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12 novembre 2003, 17 anni dalla strage di Nassiriya

Ricorre oggi il diciassettesimo anniversario di una delle più gravi stragi che hanno sconvolto la storia contemporanea italiana: l’attentato di Nassiriya.

Era il 12 novembre 2003. I nostri soldati italiani erano in una missione di peacekeeping. Gli obiettivi erano molti, tutti pacifici. L’addestramento delle forze dell’ordine del posto, il mantenimento dell’ordine pubblico, la gestione dell’aeroporto e gli aiuti alla popolazione. Il Comando si trovava a 7 chilometri da Nassiriya, nella base “White Horse”. Il reggimento era costituito da due postazioni: la Maestrale e la Libeccio, entrambe poste al centro dell’abitato, erano divise da poche centinaia di metri.

Ad un certo punto, sul Compound della base Maestrale piombò a tutta velocità un camion cisterna blu, carico di esplosivo.

Andrea Filippa, il Carabiniere di guardia all’ingresso, riuscì a sparare e uccidere due kamikaze nel tentativo di impedire che il camion esplodesse all’interno, ma sfortunatamente la deflagrazione, fece saltare in aria anche il deposito munizioni. Quello che ne conseguì fu un inferno di fiamme e distruzione.

Gli abitanti arrivarono in soccorso, davanti a loro un inferno di fuoco e polvere. Andrea Filippa morì per difendere la base, e con lui i colleghi Massimiliano Bruno, Giovanni Cavallaro, Giuseppe Coletta, Enzo Fregosi, Daniele Ghione, Horacio Majorana, Ivan Ghitti, Domenico Intravaia, Filippo Merlino, Alfio Ragazzi e Alfonso Trincone. Morirono i militari dell’Esercito Massimo Ficuciello, Silvio Olla, Alessandro Carrisi, Emanuele Ferrero e Pietro Petrucci, che scortavano la troupe di Stefano Rolla e il cooperatore Marco Beci; morirono anche Beci e Rolla, impegnati nelle riprese di uno sceneggiato sulla ricostruzione del Paese. Nel bilancio, anche 9 civili iracheni. 58 persone rimasero ferite.      

La foto simbolo di quella strage fece il giro del mondo, vincendo il premio Pulitzer del 2005. Nello scatto della foto repoter Anya Niedringhaus, un militare si aggiusta l’elmetto davanti alla base sventrata. La testa bassa, il volto contrito. Anya Niedringhaus fu uccisa nel 2014 da un talebano infiltrato.

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