Povera Italia.

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Le critiche non ci mancano, quello che ci manca, forse, sono le persone che mettono in atto i rimedi a costo di “rimediarli” senza svendere dignità e un briciolo di un onore come  conseguenza naturale.

In questo contesto nazionale, più che “parlare” di cose che non vanno non si fa. Tutto o quasi funziona, si, ma solo in superfice. Oltre e sotto la superfice ci sono solo “incollaggi” che tengono solo per equilibri tenui apparenti  e malfermi. Basta un nonnulla; un acquazzone di qualsiasi tipo  più forte, o un movimento economico negativo di borsa, che  tutto salta “ingrippandosi”, su di  un  fragile “disegno sociale” ormai rarefatto.   Anni di principi democratici, sciupati in  decenni interi di volontà fatiscenti,  tutto questo ha  fatto marcire un sistema che non funziona più,  perché tutte le cose che funzionavano sono state “demolite” e svuotate della loro forza originaria, e  questo è sotto gli occhi di tutti.

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Il tempo è finito, lo spazio pure, e tutte e due, sia tempo che spazio,   stanno correndo troppo veloce. Rinchiusi in “orticelli” senza più un preciso futuro cui guardare,  noi  rincorriamo speranze, ma siamo anche  senza più spirito  né voglia, mancano  quelle  forze umane  che nascono  da  autentici e degni    valori in cui credere veramente fino in fondo; la forza d’animo è stata abolita già da tempo sotto i colpi di un individualismo mellifluo,  sconsideratamente sollecitato  dai “media”. Gli scenari quotidiani sono stati costruiti per le visioni in diretta di mondi  uguali e contrari fra di loro, cosi che   tutto assomiglia a un variopinto caos riciclabile, dove chi non consuma per poi   farsi consumare  muore.

L’Europa, con i suoi “parametri”,   sembra  servire più a certe ” cure”  di  debiti pubblici nazionali, non  certo per  estinguerli. Anzi,  magari – e quando va bene –  solo per mantenerli tali,  se non addirittura  per  aumentarli, cosi da mantenere quel certo controllo delle cose.

Cosi, infine,  si viene a creare questo  enorme  contenitore continentale, senza più  tradizioni  né  senso. Basta vedere i nostri politici in azione  per darci l’esatta collocazione sociale della situazione, una situazione piena  di surreale, in  questa specie di ” sur-realtà ”  dell’assurdo,  in cui tutti i legami delle giunture sociali , i  quali  dovrebbero tenere un paese almeno in piedi, unito,   sulle cose principali,   si trova ad essere in  un ”  insieme di cose sfaldate” perdendo  energia e motivazioni . Ci si raccapezza, si cerca di capire la crisi di turno , ma il caos non si potrebbe capire per quello che già è : le moltiplicazioni di cose uguali e contrarie, in un andirivieni fisso e ossessivo, dove tutto cambia solo il necessario,  per rendere più complessa questa strana ”sinistra   macchina” modernista.

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