8 marzo: storie di donne e imparità

Anche quest’anno è arrivato, l’8 marzo, tra lamentele e stereotipi vari, fiori e quanto basta d’indifferenza. Già, perché al di là delle nostre bacheche ingiallite e le aspettative virtuali, ci sono realtà ben diverse.

La prima è che, sebbene nel 2015, non esiste una vera parità di sessi. La donna, multifunzionale per natura, si scontra ancora con una preponderanza maschile in termini di classe sociale. Un amministratore delegato in Europa è un uomo nel 97,6% dei casi mentre è una donna solo nel 2,4%.

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Ma andando oltre un’ottica prettamente economica, sono purtroppo ancora moltissime le donne vittime di violenza, fisica e psicologica. Le donne sfregiate, bruciate dall’acido, segregate dai propri uomini e nelle proprie paure. Vittime quotidiane e silenziose a cui si aggiungono le adolescenti che decidono di perseguire la causa dell’Isis, lasciando il proprio paese e catapultandosi in un mondo che non è un mondo perché non contempla la libertà e la vita.

Il tema della violenza sulle donne è fortemente sentito da tutte le politiche mondiali. Dagli Stati Uniti all’Europa, un unico movimento per far si che siano gli atteggiamenti a cambiare, nell’obiettivo di una società che non veda la donna come preda ma come dono.

Un mondo in cui le donne portano sì la vita, ma anche la capacità di vedere le cose nella loro totalità e con una tenerezza che non è da confondersi mai con debolezza.

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