La strage di Piazza Fontana: per non dimenticare.

Piazza Fontana

Il pomeriggio del 12 dicembre 1969 a Milano esplose, nella banca Nazionale dell’Agricoltura, una bomba che uccise 17 persone e ne ferì altre 88.

L’attentato che oggi viene attribuito ad un gruppo neofascista dell’epoca, nonostante gli innumerevoli processi, non ha ancora un responsabile o un volto. Quell’esplosione, assieme ad altri 4 attentati nelle città di Roma e Milano a distanza di un’ora, segnarono Piazza Fontana come “madre di tutte le stragi”.

Il fatto si verificò esattamente 45 anni fa, dando vita ad una serie di tensioni intestine, destinate in futuro a rimanere nel silenzio. Tragedia nella tragedia, divenuta poi un’epopea infinita. Inizialmente si pensò che i responsabili fossero gli anarchici Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli, appartenenti ad una corrente politica “diversa” e tendenzialmente estremista rispetto all’identità collettiva.

In particolare Pinelli, il 12 dicembre fu portato in questura dove fu illegalmente interrogato per 3 giorni, a fronte di un massimo di 48 ore previsto dalla legge.

Il 15 settembre precipitò dal quarto piano del palazzo per ragioni mai appurate. Diverse sono state le versioni tra cui: un malore o una colluttazione con gli agenti, per finire con una terza ipotesi di suicidio, sinonimo di colpevolezza. Successivamente quest’ultima dichiarazione fu smentita, in quanto si dimostrò la non complicità di Pinelli con l’attentato grazie alla versione che egli aveva fornito alle autorità.

La verità, celata dal mistero, e la giustizia che gli italiani attendono da oltre quarant’anni sembra non voler fare il suo corso e al popolo non rimane che commemorare Pinelli quale vittima dello Stato.

L’unica maniera per non lasciare che i morti tacciano nella solitudine dell’ingiustizia, è ricordare quanto accaduto. Dimenticare vorrebbe dire commettere un reato pari all’atto stesso; vorrebbe dire abbandonare le vittime della tragedia; vorrebbe dire, reputare insignificanti la storia, le vite di uomini e donne che quel giorno sono morti senza motivo o colpa.

Ricordare la strage di Piazza Fontana non ci restituirà le vittime di quel 12 dicembre, ma quanto meno le farà vivere nella nostra memoria.

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