava le attività mafiose di Cinisi e Terrasini. Il capomafia Badalamenti era per lui “Tano Seduto”.
La matrice mafiosa per la sua morte è stata riconosciuta solo sei anni dopo il delitto, grazie all’impegno del fratello Giovanni e della mamma, Felicia Bartolotta. L’11 aprile 2002 Gaetano Badalamenti fu riconosciuto colpevole e condannato all’ergastolo.
“Mio padre, la mia famiglia, il mio paese! Io voglio fottermene! Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Io voglio urlare che mio padre è un leccaculo! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”. Le sue prime, vere lotte contro la mafia, Peppino le aveva combattute tra le mura di casa, prendendo le distanze dal padre Luigi, mafioso ed amico dello stesso Badalamenti.

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