Salute

Un nuovo studio rivela potenziali “punti d’accesso” per il Coronavirus nell’organismo

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Da quando il coronavirus è diventato un problema di scala mondiale, gli scienziati hanno iniziato a studiarlo, cercando di capire cosa colpisce e come sconfiggerlo. Da subito i medici hanno messo tutti in guardia, specificando che il virus in questione “spegne” le difese immunitarie, riuscendo a diffondersi prima che il sistema di difesa del nostro organismo riesca a riconoscerlo come intruso.

Nonostante i frequenti studi, non si conosce ancora l’intera portata dei tipi di cellule e di tessuti vulnerabili in seguito all’infezione da Coronavirus. Questo, perché la maggior parte degli studi si è concentrata sull’identificazione dei geni e dei “percorsi” che consentono al virus di raggiungere i polmoni, ma i dati clinici sembrerebbero rivelare che il virus è in grado di danneggiare ed infettare anche altri organi.

Proprio in questo senso, è stata sviluppata una ricerca, il cui fautore è Cedric Feschotte, professore presso il Dipartimento di Biologia Molecolare e Genetica, presso il College of Agriculture and Life Sciences. “Le nostre analisi suggeriscono che esiste un’ampia gamma di vulnerabilità cellulari” ha infatti dichiarato Feschotte. Lo studio effettuato dal team di ricerca, pubblicato su Cell Reports, ha analizzato 28 geni umani e recettori dei fattori associati al coronavirus.

Maggiori dettagli sullo studio

Gli scienziati hanno osservato l’espressione dell’RNA a cellula singola di tali geni, per cercare di prevedere quali sono i tessuti e le cellule più vulnerabili al coronavirus, sia negli adulti che negli embrioni. La mappatura è fondamentale per cercare di prevedere quali saranno i tessuti colpiti dal coronavirus. Secondo gli esiti della ricerca, sembrerebbe che il virus possa essere in grado di “passare” attraverso il sistema nervoso centrale e nel cuore.

Un altro organo che è stato analizzato è la placenta, per comprendere se il virus è in grado di infettare anche i neonati oppure no. “Abbiamo scoperto che le cellule placentari chiamate trofoblasti sembrano essere vulnerabili“, hanno spiegato i ricercatori “Fa paura pensare che se la placenta può essere infettata, il virus può infettare altri tessuti fetali, con conseguenze dannose per la salute del feto, come osservato con il virus Zika“. È troppo presto, però, dichiarare con certezza la possibilità di trasmissione del virus durante la gravidanza.

Leggi anche: L’innovativa App Genopo che studia il genoma del Coronavirus

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