Poliziotto uccide il figlio di 10 settimane con un pugno

Australia: per anni aveva sostenuto la tesi di una manovra di rianimazione sbagliata: la confessione la scorsa settimana.

Photo Credit: Seven News

Un agente di polizia del Queensland, Australia nord-orientale, con un pugno ha ucciso il figlio di sole dieci settimane. Il colpo è stato così violento da “spappolare” il fegato del piccolo e danneggiare altri organi interni. Ne dà notizia il “Sydney Morning Herald”.

Un gesto insensato

Colin Randall, “senior constable”, era da solo in casa. L’insensato gesto di violenza, si è appreso, fu provocato dalla frustrazione che l’uomo stava provando in quei giorni per non aver potuto trasferirsi nella città di Hervey Bay. Questo almeno è ciò che è venuto fuori dall’udienza davanti alla Corte suprema di Brisbane, oggi, 24 aprile.

L’allora 37enne era ossessionato dal desiderio di trasferirsi, ma la sua domanda era stata respinta.
La mattina in cui uccise suo figlio la moglie era fuori a fare spese. Randall era rimasto in casa e aveva messo il bimbo su un seggiolino a dondolo. Alla corte l’uomo ha riferito di essersi piegato verso il figlio e di averlo colpito una volta.
Il colpo provocò gravi lesioni interne, dalle quali il bambino non si riprese mai più.

Arresto cardiaco

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“A causa del trauma il bambino andò in arresto cardiaco”, ha ricordato il procuratore Phil McCarthy.

In ospedale i medici tentarono di rianimarlo per due ore e mezzo, ma inutilmente.

Per tre anni e mezzo la versione di Randall è stata che le lesioni erano state provocate da una rianimazione cardio-polmonare da lui praticata in maniera erronea, malgrado la sua comprovata familiarità con quella tecnica. Una versione piuttosto incredibile, secondo l’accusa.

La confessione

Per anni Randall ha sostenuto la stessa menzogna con la ex moglie, coi medici e con gli investigatori: e cioè che al momento della disgrazia stava usando l’aspirapolvere e che il bambino era nel seggiolino. Aveva sostenuto che a un certo punto s’era accorto che il piccolo era incosciente e privo di riflessi.

La scorsa settimana però l’uomo ha deciso di confessare.

Il processo è ancora in corso. Si ritiene che l’accusa possa chiedere una pena di quattro anni di reclusione.