Economia
Pignoramenti stipendi e pensioni: dal nuovo stop fiscale ai limiti di prelievo esistente

Il rischio di un nuovo lockdown, chiusure e restrizioni per tutti: ecco i motivi di un nuovo stop a pignoramenti, decreti ingiuntivi e cartelle esattoriali. Tutto ciò che doveva ripartire il 16 ottobre viene posticipato. Si parla soprattutto di fisco ma questa decisione potrà avere ripercussioni giuridiche e procedurali anche su debiti e situazioni private.
Fino al 2021, per effetto del nuovo decreto definito “light”, l’Agenzia delle Entrate blocca l’attività di notifica, scrittura cartelle e l’avvio di procedure nuove.
Fino al 31 gennaio, vengono sospesi anche i pagamenti sulle cartelle già ricevute e il pignoramento degli stipendi e delle pensioni. Lo stop è stato chiesto con forza da imprese e contribuenti, rappresentati anche da associazioni e sindacati. Italia Viva e Movimento Cinque Stelle si sono battuti per far inserire nel decreto il nuovo blocco esattoriale.
Per sostenere la ripresa e anche i lavoratori e le imprese colpite, arrivano insieme il nuovo blocco dei licenziamenti e la proroga della cassa integrazione Covid. Ci vorranno circa dieci giorni per definire l’attuazione delle nuove misure. L’intento è quello di limitare l’impatto sul mondo produttivo e del lavoro, rafforzare la sicurezza sanitaria, stimolare la ripartenza del paese.
Pignoramenti su stipendi e prelevamenti conto terzi: i limiti
- Il pignoramento dello stipendio può avvenire presso terzi proprio come la pensione. Chi deve riscuotere il debito può chiedere al datore di lavoro e all’Inps il ritiro delle somme utili a coprire il dovuto, anche mensilmente.
- Il pensionato è considerato un soggetto economico più debole rispetto al lavoratore e per questo ha, oltre ad un limite di prelievo, una parte della pensione protetta e definita minimo vitale.
- Per legge, il creditore non può chiedere una somma superiore al quinto dell’importo mensile netto, in alcuni casi è portato ad 1/7 o ad 1/10. Se ci sono più creditori, il prelievo non può superare più della metà dello stipendio.
Se il pignoramento del lavoratore avviene presso banca, possono avvenire due cose. Il rispetto del limite fissato ad un quinto dello stipendio o il prelievo solo di una parte corrispondente al triplo dell’importo dell’assegno sociale.
I pensionati hanno maggiori tutele: il minimo vitale per legge
- I pignoramenti delle pensioni possono avvenire presso l’Inps, altro ente previdenziale, o presso banca.
- Per il pensionato è stata stabilita la tutela del minimo vitale, ovvero una somma calcolata e definita necessaria per vivere che non può essere aggredita dai creditori.
- Secondo il codice civile, articolo 545, la parte non pignorabile corrisponde all’assegno sociale mensile aumentato della metà. Essendo un importo che varia di anno in anno, per il 2020 corrisponde a 689,74 euro.
- Sulla parte rimanente della pensione rimane il limite di un quinto (oppure 1/7 e 1/10) come lo stipendio.









