Stupro di Firenze, uno dei carabinieri dichiara: “Ci siamo comportati da maschietti”

“Fu un’occasione di fare sesso, lo capimmo entrati nell’androne. Non siamo mostri”

Ecco una delle recenti dichiarazioni rilasciate alla Pm Ornella Galeotti dall’appuntato Marco Camuffo, accusato, insieme al militare scelto Pietro Costa di aver stuprato due studentesse americane a Firenze, la notte tra il 6 e il 7 settembre 2017. Le indagini sono state chiuse il 14  Marzo 2018 e la procura porta avanti convintamente le accuse.

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“Capii che si era realizzata un’occasione di sesso e così ci siamo comportati da maschietti“

A giudicare dalle parole di Camuffo, in fondo, non ci sarebbe stato niente di male, lui ed il suo collega avrebbero solamente saputo cogliere l’attimo. Inquietante il fatto che il militare riscontri una stretta correlazione tra l’appartenenza al genere maschile e i tratti di una sessualità predatoria.

“Io faccio questo lavoro e tutti sanno che queste americane spesso e volentieri fanno delle avances, questa è la storia che sappiamo un po’ tutti. Ho sbagliato”

Così si esprime, durante l’interrogatorio della Pm, Pietro Costa.

Attraverso le loro dichiarazioni i due carabinieri, non fanno che minimizzare l’accaduto e  normalizzano la violenza agita facendo leva su stereotipi denigratori. Uomini che, secondo loro, sarebbero mossi dai più bassi istinti, americane “libertine” che secondo  una prospettiva distorta e malata se la sarebbero cercata.

D’altronde quella di Camuffo sarebbe dovuta essere “una galanteria”. Accompagnare le ragazze davanti casa dopo averle illegittimamente fatte salire sulla volante uscite dalla discoteca Flò, come  documenta una prova video, non bastava.  Lui e Costa avevano deciso di entrare nel palazzo, per proteggerle, dice paternalisticamente Camuffo, “perché magari  le aggrediscono nel portone”.

In seguito, loro stessi, a quanto risulta anche dalle dichiarazioni dello stesso Costa,  avrebbero agito violenza sessuale su due ragazze ubriache, in condizioni psico-fisiche alterate, dunque non in grado di esprimere né consenso né rifiuto, spaventate, come si evince dalle dichiarazioni delle due giovani, dai due militari, nell’abuso del loro ruolo, del loro potere, armati.

A settembre, il Comandante Generale dell’Arma Tullio Del Sette aveva parlato di “comportamento indegno che infanga il lavoro di tutti”.