Ieri si è tenuta in Vaticano un’altra udienza del processo per l’utilizzo illecito dei fondi della Segreteria di Stato. A parlare come testimone monsignor Perlasca, ex capo dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato Vaticano.
L’indagine coinvolge il cardinale Giovanni Angelo Becciu, imputato per la compravendita di un palazzo al centro di Londra e per la gestione di alcuni fondi della Santa Sede.
La testimonianza del prelato è stata caratterizzata da molti vuoti di memoria e da molte incertezze, e ha gettato poca luce sul ruolo del Cardinale Becciu nei fatti contestati.
Il dibattimento riprenderà il 30 novembre.
Parallelamente, continuano ad emergere dettagli delle chat e delle conversazioni telefoniche tra il Cardinale Becciu ed i suoi famigliari. Secondo il materiale in possesso degli inquirenti, l’Alto Prelato avrebbe confidato ad una sua parente: “mai avrei immaginato (che) non un Papa ma (che) un uomo arrivasse a tanto”.
La parente rispondeva: “E’ un grande vigliacco, ma tu combatti e fai risplendere la verità; è dura lo so; coraggio vinceremo in pieno”. Anche: “c’è del marcio in Vaticano”. Eppure: “ti vuole morto“.
Alla base, una conversazione telefonica tra Becciu ed il Papa, registrata nel luglio dell’anno scorso. Il Cardinale avrebbe tentato di far ricordare al Pontefice la faccenda dei fondi (€ 500 mila) che furono pagati per salvare una suora rapita a Mali. In quell’occasione Becciu avrebbe accusato Papa Francesco di averlo già condannato.











