Cronaca
Roma e il cimitero dei bambini mai nati. Una donna intervistata dalla redazione di “Chi l’ha visto?”

Ieri sera, a “Chi l‘ha visto?“, una donna ha raccontato in anonimo la sua storia.
È stata la redazione di “Chi l’ha visto?” a decidere di proteggere la sua privacy, una privacy invece violata da chi, al contrario, ha deciso di seppellire la sua bambina mai nata in un cimitero nelle campagne di Roma.
Decine di croci di legno, con sopra il nome delle madri e le loro date di nascita. Sottoterra, i feti dei loro bambini mai nati. “Ho letto su Facebook, per caso, la storia di una donna che aveva scoperto una delle lapidi. Lì per lì ero inorridita. Non avrei potuto mai pensare potesse riguardare anche me. Dopo però, riflettendo bene, ho pensato che poteva esserci anche il mio nome su una di quelle croci, e ho chiamato il cimitero. Mi fu confermato che c’era una croce a mio nome. Non ebbi la forza e mandai i miei genitori.”
La madre della donna racconta di un cimitero degli orrori. “Non è il cimitero dei bambini mai nati, ma il cimitero delle madri assassine. Un’atrocità.”
Ma perché i feti vengono sepolti? La legge dice che dopo la 20esima settimana i feti non possono più essere smaltiti tra i rifiuti speciali.
Dopo i vari servizi televisivi e notizie nelle principali emittenti, durante la scorsa settimana centinaia di donne si sono riversate al cimitero: centinaia di donne alla ricerca dei loro bambini mai nati.
Tuttavia, la direzione generale del S. Camillo ha declinato qualsivoglia responsabilità, addebitandola, invece, all’Ama. “Invito caldamente queste donne a recarsi al cimitero in questione, questa storia agghiacciante non può passare inosservata”, dice la donna alle telecamere di “Chi l’ha visto?“.
Intanto, l’Ama rimpalla la responsabilità all’ospedale S. Camillo. Una vicenda da cui non si riesce a venire a capo. Il problema è quello inerente la violazione della privacy. Le donne, infatti, avrebbero dovuto firmare un modulo che riguardava la sepoltura del feto. Invece, nessuno ha mai chiesto loro nessuna autorizzazione. Sono già state aperte delle indagini e la procura è attualmente al lavoro.









