Riforma pensioni: le novità che ci attendono nel 2022

Riforma pensioni: Quota 100 termina il 31 dicembre. L'Inps e la Corte dei Conti hanno bocciato la Quota 41.

Abbiamo qualche novità riguardo alla riforma pensioni che dovrebbe essere avviata nel 2022. Ricordiamo: la Quota 100 terminerà tra qualche mese, per la precisione il prossimo 31 dicembre. Dalle prime informazioni, inoltre, veniamo a sapere di come sia l’Inps che la Corte dei Conti hanno bocciato la Quota 41. La Lega di Matteo Salvini ha escluso un possibile aumento dell’età pensionabile. Cosa resta, dunque, delle reali e possibili riforme che possano mettere d’accordo tutti? Poco al momento, ma meglio di nulla.

Riforma pensioni: l’annuncio di Tridico

Il presidente dell’Inps Pasquale Tridico ha rilasciato alcune importanti novità nella presentazione del XX rapporto sulla previdenza in Italia. Un uscita a 62 anni, con una pensione calcolata solo sui contributi versati, fino al compimento dei 67 anni, da quando invece si sommerà anche la quota retributiva per coloro che la maturano. Di conseguenza non aumenta l’età pensionistica, anche se l’assegno iniziale della pensione sarà più basso. Intanto si fa sempre più concreta l’eventualità che l’Ape Sociale venga rinnovata, per coloro che desiderano andare in pensione in anticipo. Forse dopo ferragosto ne sapremo qualcosa di più.

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Cosa ci attende nel 2022?

Mario Draghi è in vacanza, anche se siamo nel pino del mese di agosto, la politica prosegue col suo ciclo vitale e le novità inerenti. Diversi aggiornamenti possiamo tranquillamente visionarli dai social, così come dal pressing di Matteo Salvini su Lamorgese riguardo alla questione migranti, di cui si stanno occupando i principali quotidiani come il Sole 24 ore. E sulle pensioni? Ancora incertezze. Più dubbi che affermazioni sicure. Intanto, l’ira dei cittadini cresce, come i lavoratori che si vedranno per poco sfumato il sogno di Quota 100.

A partire dal 1 gennaio 2022, i lavoratori che non potranno usufruire di Quota 100 dovranno lavorare per altri cinque anni per poter aspirare all’agognata pensione. Le speranze però non sono del tutto perdute, poiché se è vero che la riforma delle pensioni sarà resa nota in tutta la sua interezza nella legge di bilancio 2022, ci sono anche degli ottimi orientamenti su come sarà il nuovo sistema pensionistico. Ultimamente sono state avanzate diverse proposte, che sono state sintetizzate in seguito dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ne precitato rapporto.

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Alcune di quelle proposte, tuttavia, sono già state messe da parte. Prima di entrare nel vivo del nostro argomento, andiamo un attimo a ricordare quali proposte erano state presentate. In primis, la Quota 41 per tutti, senza vincoli di età anagrafica. Con tale sistema sarebbe stato possibile andare in pensione una volta raggiunti i 41 anni di contribuzione. Poniamo il caso di una persona che ha iniziato a lavorare a 18 anni: a 59 anni avrebbe già potuto godere dell’uscita. Il sistema misto con uscita a 62 anni, anticipando la pensione sulla parte contributiva in attesa del compimento dei 67 anni di età. Un’altra proposta era una nuova Quota 100 combinata da 64 anni di età anagrafica e 36 anni di contribuzione.

Due delle tre opzioni escluse

Come informa Trend Online, l’Inps ha infine escluso due delle tre opzioni che abbiamo menzionato sopra. Fermo restando che Quota 100 non ha funzionato nell’intento del ricambio generazionale e da un punto di vista di risorse è stato un disastro, tanto che la Corte dei Conti ha bocciato la sperimentazione, anche Quota 41 e la nuova Quota 100 sono out. Da un calcolo dell’Inps, Quota 41 avrebbe un costo più elevato di Quota 100. Ragioneria di Stato e Corte dei Conti hanno dunque bocciato Quota 100. Il motivo è il fatto che è troppo costosa.

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Di conseguenza, ciò significherebbe che qualcosa che costa di più non è neppure da prendere in considerazione. Pasquale Tridico, sui costi della riforma che prevede Quota 41, si è espresso in questo modo: “Fino a 9 miliardi l’anno partendo da oltre 4 subito”. A fine anno si prevede che la spesa complessiva dello stato per Quota 100 sarà pari a circa 16 miliardi (a fronte dei 21 stanziati). Per quanto riguarda la nuova Quota 100 con 36 anni di contributi e 64 anni di età, essa non rispetterebbe i vincoli di flessibilità richiesta dai sindacati, ma che sono fondamentali per favorire un’alternanza generazionale nel mondo del lavoro.

Come fa notare Affari italiani, Quota 100 non ha funzionato nell’intenzione di creare un ricambio generazionale. Un vero e proprio disastro da un punto di vista di risorse. Proprio per questo la Corte dei Conti ha bocciato la sperimentazione. Ad ogni modo la sostanza non cambia: Quota 41 e la nuova Quota 100 non saranno sperimentabili. L’obiettivo iniziale della Quota 100 (62 + 38) era quella di aumentare la presenza dei giovani sul posto di lavoro. Gli intenti erano nobili, ma le buone intenzioni non sono bastate.

L’uscita a 63 anni

Pasquale Tridico ha proposto l’uscita a 63 anni. Questo potrebbe piacere a tutti: governo, sindacati e Inps. I sindacati potrebbero apprezzarla in quanto tale possibile soluzione non permette l’aumento dell’età pensionabile, mentre per gli altri due tale opzione non richiederebbe importanti sforzi economici. Nel XX rapporto Inps sulla previdenza in Italia si legge che per questa proposta l’impegno di spesa parte da meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo, 2,4 miliardi di euro, nel 2029.

L’opzione Ape Sociale

Coloro che però volessero cercare un’uscita anticipata prima dell’avvio delle riforme pensioni, con la consapevolezza che al momento l’unica certezza è lo scalone di cinque anni nel 2022. È possibile mettersi al riparo con l’Ape Sociale, che potrebbe godere di un rinnovamento e di un’estensione nel 2022. Pasquale Tridico ha parlato di un allargamento delle maglie di questa misura. Non è un’opzione per tutti l’Ape Sociale, questo sì, ma coloro che posseggono i requisiti potrebbero beneficiarne entro novembre 2021.