Totò Riina e la strage di Pizzolungo, chi è Margherita la bambina sopravvissuta

Salvatore Riina, detto Totò, è stato un mafioso e criminale italiano, legato a Cosa nostra e considerato il capo dell’organizzazione, morto il 16 novembre 2017.

Parlare oggi di Totò Riina equivarrebbe ad assecondare, battuta dopo battuta, il copione della mafia e delle sue manie di protagonismo. Oggi vi racconterò invece la storia di tre vittime, più da vicino.

È il 2 Aprile del 1985, e siamo a Trapani, a Pizzolungo precisamente, una frazione che dà interamente sul mare. Qualche casa di villeggiatura sparsa qua e là e cespi di oleandro che crescono spontanei sulle strade. Una contrada tranquilla, che quando non è estate conta pochi abitanti e che anche quella mattina, quella del due Aprile di tanti anni fa, si era svegliata come al solito presto.

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C’ era chi doveva andare a lavoro, chi era già uscito per fare la spesa, e chi si era alzato per accompagnare i figli a scuola. Barbara, per esempio, che aveva appena trentasei anni e già 3 figli. Una più grande di undici, Margherita, e due gemellini di sei, Giuseppe e Salvatore. La solita confusione della colazione e degli zaini da preparare senza dimenticarsi di controllare che ci sia proprio tutto, l’astuccio, i quaderni, i compiti finiti che aveva dato il giorno prima la maestra.

Si fa più tardi del solito però quella mattina, tra le cose da sistemare e le grida euforiche dei gemelli, Margherita così accetta il passaggio di una compagnetta, offertole all’ultimo.

Barbara e i due bambini escono di casa invece una decina di minuti dopo. Una volta pronti, infatti, salgono sulla loro macchina, una Wolkswagen Scirocco e si avviano come sempre verso scuola. Sulla stessa strada , la provinciale che da Pizzolungo porta a Trapani, quella mattina viaggia anche il giudice Carlo Palermo, da poco in città, ma che stava dando già grossi fastidi alle cosche del territorio per un’ indagine sulle raffinerie di droga nella provincia.

Un’ autobomba è posizionata sul ciglio della strada e aspetta proprio che il giudice Palermo passi con la sua scorta per esplodere. Caso vuole però che piuttosto che procedere normalmente, la macchina del giudice superi, proprio in prossimità dell’autobomba, l’utilitaria di Barbara che viaggiava davanti a lui. Nonostante ciò, chi ha in mano il telecomando con l’azionatore decide di fare esplodere l’autobomba ugualmente, sperando che il giudice rimanga nell’impatto comunque colpito. Miracolosamente Carlo Palermo rimane illeso.

Il corpo di Barbara invece viene catapultato con forza fuori dalla macchina, quelli dei due gemellini, fatti a brandelli, finiscono sulla parete di una palazzina che si trova ben duecento metri più avanti. Il lobo dell’orecchio di uno dei due fratellini verrà ritrovato sul comodino della camera di una signora del palazzo di fronte, che quella mattina aveva tenuto il balcone aperto.

E questo,che è un particolare macabro, lo scrivo solo perché per imprimere qualcosa nella mente abbiamo anche bisogno di una serie brutta di dettagli che ci diano talvolta, col loro orrore, la misura del dolore di cui stiamo parlando. Chissà se si sono resi conto, chissà se stavano cantando qualche canzone allegra imparata in classe o se si stavano facendo i dispetti e Barbara li stava rimproverando.

Se possiamo sperare quantomeno nella loro incoscienza o nel fatto che non abbiano avuto il tempo di capire cosa ne sarebbe stato di loro, non possiamo di certo sperare nell’incoscienza di chi ha premuto quel tasto, di chi ha realizzato immediatamente la dinamica di ciò che stava avvenendo e ha deciso di agire lo stesso.

Nel 2002, Totò Riina, venne individuato quale mandante della strage insieme a Vincenzo Virga e al boss Madonia.

Margherita, la sorellina fatalmente sottratta al destino di quella mattina, si spende oggi per l’associazione Libera contro le mafie e ha costruito a Trapani una trama di eventi e di realtà associative che hanno aiutato a far cambiare volto a questo territorio.

Il suo dolore è rimasto un masso, qualcosa di pietrificato ed immobile in fondo a ogni pagina vecchia e nuova della sua vita, ma gli ha dato un senso, una voce per essere raccontato.

Queste sono le esistenze che meritano fiato per essere descritte e tanta memoria per rimanere nel tempo, non quelle di quegli altri lì.
Alessandra Arini

Con la strage di Pizzolungo si intende l’attentato dinamitardo compiuto a Pizzolungo, nel trapanese, con cui “Cosa Nostra” intendeva uccidere il magistrato italiano Carlo Palermo, ma che invece provocò la morte di una donna e dei suoi due figli gemelli.

Della famiglia Asta rimase solo la figlia maggiore Margherita, 11 anni al momento dell’attentato, che si è successivamente dedicata alle attività dell’associazione antimafia Libera in provincia di Trapani.

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Lorita Russo

Sono l’ Amministratrice e Responsabile Marketing di Quotidianpost, editor, articolista e reviewer. Gestisco un mio blog di cucina Facili Idee. Sono proprietaria di un canale youtube e di un gruppo di cucina di 58.000 follower.

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