Valentina Salamone: ergastolo per l’ex fidanzato Mancuso

Valentina non si è suicidata, è stata uccisa dal suo fidanzato

Giustizia per Valentina Salamone. La sentenza di primo grado ha condannato all’ergastolo l’uomo con cui aveva una relazione Nicola Mancuso. Disposto anche un risarcimento di 50 mila euro a ciascuno dei genitori e di 30 mila euro ciascuno al fratello e alle tre sorelle della ragazza processo in cui si è passati da una richiesta di archiviazione per suicidio, ad una condanna all’ergastolo. Ma ricordiamo brevemente i fatti.

Com’è morta Valentina Salamone?

La diciannovenne Valentina Salamone, fu trovata morta impiccata in una villetta alle porte di Catania, Adrano. Era la notte tra il 23 ed il 24 luglio 2010. Il corpo della ragazza appeso ad una trave. Le mani attorno al cappio. A trovarla degli operaio che erano lì vicino a lavorare. All’inizio si pensò subito ad un suicidio. Una pena d’amore si era detto. Un amore tradito, quello di Valentina. La giovane aveva una relazione con Nicola Mancuso, 32 anni, sposato, che adesso è stato identificato come il suo assassino. E’ stato lui ad ucciderla e poi a simulare quell’orribile scena. Ad incastarlo? Le macchie di sangue che la giovane aveva sulle scarpe. Ma secondo le indagini, al momento del delitto, l’assassino non sarebbe stato solo. Ancora da identificare il nome della persona a cui appartengono le tracce presenti sulla scena del crimine.

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L’esito delle indagini

Secondo l’accusa, poi confermata in sentenza, Mancuso, in concorso con un’altra persona avrebbe “cagionato la morte” della ragazza. Uccidendola ed “impiccandola durante una colluttazione” nella villetta di Adrano. Il movente? Avebbe “commesso il fatto per motivi abietti e futili ed in tempo di notte, in luogo isolato ed approfittando così di circostanze tali da ostacolare la pubblica e privata difesa”. Il tutto aggravato dalla relazione sentimentale che i due avevano avuto. Ma ad inchiodarlo sono state le tracce presenti sulla zeppa della scarpa della vittima. Quel sangue è del Mancuso, senza alcun dubbio hanno sempre sostenuto i Ris di Messina. L’imputato si è sempre proclamato innocente. La condanna dell’ergastolo è arrivata direttamente in carcere, dove Mancuso sta scontando una pena per traffico di droga.

Il peso della prova scientifica su Valentina Salamone

In questa indagine la prova scientifica ha avuto un valore determinante. In aula anche il luogotenente Spidaleri, ormai in pensione, ma che ha lavorato sul caso. Ha confermato che le prove erano schiaccianti. Sangue di Mancuso era stato trovato sia in mischiato a quello di Valentina, sia da sole in un secondo momento. Le tracce di sangue di Nicola Mancuso erano sia sotto che sopra le scarpe di Valentina. Inoltre, secondo i dati raccolti, quelle tracce sono riconducibili alla sera del delitto. Perchè? La risposta è semplice, se fossero state macchie vecchie, Valentina, camminando le avrebbe cancellate. Invece no, erano lì chiare e precise.

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Le dichiarazioni del pentito

In aula è stato sentito anche il pentito Carmelo Aldo Navarria. Secondo il suo racconto, infatti, l’assassino gli avrebbe confidato, con un gesto della mano, di essere stato lui l’autore del delitto. Nel 2015 erano entrambi al carcere di Cavadonna, a Siracusa. Navarria, killer e boss dei Santapaola, avrebbe incrociato Nicola Mancuso. Durante l’ora d’aria,il pentito Navarria avrebbe chiesto al Mancuso se fosse stato lui ad uccidere la bella ragazza di Biancavilla. L’imputato si sarebbe fatto scappare una frase, forse inequivocabile: “E che dovevo fare… meglio la sua che la mia famiglia…“. Lui non solo era sposato, ma anche padre di tre figli, quando si intratteneva con la ragazza.

Le parole del padre di Valentina

Il Signor Salamone e la sua famiglia non hanno mai creduto al suicidio della figlia. La giovane che aveva avuto un passato da modella, sognava di fare l’assistente sociale. Ma mai e poi mai si sarebbe tolta la vita. E dalla forza della famiglia, il caso è stato riaperto ed ogni si è trovato il colpevole. Non un colpevole, ma il il colpevole. Il padre Nino Salamone, così commenta: “Abbiamo avuto giustiza. Ho avuto fiducia nella giustizia. Siamo molto soddisfatti. L’ergastolo è il minimo che si merita “. La mamma di Valentina non era in aula a causa di un malore avuto non molto tempo fa. Presenti in aula le sorelle ed il fratello di Valentina Salamone.

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La soddisfazione dell’avvocato della famiglia Salamone

In aula, durante la sentenza, l’avvocato Dario Pastore, difensore della famiglia Salamone non trattiene la commozione. E’ convinto dell’omicio della morte e mai del suicidio della ragazza. Confessa che ci sono stati dei momenti difficili, ma preferisce ricordare i bei momenti. Sue le parole ai microfini dell’inviato di Quarto Grado: “Mi sono commsso, cosa che non dovrebbe mai succedere ad un professionista. Ma in questa vicenda il lato umano è stato fortissimo. Finalmente è stata data giustizia ad un povera ragazza di diciannove anni. Finalmente è stata data integrità al suo nome, oltre che giustizia alla sua famiglia. La strada è ancora lunga, ma permettetemi di dire che questa è una tappa importantissima.” Gli avvocati dell’imputato, invece, hanno già dichiarato che ricorreranno in appello.

La strada sarà lunga, ma Valentina Salamone merita la sua giustizia.