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Road to US Open 2014. I protagonisti.

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Il 25 agosto inizia l’ultimo slam della stagione: gli US Open.

Il 2014 è stato un anno particolare, un anno in cui molte certezze sono venute a mancare e in cui nuovi nomi si sono affacciati e vecchie volpi che tornano in auge. Che il 2014 fosse una stagione diversa dal solito, lo si è capito da subito.

Stan Wawrinka, eterno secondo di Svizzera, vince gli Australian Open in 4 set contro Rafael Nadal. Questo dovrebbe bastare a fare capire che se il buongiorno si vede dal mattino, questa sarebbe stata una stagione eccezionale. Iron Stan è il Protagonista della prima parte della stagione perché oltre al primo slam della sua carriera, vince anche un master 1000 battendo l’eterno rivale Roger Federer a Montecarlo. La portata di eccezionalità di questi due risultati è enfatizzata dal fatto che in 14 incontri contro Roger, Wawrinka aveva vinto una sola volta prima di quest’anno, sempre nel principato; e con Nadal, Wawrinka su 12 partite non aveva mai vinto prima di Melbourne. La stagione di Stanilsas Wawrinka non è tutta rose e fiori e dopo una partenza eccezionale, Iron Stan si è un po’ perso per strada e nonostante la superficie veloce di Toronto e Cincinnati sia adatta al suo gioco, i risultati sono stati a dir poco deludenti. Wawrinka è comunque tra i favoriti del torneo newyorkese.

Per uno Svizzero di Losanna che incanta e stupisce, un altro Elvetico però di Basilea ha lasciato tutti ancora una volta a bocca aperta. Roger Federer ha questa splendida dote di risorgere proprio quando tutti hanno già scritto il suo epitaffio. La scorsa è stata, senza ombra di dubbio, la sua peggior stagione di sempre. Quindi, lo svizzero ha deciso di tornare a riprendersi il suo posto nel mondo del tennis perché vedersi al numero 7 della classifica proprio non gli andava a genio. Si è messo nelle mani del suo idolo d’infanzia, Stefan Edberg, e ha tirato a lucido il suo gioco, riscoprendo i piaceri del gioco d’attacco, ed è guarito da qualche dolore fisico alla schiena.

FedEx si è presentato in Australia con il vento in poppa e un tennis strabordante che ha travolto tutti, Tsonga e Murray su tutti, e che solo il solito Nadal è riuscito ad arginare in semifinale. Il suo score di quest’anno è qualcosa di impressionante se si tiene conto che Roger è un giovane che poco meno di due settimane fa ha compiuto 33 anni. Quest’anno ha vinto 3 tornei (Dubai, Halle e Cincinnati), a livello slam ha fatto semifinale in Australia e finale a Wimbledon, a livello masters 1000 ha fatto finale a Montecarlo, Indian Wells e Toronto. Eccezion fatta per i tornei sulla terra rossa, da sempre indigesta a FedEx, in cui ha giocato male anche perché proprio in quel periodo gli sono nati altri due gemelli: difficile giocare con un’emozione al massimo livello.

Una piccola macchia si stava formando sulla perfetta stagione di Roger: per quanto il suo gioco fosse incantevole e il suo smalto dei migliori, l’elvetico non vinceva. Tante finali, nessun titolo. Federer con tutta la sua classe ha cancellato questa piccola macchia domenica scorsa, vincendo il master 1000 di Cincinnati. Arriva a New York da favorito, come è ovvio. Federer ha vinto questo torneo 5 volte, di cui 4 di fila dal 2004 al 2008. Sa come giocarci e sa come vincerlo. Una vittoria in uno slam sarebbe un’ulteriore e definitiva consacrazione della leggenda di Federer. Tra Roger e la vittoria ci sono due ostacoli. In prima la durata dei match su 5 set. Il Basileese deve giocare in maniera rapida ed efficace, deve essere incisivo e non allungare le partite al quinto set, un terreno in cui è necessaria oltre alla condizione mentale anche quella fisica: 33 anni comunque si sentono più che mai a New York ad agosto. Il secondo ostacolo è Novak Djokovic.

