Vicenza e Reggio Emilia, due casi di razzismo anti-italiano

Aggredita

Vicenza – Il primo episodio è avvenuto alle 9 di qualche sera fa nel capoluogo veneto, in zona Campo Marzio, dove una ragazza di origine marocchina, in Italia da 14 anni ma senza cittadinanza, e il suo fidanzato vicentino, sono stati aggrediti da un gruppo di tunisini e lei insultata così: “Sei la puttana dei bianchi”. A lui hanno spaccato due denti a suon di botte.

Senza farsi riprendere in viso la giovane (foto, ndr), sconvolta, ha raccontato: “Il tutto era iniziato per rapinarmi la borsa, dopo il mio ragazzo ha cercato di fermarli ed è stato picchiato da tanti loro amici. Mi hanno rivolto offese pesanti, dicendomi ‘puttana dei bianchi’, solo perché mi hanno visto con un italiano”. A rendere, se è possibile, l’episodio ancora più grave, è stato il fatto che ciò “E’ accaduto sotto gli occhi di tutti, gli occhi dei vicentini, gli occhi della gente che passeggiava … . Non ho parole”. La ragazza ha ancora “Tanta paura, perché io so che se un giorno decido di andare a Vicenza, la passerò male”, ha dichiarato (ma non per questo ha così paura da non andarci più).

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Solo dopo essere riusciti a fuggire ad andare al Pronto Soccorso, la giovane coppia ha potuto chiamare la polizia: “Perché se stavamo lì in quel momento a chiamarla, andava a finir male, ci scappava il morto. E sicuramente era il mio ragazzo che moriva, non uno di loro, perché erano in tanti”, in 7 o 8. “Ho visto solo quello che era vicino, perché ce n’erano anche dietro e continuavano ad arrivare”.

Finora la polizia non ha chiamato né lei ne il suo fidanzato per riconoscere queste persone e la ragazza ha dichiarato: “Ho paura che questa storia vada a finire come tutte le altre, che nessuno parla e tutto viene nascosto. Questo ormai non l’accettiamo più”; perciò, ha affermato, bisogna iniziare “a proteggere il cittadino da questa gente, a cui nessuno fa niente”. La giovane si è detta addirittura pronta a partecipare alle famose “ronde” dei cittadini per difendersi: “Io ormai mi sento italiana, perché questo paese mi ha dato la possibilità di avere un lavoro, di avere un futuro. Adesso non sta andando bene come prima, ma non me la prendo con l’Italia, la crisi non è colpa di nessuno, però non voglio neanche venire picchiata da gente che viene qua a fare quello che vuole, perché è una vita che sono qui e che mi comporto bene … . Le persone come me devono avere il diritto di essere protette, perché ci sono stranieri buoni, a cui non bisogna dare addosso; piuttosto diamo addosso a persone che rovinano il paese”.

“Qui non c’è un problema di cittadinanza, che la ragazza sia marocchina o italiana, è un problema di civiltà”, ha commentato il governatore della Regione Veneto Luca Zaia. “La mancanza di civiltà si sconfigge con la tolleranza zero, vanno puniti responsabili e modificare le leggi, perché nessuno va più in galera. Bisogna inasprire le pene e modificare le leggi”. E anche i sindaci devono essere rigorosi.

Reggio Emilia – Il secondo episodio di quello che di fatto è razzismo anti-italiano, riguarda una diciannovenne di Casina (nel Reggiano), figlia di un uomo marocchino, che è stata offesa e aggredita (le hanno tirato i capelli e dato calci) alla fermata del pullman mentre stava tornando a casa da scuola, perché “colpevole” di avere la madre italiana e perciò di non essere “una vera marocchina, una vera musulmana”. Responsabili sono tre ragazze figlie di genitori entrambi marocchini: una coetanea di Aurora (la vittima), una diciottenne e un’altra ancora minorenne. La giovane aggredita è stata aiutata da un passante e le tre bulle, che si sono persino vantate del loro gesto su Facebook, sono state denunciate dai carabinieri di Castelnovo Monti, in provincia di Reggio Emilia, per lesioni personali, minacce e ingiurie. Poi la vittima è sta medicata: le hanno dato una settimana di prognosi per traumi e contusioni.

Già l’anno scorso”, ha raccontato Monja, la madre, “una di queste tre ragazze aveva fatto le prime battute sul fatto che Aurora non fosse una vera marocchina, che non fosse abbastanza musulmana, perché benché mio marito Kalil sia marocchino, io sono italiana, e i nostri figli sono a tutti gli effetti italo-marocchini, quindi si sentono a pieno titolo sia italiani che marocchini. Le avevamo considerate solo frecciate senza seguito. La settimana scorsa”, ha continuato la donna, “la situazione ha iniziato a prendere una piega diversa”. “E forse la cosa che mi ha fatto più male, è che era pieno di gente, e inizialmente nessuno è intervenuto. L’unico che ad un certo punto è riuscito a fermare il pestaggio, è stato un signore di colore”.

Monja e Khalil sono impegnati da anni in progetti sociali basati sul dialogo e sulla ricerca dell’integrazione, soprattutto tra i giovani e hanno trovato la forza di stigmatizzare l’atteggiamento di alcune amiche della figlia, le quali dicevano che “questi marocchini andrebbero rimandati tutti a casa”.

Dopo la maturità classica, mi sono laureata all'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano in Scienze dell'Educazione, con una tesi in Pedagogia Interculturale dal titolo "Donna e Islam: la questione del velo". Scrivo per diverse testate on-line come "Al-Maghrebiya", "Ebraismo e dintorni", il blog del "Legno Storto" su argomenti riguardanti il mondo arabo e islamico, soprattutto per quanto riguarda la condizione della donna, il Medio Oriente, Esteri, immigrazione e integrazione. Ho scritto due racconti: "Dopo la notte" (Il Filo, 2009) e "Soltanto una donna" (Albatros - Il Filo, 2011).
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