Il “tesoro del diavolo” ritrovato ad Asti

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Due ragazzi trovano il “tesoro del diavolo” durante un viaggio in canoa

Due ragazzi, finiti gli esami di maturità, decidono di andare a fare una gita in canoa.  Ad un certo punto del loro viaggio, si imbattono in qualcosa che luccica in fondo al torrente. La curiosità li spinge ad immergersi e a scavare, permettendogli così di riportare alla luce un tesoro… “il tesoro del diavolo“.

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Può sembrare l’ inizio di un avvincente romanzo d’ avventura, ma non lo è. Si tratta invece di un’ avventura realmente accaduta a due ragazzi diciottenni, Marco Magrini e Andrea Nosenzo, di Villafranca d’ Asti, poco distante da Torino.

Era già passato un giorno dall’ inizio del loro viaggio in canoa, da Asti a Venezia, quando l’ attenzione dei due giovani avventurieri viene attirata da un luccichio proveniente dal fondale del torrente Triversa.

Quel che trovano è un vero e proprio tesoro: piatti, vassoi e  bicchieri d’ argento, contenuti non in un forziere,  come la fantasia ci spinge ad immaginare, ma in un sacco.

Da maturandi a scopritori di tesori. Già perché ciò che i ragazzi hanno riportato alla luce non è della semplice argenteria: pare che sia proprio il tesoro del diavolo”,  questo è il modo in cui gli abitanti del posto definiscono gli oggetti d’ argento che furono gettati dai membri di una setta religiosa attiva nel 1988, chiamata La comunità dell’ eterno, a capo della quale c’ era una “santona” , la quale aveva preteso che, coloro che volevano entrare a far parte della setta, si liberassero di tutti gli oggetti di valore che possedevano, definiti da lei “prodotti del diavolo”.  A quanto pare, oltre ad un tesoro, i due ragazzi  hanno dissotterrato anche un’ interessante vecchia storia della fine degli anni ottanta.  La donna, che sosteneva di essere l’ incarnazione della Trinità e di avere il compito di combattere il diavolo, fu in seguito arrestata per truffa, lesione ed estorsione. Alcuni  ex-membri della setta, ammisero che quella donna li maltrattava e li aveva persino costretti ad abbandonare, oltre ai beni di valore, anche il lavoro e la famiglia.

I due ragazzi hanno deciso di consegnare i 6 kg d’ argento rinvenuto ai carabinieri ma, se entro un anno nessuno si presenterà per reclamare gli oggetti, questi verranno riconsegnati ai due giovani.