La Sicilia, terra dalle mille e più storie e sfumature artistiche-culturali, è il luogo perfetto di incontro tra personalità importanti e intellettuali provenienti da ogni parte del mondo. In questo modo etnie, tradizioni e artisti si incontrano nell’isola più bella del Mediterraneo tracciando così un’impronta indelebile nella storia moderna.

Uno degli incontri più affascinanti ed esotici avvenuti nel 1800 è quello avvenuto tra la pittrice giapponese O’Tama Kiyohara e il palermitano Vincenzo Ragusa. Nasce così tra il XIX e il XX secolo un vero e proprio ponte culturale che unisce indelebilmente Tokyo a Palermo concetto quasi utopico per quegli anni.

Ciò potè essere possibile grazie all’intervento dell’imperatore Mutsuhito che nella seconda metà dell’Ottocento decise di effettuare un rinnovamento della società giapponese. Egli decise di abolire il feudalesimo eliminando così l’isolamento economico e intellettuale che faceva apparire il Giappone lontano e distante dal resto del globo.

In poco tempo Mutsuhito invitò moltissimi maestri in oriente per insegnare scienze, tecnologie e arti occidentali; tra questi l’Italia inviò Antonio Fontanesi per la pittura, Giovanni Vincenzo Cappelletti per l’architettura ma tra i tre la figura che spiccò fu quella di Vincenzo Ragusa, il quale si occupava di scultura, che nel 1876 conobbe a Tokyo O’Tama Kiyohara già celebre nel suo paese per la realizzazione di opere figurative.

La conoscenza tra i due, dettata da decisioni commerciali e politica, avvenne tra pitture di ventagli nel giardino della casa di O’Tama, la stessa che aveva posato per Ragusa (fu anche la prima donna giapponese a farlo!).

Rimase colpito sia dalla delicatezza della giovane artista che del grandissimo patrimonio culturale presente in Giappone tant’è che in 7 anni di permanenza acquistò circa 4200 disegni e oggetti trasportati in Italia grazie a 123 casse che composero il grande tesoro contenuto adesso al Museo Luigi Pigorini di Roma.

Alcuni anni dopo aver operato in Giappone Ragusa insieme ad alcuni esponenti della famiglia reale – tra cui O’Tama Kiyohara, la sorella O’Chio (un’eccezionale ricamatrice), il marito Einosuke Kiyohara (esperto in laccatura di oggetti) – decisero di raggiungere la Sicilia col fine di fondare una Scuola d’Arti Orientali.

Un ponte tra Tokyo e Palermo, un binomio artistico culturale del XIX secolo

Qui la ventunenne O’Tama ne divenne insegnante e imparò a miscelare con estrema eleganza stili, temi e linguaggi artistici così distanti. O’Tama cerca di unire la modernità occidentale con la raffinatezza orientale dando vita ad un ampio progetto artistico con Vincenzo Ragusa. Questi divennero una salda coppia lavorativa e sentimentale che riuscì a conquistare persino quella Palermo Felicissima governata interamente dall’economia imprenditoriale della Famiglia Florio.

Un ponte tra Tokyo e Palermo, un binomio artistico culturale del XIX secolo

Tra alti e bassi d’interesse e d’amore i due giovani artisti decisero di sposarsi e fu in quest’occasione che O’Tama cambiò il suo nome in ‘Eleonora‘ nome scelto forse dalla Principessa Rosa Mastrogiovanni Tasca – moglie del Principe di Scalea – in ricordo della figlia scomparsa alcuni anni prima.

Eleonora Vincenzo Ragusa vissero con immenso amore tutta la loro vita assieme e l’artista giapponese rimase in Sicilia anche dopo la morte del marito. Tornò in Giappone, quando ormai 79enne, in quanto una nipote volle ricondurla al suo paese d’origine per trascorrere gli ultimi sprazzi della sua esistenza.

Nel 1985 metà delle sue ceneri arrivarono a Palermo per ricongiungersi con suo marito, desiderio già espresso prima della sua scomparsa, ove tutt’ora riposano sotto una colonna su cui si appoggia una colomba scolpita dallo stesso Ragusa.

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Maria Carola Leone
Maria Carola Leone, classe 1990. Laureata in Lingue e Letterature Moderne dell’Occidente e dell’Oriente – Curriculum orientale (Arabo, Ebraico e Francese) con votazione 110/110 e lode. Parla correttamente 5 lingue: inglese, francese, spagnolo, arabo ed ebraico. Da sempre sostenitrice dell’arte e della cultura intraprende il suo percorso da culture-teller a 11 anni quando pubblica il suo primo articolo giornalistico sul quotidiano ‘La Sicilia’. Continua a scrivere fino a quando nel 2012 entra a far parte della condotta Slow Food 570 diventando Responsabile dei Progetti educativi, editoriali e culturali collaborando attivamente e con serietà al progetto. Attualmente è Docente di Lingue Straniere presso una scuola superiore di Palermo, si occupa di Digital Marketing, Traduzioni e sottotitolaggio e collabora per la Condotta Slow Food di Palermo.