Il campione di Belgrado ha raggiunto l’obiettivo che si era posto a inizio stagione: tornare numero 1 del mondo. La stagione di Nole è stata davvero notevole. Finalista sconfitto da Nadal a Parigi, che sta diventando sempre più un’ossessione per lui, vincitore di Wimbledon ai danni di uno splendido Federer, vincitore dei master 1000 di Roma e Miami, il serbo ha vinto ben 4 tornei. Arriva, come sempre, tra i favoriti del torneo, se non il favorito numero 1, forte anche della prima testa di serie del torneo. A partire dal 2007, Nole non ha mai fatto peggio della semifinale, vincendo il torneo nel 2011 contro Nadal e arrivando in finale nelle ultime tre edizioni. Su 53 partite giocate, ne ha vinte 45. Un’altra finale tra il serbo e Federer è molto probabile. L’assenza di Nadal spiana la strada a questa facile previsione. Non bisogna farsi ingannare dai deludenti risultati di Novak nella tournée tra Canada e Ohio. Forse, nella logica programmazione del serbo questi tornei non aveva molto appeal, in attesa di dare il massimo a New York.

Ma il 2014 ha accolto due nuovi protagonisti del circuito: Milos Raonic e Grigor Dimitrov.

A dare inizio al ricambio generazionale del tennis mondiale è un canadese, nato a Podgorica e seguito da un ex grandissimo giocatore, Ivan Ljubicic: Milos Raonic. Servizio devastante, dritto efficace e rovescio in costante miglioramento e un acume tattico sempre più affinato sono le non poche armi nel suo bagaglio tecnico. Sui campi veloci della grande mela, Milos può diventare devastante ed è difficile pensare che esca prima dei quarti di finale. Guardando indietro in questa stagione, Milos a livello slam ha raggiunto quarti a Parigi e Wimbledon, ha vinto il torneo di Washington, ed è sempre arrivato tra quarti e semifinali nei tornei mille. Difficile pensare che vinca a New York, ma non è da escludere un exploit di un bombardiere come fece Juan Martin Del Potro che non solo arrivò in finale nel 2009 ma vinse il torneo in rimonta su niente meno che Roger Federer. Raonic potrebbe essere una sorpresa.

A fianco di Raonic alla guida della nouvelle vague tennistica del 2014 c’è un bulgaro tutto corsa e talento: Grigor Dimitrov. Finalmente libero dall’etichetta di “fidanzato della Sharapova” e fresco top ten, il ragazzo cresciuto nell’idolatria di Federer di cui imita i movimenti, ha giocato una stagione ottima. Vincitore come il suo mito d’infanzia di 3 tornei, Dimitrov si è distinto anche nei tornei di più alto livello: fuori ai quarti a Melbourne, semifinalista a Roma e Parigi a livello slam, mentre a livello master 1000 ha deliziato il pubblico di Roma e Toronto, dove ha fatto semifinale. Come già detto ha vinto tre tornei e lo ha fatto su tre superfici diverse, mostrando la sua versatilità. Come Raonic, è difficile pensare che Dimitrov vinca, ma non va sottovalutato. Si candida come sicuro semifinalista. E’ arrivato in semifinale, the sky is the limit.

Grigor e Milos sono giovani, ma non di primo pelo. Bisogna porre attenzione sui giovanissimi che al momento stanno giocando le qualificazioni. Kyrgios, Kokkinakis, Zverev e Thiem sono i nomi da tenere d’occhio.

Kyrgios si è già messo in luce a Wimbledon, battendo addirittura Rafael Nadal e arrendendosi alle bordate di un Raonic futuro semfinilista. Thanasi Kokkinakis non ha fatto risultati eclatanti per ora ma ha già esordito nei master 1000 e si sta costruendo una carriera promettente. Alexandr Zverev è uno dei più pronti. Ad Amburgo ha sfruttato al meglio l’opportunità avuta di entrare in tabellone e si è arreso sola a David Ferrer in finale, mentre a Braunschweig ha vinto il suo primo torneo a livello ATP. Per DominicThiem bastano le parole di Nadal che dopo averlo sconfitto a Parigi lo ha celebrato come futuro campione.

Non è un giovane, anzi è uno dei grandi torneo e non si può dimenticare il vincitore di Wimbledon 2013 e degli US Open 2012: Andy Murray. Il britannico è crollato alla posizione 9 del mondo ed è una delle prime vittime del tornado guidato da Milos e Grigor. Non si può sottovalutare il campione di Dunblane che vorrà anche lui approfittare dell’assenza di Nadal. Da non sottovalutare mai.

Questi sono i nomi caldi, ma nella pazza annata 2013/2014 tutto può accadere.

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