auto carabinieri

Silvia Gaggini, mamma di Daniele: “Mi ha colpita al volto con un coltello”

Silvia, la mamma del piccolo Daniele, aveva saputo che il suo piccolo non c’era più la mattina del 2. La mamma dice nel nuovo verbale: “Vorrei puntualizzare che Davide aveva richiesto espressamente che fossi io a portare il bambino“.

Per gli psicologi, questo rappresenta un ulteriore tassello nell’identikit psicologico del criminale, una crudeltà di fondo all’interno di un disegno criminoso pianificato nei minimi dettagli: voleva che fosse la mamma l’ultima persona a vedere il piccolo.

Poi Silvia continua a raccontare: “Per il giorno di Capodanno gli accordi prevedevano che io portassi Daniele da lui alle 13. L’ho accompagnato alle 13 precise fino alla porta dell’abitazione dove Davide era ai domiciliari, e gliel’ho consegnato. In quel momento ci siamo limitati ai saluti formali, Davide mi ha augurato buon anno“.

E sul fatto che il marito fosse ai domiciliari, dice: «In seguito all’autorizzazione del giudice che concedeva a Davide di poter tenere con sé nostro figlio, i nostri rispettivi avvocati di volta in volta si accordavano circa gli orari in cui il padre poteva tenerlo con sé. Personalmente ho tentato di limitare queste visite perché ritenevo che l’abitazione dov’era ai domiciliari non fosse idonea ad ospitare un bambino per molto tempo, anche perché non poteva uscire e doveva rimanere per lunghi periodi in quello spazio angusto. Tuttavia durante le festività di fine anno ho dovuto sottostare alle decisioni prese dai legali».

Poi prosegue nel suo racconto. Sono le 18:23 dell’1 gennaio, e Silvia manda un messaggio all’ex marito per sapere se fosse tutto a posto. “Gli ho chiesto se andava tutto bene ma non ho ottenuto risposta e non mi sono preoccupata perché pensavo che Daniele stesse riposando“. Poi, racconta la donna, alle 21:47 ha ricevuto un altro messaggio, dove l’ex le diceva che stava per riportargli Daniele. Così, dice Silvia, “ho indossato il giubbotto e sono uscita in strada ad attenderlo. Raggiunta la strada ho visto che era già arrivato e mi aspettava fuori dalla sua macchina con il baule stranamente aperto. Ho chiesto: dov’è Daniele? E lui: è nascosto dall’altra parte della macchina“.

Ma non appena Silvia si sposta per raggiungere il piccolo, l’uomo inizia a colpirla al volto: “Ho pensato mi stesse picchiando con le mani. Ma poi ho realizzato, quando mi ha colpita al petto, che stava usando un coltello. Ho cercato di scappare ma sono tata colpita di nuovo. Quando sono riuscita a scappare, lui è salito in auto e si è allontanato“.

Commenta l'articolo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *